I Padri costituenti padovani: valori democratici e solide radici etiche
Celebriamo gli 80 anni dalla elezione dell’Assemblea Costituente. In quella Assemblea furono decisive le idee maturate negli ambienti cattolici, a fianco di De Gasperi, sotto la guida dei “professorini” democristiani Dossetti, Moro e Fanfani. Volgendo lo sguardo all’area padovana nell’Assemblea entrarono sia giovani dirigenti come Luigi Gui, che avrebbe avuto una lunga e brillante carriera politica, sia cattolici che avevano fatto in tempo a condividere l’esperienza del Partito Popolare prefascista. Coetanei e compagni di lotta politica di Sebastiano Schiavon, morto troppo giovane per vivere quella esperienza politica.
Di questa precoce attenzione del pensiero cattolico sulle sfide delle nuove basi costituzionali dello Stato ne è testimonianza il fatto che nell’ottobre del 1945, nell’Italia da poco liberata dall’oppressione nazifascista, si tiene a Firenze una importante edizione delle Settimane con il titolo “Costituzione e costituente. Sono relazioni che avrebbero guidato poi l’azione dei costituenti cattolici. Tra l’altro su nove relazioni due furono tenute dai veneti Gonella e Tosato.
Un primo costituente da ricordare è Umberto Merlin, che divideva la propria esperienza politica tra Padova e Rovigo. Merlin era con Luigi Sturzo tra gli undici firmatari dell’Appello ai Liberi e Forti del 1919 per la fondazione del Partito popolare italiano. Figura quindi di rilievo, parlamentare eletto nel 1919, 1921 e 1924 tanto da presiedere l’ultimo congresso nazionale del Partito popolare prima dello scioglimento operato dal fascismo. Durante la lotta di Liberazione fu incarcerato a Padova e torturato dalla Banda Carità. Subito dopo il 25 aprile 1945 rivestì la carica di sindaco di Rovigo. Nel 1946 venne eletto all’Assemblea Costituente, dove fu attivo protagonista nella Commissione dei 75, relatore nella I sottocommissione per le libertà politiche. Dal 1948 e per le prime quattro Legislature fino alla morte nel 1964 fu componente del Senato della Repubblica. Nel 1947 fu Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni e poi con il governo Pella nel 1953 Ministro dei Lavori Pubblici.
Tra gli eletti vi fu poi Antonio Guariento, esponente di rilievo del laicato cattolico padovano, deputato tra il 1946 e il 1958 e tra il 1963 e il 1968, Sindaco di Este per 18 anni, tra il 1946 e il 1964. Importanti i rapporti che ebbe con Ezio Franceschini, altro esponente del mondo cattolico, a suo tempo assistente di Concetto Marchesi all’Università di Padova, attivo protagonista nella lotta resistenziale e futuro Rettore dell’Università Cattolica di Milano. Per capire meglio la personalità di Guariento può essere utile qui riportare la nota biografica che i suoi sostenitori presentarono agli elettori: “Uomo d’azione, di vita cristiana di impareggiabile dirittura morale. Fervido apostolo dell’Azione Cattolica: membro da oltre vent’anni della Giunta diocesana di Azione cattolica attualmente è presidente diocesano e delegato uomini cattolici delle Tre Venezie. Ultimo segretario del Partito popolare di Este non fu mai iscritto al Partito nazionale fascista e sempre ne avversò idee e principi. Dopo l’8 settembre organizzò il comitato clandestino della Democrazia cristiana. Subì l’arresto. Vive con la sua professione di insegnante e di ingegnere: conosce perciò il travaglio di chi lavora e non ha alcun previlegio da difendere”. Così poi si rivolgeva nell’agosto del 1945 ai propri concittadini: “Dovrò rivolgermi personalmente agli arricchiti e ai ricchi. Dovrò dir loro che in una società di cristiani – ma che dico? -di uomini non ci può essere chi manca del necessario alla vita anche più grama accanto a chi sta troppo bene. […] Urge che certe sostanze fatte a passo romano accelerato ritornino almeno in parte a vantaggio di coloro che sono poveri perché altri si sono fatti ricchi alle loro spalle”.
Infine possiamo ricordare Mario Saggin. Nato a Padova nel 1895, ha fatto parte di quella generazione di cattolici che hanno costruito le fondamenta del ritorno dei cattolici nella vita istituzionale italiana, preparando la fondazione del Partito popolare di Don Luigi Sturzo. Era stato Presidente diocesano della Gioventù maschile dell’Azione Cattolica tra il 1919 e il 1924 e tra i fondatori del Partito popolare a Padova, ricoprendo il ruolo di ultimo segretario provinciale del partito, prima dello scioglimento operato dal fascismo. Diventa uno dei protagonisti della lotta di liberazione, figura autorevolissima del mondo partigiano veneto, componente del Cln regionale e presidente di quello provinciale, operando in pericolosa clandestinità a Padova. Viene incaricato da De Gasperi e Spataro di fondare a Padova la Dc clandestina, diventando nel 1945 uno dei dirigenti regionali. È lui che firma a Padova l’atto di resa delle forze armate tedesche. Nel dopoguerra diventa fondatore nel 1948 e poi presidente fino alla morte dell’Associazione Volontari per la Libertà, l’associazione che ha raccolto i partigiani cattolici.
Il territorio in cui aveva lavorato e seminato con generosità il cattolico Sebastiano Schiavon era stato capace dunque di dare ancora buoni frutti, valori solidamente ancorati al pensiero sociale cattolico. E nella nostra Costituzione di questa eredità resta ampia traccia.
