L’infestazione del “bostrico tipografo”

Un insetto di piccole dimensioni, ma disastroso per come sta attaccando le abetaie delle Dolomiti

È soprattutto dopo la Tempesta Vaia che sulle Dolomiti si assiste ad un disastroso attacco alle abetaie da parte del cosiddetto “bostrico”, un insetto di piccolissime dimensioni, circa 4 millimetri di lunghezza, chiamato appunto bostrico tipografo.

Osservando gli effetti sui boschi ad opera di altre tempeste abbattutesi in Europa in anni recenti, era verosimile che anche nelle zone dolomitiche questo micidiale e insaziabile coleottero avrebbe trovato terreno fertile.

Il bostrico attacca preferibilmente piante indebolite o comunque sotto stress, ed ecco che il bosco ferito da una forte tempesta diventa il suo habitat ideale.

Questo parassita si insinua sotto la corteccia, di cui si nutre, scavando intricate gallerie –da qui il nome tipografo-, che, interrompendo il flusso della linfa nelle piante, uccidono nel giro di qualche settimana anche alberi di grandi dimensioni.

Con il freddo l’attività dell’insetto si interrompe, per poi riprendere in primavera; nel frattempo esso sverna nelle gallerie scavate all’interno del tronco, dove si accoppia, riproducendosi con grande velocità.

Generalmente la pianta viene attaccata nella sua parte sommitale e l’evidenza dell’infestazione emerge quando è ormai conclamata la presenza del parassita, con segni ben visibili quali decolorazione di aghi e foglie che diventano giallastri, distacco della corteccia e presenza massiccia del picchio, il nemico più acerrimo del bostrico. Qualora la presenza del parassita sia particolarmente infestante, come accaduto ai boschi sulle Dolomiti, anche un numero elevato di questi uccelli risulta assolutamente insufficiente.

Se le temperature invernali dovessero essere molto rigide, sotto i -10°, -15° gradi, per molti giorni di seguito, le larve e le uova muoiono. Gli inverni miti, ai quali invece assistiamo negli ultimi anni, non riescono pertanto ad essere sufficientemente letali.

Con l’arrivo di temperature primaverili superiori ai +15°, l’attività del bostrico all’interno delle piante insidiate riprende così come il suo volo di trasferimento, anche di parecchie centinaia di metri, da un albero all’altro.

L’infestazione può definirsi epidemiologica quando vengono attaccate anche le piante sane, le quali, a differenza delle piante in sofferenza o morenti, utilizzano l’efficace difesa di rilasciare la resina che riesce ad imprigionare e quindi uccidere il piccolo micidiale parassita; quando però l’attacco è davvero massivo, con più di mille insetti per ogni albero, nemmeno questa naturale attività difensiva risulta efficace e risolutiva e anche la pianta sana attaccata, in pochi giorni, deperisce.

E i boschi stanno morendo a grande velocità, vittime di una inarrestabile azione distruttiva messa paradossalmente in atto dalla natura stessa.

Durante gli inverni e le primavere siccitose, infatti, la carenza di acqua inibisce la formazione della resina e i boschi inevitabilmente si indeboliscono, diventando facile preda del bostrico e allora anche solo poche centinaia di esemplari riescono a rinsecchire ad uccidere e a far morire una pianta sana. Su versanti boscati massivamente attaccati, le piante che mostrano rami rossastri e giallastri sono sostanzialmente già morte e abbandonate dagli insetti. Un autentico flagello!

Oltre al già citato picchio e alla resina, il bostrico ha altri nemici quali insetti di maggiori dimensioni, ad esempio le vespe. Neppure le cosiddette “trappole”, disseminate sul territorio dai Carabinieri Forestali o dai Servizi Forestali Regionali, sprigionanti richiami ormonali che attraggono questi animaletti, imprigionandoli, oppure il taglio sistematico delle piante attaccate, possono costituire efficaci sistemi per contenere sufficientemente la loro espansione. Nelle infestazioni più gravi, purtroppo, non esiste alcun rimedio per fermare questo odioso killer e generalmente l’epidemia si estingue autonomamente dopo circa 5-6 anni.

Qualche anno fa, da Sindaco di Rocca Pietore, durante un sopraluogo al bosco del Gran Pian, sopra Malga Ciapela, incrociai due turisti tedeschi che mi chiesero delle informazioni riguardo al sentiero che stavano per intraprendere. Grazie ad una certa confidenza che ho con quella lingua, riuscii a fornire le indicazioni richieste e a lanciarmi in una più ampia discussione con uno di loro che era un collega Sindaco di un piccolo Comune della Foresta Nera, nella parte sud occidentale della Germania. Durante la loro escursione, i due avevano notato la massiccia presenza di bostrico nel bosco.

Il collega mi raccontò che nel 1999 un violento uragano, denominato Lothar, aveva colpito l’Europa centrale, causando oltre cento vittime e gravi danni anche nel territorio tedesco della Foresta Nera.

Ai danni causati dalla tempesta, dopo qualche tempo, si era aggiunto l’arrivo del bostrico, che con un attacco davvero impressionante, riuscì a fare, fra gli alberi, più vittime che non lo stesso Lothar.

Mi disse che secondo la sua esperienza, la situazione dei nostri boschi era molto simile a quella da loro già vissuta e che, a suo parere, non c’era assolutamente nulla che noi potessimo fare per impedire la morìa di alberi, soprattutto quella di abeti rossi, alla quale avremmo dovuto assistere praticamente inermi.   

Ed è quello che purtroppo sta accadendo.

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