Street Art: dalla strada al sottosuolo, una forma espressiva che può trasformarsi in un dialogo 

Il dialogo tra Street Art e cittadinanza è ormai aperto in molte città europee ed extraeuropee che fanno a gara per colorare zone più o meno ombrose abbandonate al degrado, come vecchi magazzini ed edifici industriali situati in centri storici o in spazi di periferia. Quelli che un tempo venivano considerati semplici atti di vandalismo, nati nell’oscurità per contestare la società e la politica, si sono trasformati in una forma artistica apprezzata tanto da favorire iniziative diverse. Così si succedono festival – ad iniziare dal NuArt Festival che si svolge ogni anno a Stavanger in Norvegia – e mostre d’arte contemporanea, biennali, esposizioni in gallerie selezionate e in musei. L’intento è evidente: assegnare piena riconoscibilità ad una delle forme artistiche più dinamiche e rivoluzionarie del nostro tempo, soprattutto da quando non è più perseguibile legalmente. Nel 2016, infatti, la Corte di Cassazione Italiana propugna un’importante precedente: il proscioglimento in formula definitiva dello street artist Manu Invisible, denunciato per reato di imbrattamento (Art.639 c.p.), a seguito della realizzazione di un murale a Milano.  

Da questo momento, le amministrazioni locali, prendendo spunto da New York, organizzano veri e propri tours per visitare i luoghi della Street Art, senza considerare l’attuazione di importanti progetti finalizzati ad abbellire metropolitane e parcheggi sotterranei, non più usati frettolosamente.

Lisbona si è dimostrata all’avanguardia sin dal lontano1959, rendendo i vagoni della metropolitana dei veri e propri salotti. Le pareti, decorate da abili artisti, ripropongono i tradizionali azulejos in un’ottica attuale ed originale. Famosi sono quelli di Maria Keil. Una volta scesi dai treni, s’incontrano eroi dei fumetti in scala monumentale, irriverenti Vasco da Gama e giocosi motivi marittimi che ricordano i cinque continenti raggiunti dagli antichi navigatori e scopritori.

A Francoforte, è stata realizzata un’opera alquanto particolare: una carrozza di un tram emerge dal terreno, tra lo sconcerto delle persone che devono transitare attraverso di essa. Stoccolma, oltre ad esaltare le irregolarità della roccia con toni accesi di un rosso fuoco o di un blu elettrico, ha decorati i suoi 110 chilometri di rete sotterranea con graffiti di 150 artisti, accorsi da tutto il mondo. Il risultato è la creazione di una “galleria d’arte” da record.

L’esigenza di illuminare le viscere delle città, rendendo agevoli spazi altrimenti definiti non luoghi, in cui spediti cittadini sono costretti ad allungare il passo per “riveder le stelle”, ha contagiato pure il Bel Paese. Così Milano, già avvezza a decorare le zone verdi, come è possibile constare dalla storia di Parco Sempione durante le edizioni della Triennale, ha trasformato gli otto vagoni delle linee metropolitane M4 e M5 in gallerie d’arte in movimento. Venti riproduzioni di quadri di ventotto artisti internazionali celebrano le variazioni metereologiche in tutte le loro forme: sole, pioggia, neve, vento e nebbia diventano protagonisti di un viaggio artistico e sensoriale. A Napoli, infine, noti pittori hanno colorato e armonizzato ogni stazione della breve linea metropolitana. I pannelli lenticolari di William Kentridge, applicati da Bob Wilson, riproducono un enorme acquario, lasciando letteralmente senza parole il visitatore per la pace che infonde. Non per nulla la stazione è stata premiata come la più bella del continente.

