Il “progetto casette” in Argentina: la storia di Lidia e della sua famiglia

Nei precedenti numeri de “Il Popolo Veneto” abbiamo conosciuto Enrico Bertocco che, nei primi anni 2000, ha lasciato la sua Ponte di Brenta per trasferirsi a Posadas, in Argentina, per aiutare lo zio Emilio Marchi (ex desaparecido ed esiliato a causa della dittatura), fondatore dell’associazione Jardin de los Niños.

Enrico ha fatto suo il sogno dello zio Emilio: portare aiuto alle migliaia di persone che, nel nord-est argentino, vivevano (e vivono) ai limiti della dignità umana. Con la sua iniziativa benefica Road To Help, Enrico ha dedicato la sua periodica visita ai familiari di Padova a raccogliere fondi per donare una casetta di legno ad una delle  400 famiglie che l’associazione segue quotidianamente nel suo lavoro a Posadas. L’obiettivo di Enrico è stato ampiamente superato grazie alla generosità di tante persone italiane: è riuscito infatti a raccogliere i fondi per costruire e donare ben quattro casette!

In questo articolo conosciamo una delle famiglie che ha beneficiato di Road To Help: è la testimonianza che c’è ancora tanta gente che continua a sperare e ad attivarsi ogni giorno attraverso piccole azioni che rendono il nostro mondo migliore nonostante le brutture del momento storico che stiamo vivendo… piccole azioni che, messe insieme, possono cambiare la vita delle persone!

Siamo nel settore informale Cantera, nel quartiere di San Jorge di Posadas. Qui vi abitano oltre 2.000 persone in situazioni di vulnerabilità.

In Argentina, un insediamento informale (a livello locale noto come villa miseria o quartiere popolare, in Italia è simile al concetto di “baraccopoli”) è un insieme di abitazioni precarie che sorge su un’area caratterizzata da elevata precarietà. Questi insediamenti si formano attraverso l’occupazione abusiva di terreni, dove le abitazioni sono precarie e costruite dagli stessi che le abiteranno. Le caratteristiche principali sono:

– irregolarità del possesso fondiario: i residenti non possiedono titoli di proprietà o diritti legali sul terreno;

– carenza di servizi e infrastrutture: mancanza di acqua potabile, elettricità, fognature, raccolta dei rifiuti e trasporti;

– abitazioni precarie: costruzioni che non rispettano gli standard tecnici e spesso utilizzano materiali di fortuna;

– rischio legato all’ubicazione: si trovano frequentemente in aree a rischio ambientale (vicino a fiumi inquinati o a zone soggette ad allagamento, linee ferroviarie, discariche…).

Oltre a queste caratteristiche visibili agli occhi di chiunque viva o semplicemente cammini per i sentieri di una zona informale, queste presentano anche problematiche di altro tipo:

– la mancanza di pianificazione urbanistica, le strade non asfaltate, l’illuminazione pubblica inadeguata o assente e l’accesso irregolare a elettricità e acqua rendono il contesto non sicuro e soggetto a violenza;

– i residenti lavorano generalmente nel mercato del lavoro informale, con lavori mal pagati e instabilità economica;

– la conformazione del terreno rende difficile per i suoi abitanti raggiungere i servizi urbani come le scuole, i centri sanitari (qui non vi possono entrare le ambulanze) e gli spazi pubblici di qualità creando esclusione, disuguaglianze e stigmatizzazione;

– un terreno non sicuro e non sanificato comporta conseguenze negative a livello di salute fisica e mentale. 

È qui che vive da 25 anni Lidia, di 48 anni e madre di sette figli tra i 6 e i 23 anni. Insieme alla sua famiglia, ha assistito alla crescita e allo sviluppo del quartiere, ma ha anche dovuto affrontare notevoli difficoltà nella vita quotidiana.

Lidia e la sua famiglia hanno sempre vissuto in condizioni precarie: la loro casa era soggetta a continui allagamenti e i danni causati dall’acqua avevano provocato ingenti danni ai loro beni. Inoltre, il pavimento in terra battuta rappresentava un problema costante, soprattutto per Lidia che soffre d’asma.

L’arrivo delle casette

Grazie ad un progetto congiunto tra l’Organizzazione Techo e l’Associazione Jardin de los Niños, a novembre 2025 sono state costruite 14 casette per rispondere all’emergenza abitativa di chi vive a Cantera. 4 di queste casette sono state finanziate grazie alle donazioni arrivate dall’Italia attraverso la generosità di tanti donatori e alla presenza di Enrico Bertocco che, tra agosto e settembre, è arrivato a Padova da Posadas per farsi portavoce dei bisogni abitativi degli abitanti di San Jorge con la sua iniziativa Road To Help.

Anche Lidia è stata beneficiaria di una casetta! Grazie ad essa, lei e la sua famiglia hanno visto un significativo miglioramento della qualità della vita. I bambini ora hanno i loro spazi, il che è stato un grande sollievo per tutti. La convivenza familiare migliora di giorno in giorno.

Lidia è grata per l’opportunità di avere una casa più sicura e sana: “Ora non siamo più ammassati. Le bambine e i bambini hanno i loro spazi. Abbiamo diviso la casa in due, una parte per i maschi e una per le femmine, siamo così felici!”.

Lidia spera che la nuova casa migliori anche la sua salute e il suo benessere: con un pavimento solido e asciutto, prevede di ridurre i problemi respiratori che ha dovuto affrontare a causa del pavimento di terra battuta. Inoltre, la famiglia potrà migliorare gli interni della casa, vivendo così in modo più sicuro e confortevole.

Queste le parole che Lidia e la sua famiglia rivolgono a quanti li hanno aiutati ad avare una casa migliore: “Dal profondo del nostro cuore, grazie. A Jardin de los Niños e a tutte le persone che, anche da lontano, hanno pensato a noi e ci hanno dato una possibilità concreta di vivere meglio. Questa casa non è solo un tetto: è sicurezza, dignità e speranza per i nostri figli. Sapere che qualcuno si è preso cura della nostra realtà ci fa sentire meno soli e ci dà forza per andare avanti ogni giorno. Non dimenticheremo mai questo gesto di amore e solidarietà. La vostra generosità ha cambiato la vita a me e ai miei figli. Ci hanno offerto l’opportunità di un futuro migliore”.

Un progetto che non si ferma

Sono circa 400 le famiglie che a San Jorge vivono in una zona informale. In 40 anni di lavoro, Jardin de los Niños ha trasformato il volto di questo quartiere: da baraccopoli sorto sopra una discarica, è ora un quartiere popolare urbanizzato con circa 700 case di mattoni grazie al “Progetto di miglioramento dell’habitat”.

Tuttavia la parte periferica del quartiere, Cantera e La Tablada, non è urbanizzabile: qui si sono installate in maniera non legale famiglie, bambini e anziani che vivono in condizioni precarie.

Oggi, grazie all’iniziativa di Enrico, al lavoro dei volontari e alla solidarietà di tante persone, storie come quella di Lidia dimostrano che un cambiamento è possibile. Perché una casetta non è solo una struttura: è protezione, salute, dignità, futuro.

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