Fine vita: una strumentalizzazione politica?

Il “no” del Consiglio regionale del Veneto ad una legge di civiltà

Dopo il no (per un voto) del Consiglio regionale del Veneto all’approvazione della proposta di legge di iniziativa popolare, per formalizzare, con procedure meno burocratiche, il diritto individuale al “fine vita”, si è strumentalmente avviata, tra e dentro le forze politiche venete e nazionali, una sterile, incandescente, polemica, con forti accuse, sulla base delle opinioni individuali, rivolte ai favorevoli o ai contrari alla legge. Questo palleggiamento politico-partitico è un’altra, ulteriore, “pugnalata” a quelle persone, che soffrendo ininterrottamente da anni, fisicamente e psicologicamente, su una sedia a rotelle o in un letto sanitario, chiedono, rivendicano, il libero diritto a staccare la loro luce terrena per accedere al riposo eterno. Sono convinto che le persone di buon senso, soprattutto quelle che hanno responsabilità istituzionali, amando e sostenendo il diritto alla vita, ovviamente se dignitosa, non congelano i loro cuori, quando alle loro porte bussano persone con patologie gravissime che chiedono il diritto a terminare le loro sofferenze e quelle dei loro familiari. Pertanto, è più che opportuno e urgente che venga chiuso definitivamente il rimpallo politico-partitico sul fine vita, sgomberando il campo del confronto sociale da eventuali strumentalizzazioni sui versanti della religione e/o della coscienza, concentrando attenzione e impegno unicamente a quelle persone che chiedono, rivendicano, il diritto individuale di non più soffrire.

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