Non sfugge al richiamo nemmeno Padova, che sperimenta i linguaggi dell’arte e della creatività per rigenerare l’urbe intera. Lo confermano le sue strade, decorate da opere di ogni dimensione esaltate da colori audaci e vivaci, che spiccano sul grigiore del paesaggio urbano. Se l’Arcella è da sempre un punto di riferimento per la Street Art con la rappresentazione di figure fantastiche e geometriche, di volti di gente comune e di personaggi famosi, di giovani e di anziani appartenenti a diverse etnie, il cavalcavia Borgomagno è dominato dall’opera dell’EAD Crew, mentre il Parco Piacentino si tinge dei colori di Made 514 ed ancora di EAD Crew. Le vie Buonarroti e Tiziano Minio si ravvivano con le creazioni di Boogie, Bonato, Joys, Peeta, protagonisti della prima edizione della Biennale Street Art. L’intera area dell’ospedale è ricca di imponenti murales che richiamano temi di speranza e di rinascita. Emblematici sono ilmurale più lungo di Padova – con i suoi 70 metri – realizzato da Acme107 & SteReal, in cui è raffigurato l’incontro tra scienza e fede, rappresentate rispettivamente da Galileo Galilei e da San Carlo; l’opera “Tutti” di Tony Gallo, dedicata alla multietnicità del quartiere; le rappresentazioni  contro il consumismo e le sue derive di MrFijodor; i messaggi d’amore e di pace lanciati da Kenny Random – pseudonimo di Andrea Coppo, paragonato al celebre Banksy – e le scene di gioia e di dolcezza rese intensamente da Alessio-B, alias Alessio Bedin.

Questo clima di fervore artistico si estende ora al parcheggio Park Porte Contarine, noto anche come Secret Garden, inaugurato nel 2023. Nato da un’idea di APS Holding e dell’Associazione “Arcellatown”, insieme all’Amministrazione Comunale di Padova, esso ospita opere di artisti come: Tony Gallo, C0110, Refreshink, Kiki Skipi & Andrea Casciu, Fabio Petani, Yama. Un’esposizione sotterranea di Street Art che ha assegnato al parcheggio un uso poliedrico ed inclusivo, oltre a costituire un percorso turistico alquanto frequentato. Essa rappresenta, inoltre, la continuità pittorica della città instaurando un rapporto dialogico con la “Padova Urbs Picta”, patrimonio Unesco per i cicli di affreschi dei XIV secolo e con l’Orto Botanico, patrimonio Unesco dal 1997, come ben affermano Riccardo Bentsik, AD di APS Holding ed Alessandra De Crescenzo, di Arcellatown.

Il 23 ottobre 2025 si è concretizzato il secondo capitolo della trilogia dei parcheggi tematici di APS Holding Divisione Sosta è The Green Garden, situato nella struttura dell’ex parcheggio Danieli, noto anche come Park Corso del Popolo. Il progetto, in cui si fondono arte urbana, natura e tecnologia, si avvale di un grande murale che avvolge la struttura con un paesaggio fiorito, firmato dall’artista Carolì e di un’intera parete di 110 metri quadrati su cui Verde Verticale con tecnologia MVP, ha impiantato circa 2.750 piante che purificano l’aria, portando la natura sotto la superficie. “The Green Garden” osserva Gaetano Panetta, Direttore Sosta APS Holding “è il segno concreto di una visione che guarda oltre la funzione, per restituire ai cittadini spazi belli, sani, vivi. Come per Secret Garden, anche questo progetto vuole rendere la sosta urbana un’occasione di scoperta, stupore e rigenerazione”. L’obiettivo di stupire i cittadini è stato raggiunto.

Attendiamo ora la riconfigurazione dell’ex parcheggio Prandina per chiudere la terza e ultima fase dell’iniziativa, destinata a dare ulteriore impulso e respiro alla collettività. Ciò permette di annoverare Padova accanto a Milano, Bologna e Roma, ovvero le tre scuole di Street Art che hanno raggiunto notorietà europea sin dai primi anni Duemila. È la dimostrazione che l’arte, con le sue forme e colori, oltre ad appagare l’occhio e ad educare alla bellezza, modella spazi identitari sanando un’esigenza comunitaria, divenuta sempre più vitale.

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