La melodia del bosco: il recupero della liuteria a Sottoguda di Rocca Pietore

Nella Val Pettorina è in corso un progetto di valorizzazione del patrimonio boschivo antico

 

(Lettura di Federico Pinaffo)

 

La tradizione dell’artigianato

Tra le valli montane l’artigianato rappresenta una tradizione antica, che è stata tramandata di generazione in generazione e la cui storia nasce da una realtà povera, ma ricca di ambizioni e amore per la propria terra. Il lavoro degli artigiani si confronta con il territorio e le sue risorse ed è per questo che se parliamo dell’artigianato della Val Pettorina scopriremo un percorso di fatiche e sacrifici premiati dalla soddisfazione di aver dato vita a qualcosa di più grande di un semplice lavoro manuale, ma un’arte che unisce la tradizione del territorio con la maestria di creare qualcosa di prezioso. Ed è proprio nel piccolo borgo di Sottoguda nel comune di Rocca Pietore, ai piedi della Marmolada, che comincia la storia di un artigiano che ha saputo ricavare dalla semplicità di una materia prima come il legno stupendi strumenti musicali. Il suo nome è Carlo De Biasio.

Il liutaio di Sottoguda: Carlo De Biasio

Carlo De Biasio nasce a Sottoguda il 29 settembre 1909. È il più piccolo di cinque fratelli e suo padre gestiva una piccola osteria nel villaggio natale. Finite le elementari parte per la Val Gardena a frequentare la Scuola dei Mestieri. Lì impara l’arte del ferro battuto e tornato a casa nel 1923 avvia una fucina insieme a due dei suoi fratelli, dove si forgiano e si riparano oggetti in ferro, ma si creano anche dei piccoli manufatti di originale bellezza. Il borgo di Sottoguda al tempo era ancora poco conosciuto, soprattutto perché isolato dalle vie principali del territorio agordino, ma grazie ai fratelli De Biasio il paese divenne meta dei ricercatori di questa rara ma nobile arte.  Carlo era un vero artista. Questo lo si percepisce già nel periodo di studio in Val Gardena, tant’è vero che a scuola prese il massimo dei voti e frequentemente gli abitanti del luogo gli richiedevano delle lavorazioni in ferro battuto. L’interesse per la liuteria nasce proprio in una di quelle occasioni, quando un signore del luogo gli chiese di riparare il suo vecchio violino. Da quel momento Carlo si appassiona di quest’arte e inizia  così un profondo e accurato studio sulla costruzione dei violini tanto da iscriversi all’ albo dei liutai. Venendo prima l’attività di famiglia, Carlo si mise a costruire i suoi violini la notte nella cucina di casa. Cominciò a fabbricarsi gli attrezzi e poi a procurarsi il materiale adatto. Nei boschi attorno a casa si procurò del legno di abete, un legno che doveva avere delle specifiche caratteristiche per la costruzione dei suoi violini. Dopo che ebbe trovato l’essenza giusta, la lasciò stagionare per anni prima di poterla utilizzare e successivamente cominciò un lungo e lento processo per la creazione dello strumento musicale. La gente che passava per Sottoguda sapeva per sentito dire che c’era un liutaio in paese e ben presto iniziarono a commissionargli dei violini. Per ogni violino gli ci vollero all’incirca due anni e ad oggi sappiamo che ne ebbe costruiti una trentina, ma sono pochi quelli che la sua famiglia è riuscita a recuperare: 3 lasciati in eredità ai suoi 3 figli e uno acquistato in un mercatino in Scozia. Carlo De Biasio morì all’età di 63 anni senza mai smettere di lavorare ai suoi violini.

Valorizzare il territorio unendo artigianato e natura

Nel comune di Rocca Pietore la cura e il rispetto per l’ambiente e il territorio sono da sempre considerati fondamentali per la conservazione del proprio patrimonio naturale e culturale. Dopo che nel 2018 la tempesta Vaia si è abbattuta nella zona delle Dolomiti, ettari di alberi sono stati distrutti, creando danni enormi e stravolgendo completamente il paesaggio. Ridare una nuova vita alle foreste e valorizzarle ricordando che in passato si ha avuto un maestro liutaio che riconobbe negli alberi del suo paese un valore inestimabile, può contribuire alla rinascita dei nostri boschi. Gli abeti rossi plurisecolari infatti sono la materia prima per la costruzione delle casse armoniche dei violini. Il legno dell’abete rosso, detto legno “di risonanza”, è infatti particolarmente elastico, trasmette meglio il suono e i suoi canali linfatici sono come minuscole canne d’organo capaci di trasmettere in maniera ottimale le onde sonore. Grazie all’incredibile qualità di questi alberi il bosco viene letto attraverso un’altra forma, diventando così un tempio della musica a cielo aperto.

Gli abeti secolari nel comune di Rocca Pietore

Con l’aiuto di alcune testimonianze sappiamo della presenza di abeti rossi plurisecolari all’interno del comune di Rocca Pietore, più precisamente nella vecchia malga dei Piegn. Questi alberi così maestosi sono dei rari monumenti naturali, custodi di saggezza e fonte di vita. Testimoni, da una parte, del lungo e faticoso lavoro della natura e, dall’altra, del perdurante legame che da sempre li unisce all’uomo, questi esemplari sono da considerarsi beni dall’elevato valore naturalistico, estetico, culturale e sono spesso espressione della storia degli abitanti del luogo. Il loro alto valore biologico ed ecologico e la loro importanza antropologica-culturale li rende dei veri e propri beni preziosi da tutelare e conservare.

Percorso tematico alla Malga ai Piegn

Per far capire l’immenso valore naturalistico e storico-culturale di tali alberi e sensibilizzare  chi si addentrerà in questi boschi,  sarebbe interessante  creare  un sentiero tematico che passando dalla Malga dei Piegn raggiunga il gruppo di abeti secolari. Si potrebbe così riportare alla luce l’importanza ambientale di questi giganti naturali, unendo l’uso che se ne fa del legno di risonanza nella liuteria grazie al patrimonio artigianale che ci ha lasciato il liutaio Carlo De Biasio. I Piegn sono infatti facilmente raggiungibili in una mezz’oretta attraverso il sentiero silvo-pastorale che parte dalla strada che porta verso Malga Ciapela. Il percorso è accessibile a tutti e per chi è interessato continua verso la valle di Franzei e più in alto al Lèch di Giai così chiamato per la presenza del gallo cedrone. Grazie al facile accesso tutti potranno godere di questa piccola perla della Val Pettorina, contribuendo così alla sua conservazione.

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