L’eccidio del 29 aprile 1945 a Castello di Godego: un ricordo delle 136 vittime

Se la data del 25 aprile 1945 è in Italia considerata quella della fine della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza contro l’occupazione nazista, per gran parte del Veneto invece seguirono giorni di terrore e di morte sino alla fine di aprile.

Le truppe naziste in ritirata verso il Nord, per evitare gli aerei alleati e attaccate dai partigiani che cercavano di affrettarne l’esodo, si vendicavano con rappresaglie ed esecuzioni sommarie di cui furono vittime uomini, donne e bambini.

Per la provincia di Padova, nei comuni di San Martino di Lupari, San Giorgio in Bosco e Villa del Conte in particolare, la liberazione si compì in mezzo al terrore e alle orrende uccisioni in massa anche di inermi, per mano delle famigerate SS aggregate alla 29a Divisione tedesca granatieri corazzati Falk, comandata dal generale Fritz Polack.

Il 29 aprile 1945, rastrellati dalle case e dai campi un’ottantina di ostaggi, i nazisti se ne fecero scudo contro gli aerei alleati che li seguivano mitragliando, mentre un’altra sessantina di persone veniva trucidata subito sparando furiosamente. Gli ostaggi furono costretti a procedere quasi di corsa per oltre cinque ore fino a Castello di Godego dove vennero fucilati e finiti col calcio dei fucili. Due soli riuscirono a scampare all’eccidio, un ragazzo di solo 14 anni e un uomo di 50 che venne lasciato ad assistere alla strage, mentre aspettava la morte. Fu liberato perché raccontasse come testimone di che cosa erano capaci i seguaci di Hitler.

L’eccidio del 29 aprile del 1945 fu un deliberato assassinio terroristico e un atto di fanatismo da “superuomini”. Sulla stele che sorge a Castello di Godego col nome dei 136 massacrati si legge: “qui, il 29 aprile 1945, uccisi da reparti dell’esercito tedesco in fuga in orribile inutile rappresaglia”.

La cerimonia che ogni anno si tiene in quella data nel paese trevigiano con le scolaresche dei quattro comuni interessati alla strage nazista, costituisce una rievocazione di quei tragici fatti, ma con spirito sereno, nella volontà di unire gli uomini e non dividerli, da qualunque parte e in qualunque luogo fossero in quei drammatici anni 1943-1945. Vi è la volontà di ricostruire esattamente le vicende, non per rinnovare odi di parte, ma per capire gli antichi errori e non ripeterne di nuovi.

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