Ricordo di Alberto Trevisan, obiettore di coscienza per la Pace

Il 15 dicembre 1972 veniva approvata, in Italia, la legge sull’obiezione di coscienza. Fu un primo passo (con alcune disposizioni negative, superate successivamente) per il diritto individuale alla solidarietà civile, in sostituzione dell’obbligo al servizio militare. Obbligo che all’interno dell’attuale governo nazionale qualcuno vorrebbe riproporre. Prima della legge del 1972, gli obiettori (pacifisti convinti) che si riconoscevano negli insegnamenti e nei valori di don Lorenzo Milani, Aldo Capitini, monsignor Giovanni Nervo venivano (ingiustamente) incarcerati. Oggi, valorizzando i cinquantaquattro anni dell’obiezione di coscienza, si vuole ricordare e ringraziare quei “ragazzi” che, coerenti con il loro impegno per la pace, per il disarmo e per la non violenza, subirono la carcerazione.

Fra questi “ragazzi”, con grande dolore per la sua recente inaspettata scomparsa, ricordo con affetto l’obiettore pacifista, grande amico, Alberto Trevisan: nato a Feltre, padovano d’adozione e residente a Rubano. Negli incontri, in particolare, alla Fondazione Emanuela Zancan, e camminando per la pace soprattutto da Perugia ad Assisi, Alberto mi evidenziava, serenamente, senza alcuna recriminazione, che lui quell’ingiusta sofferenza del carcere l’affrontò con dignità e serenità d’animo, anche perché era “ancorato” all’affetto dei suoi familiari e dei tantissimi amici.

Caro Alberto, per chi ti ha conosciuto, nella tua salita – ora – al Cielo della Pace, è sufficiente ribadirti che sei stato un grande Uomo, con straordinari ideali e comportamenti di fratellanza e di solidarietà. Anche se mancherai tantissimo ai tuoi cari familiari, a quanti amano e promuovono la pace e alle istituzioni costituzionali, resterai comunque sempre con chi ti ha voluto bene, anche leggendo o rileggendo i tuoi libri: Ho spezzato il mio fucile. Storia di un obiettore di coscienza; Ho saltato il muro. Storia di un disagio psichico; Compagni di viaggio. Un percorso di vita con Giovanni Nervo.  Ciao, caro Alberto!

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