Veneto: un territorio da depavimentare, tra città di pianura e aree industriali

(Padova, Area Ex-Foro Boario, progetto di Giuseppe Davanzo, anni ’60, ora in abbandono e ridotta a tristi colate di asfalto e cemento)

Abstract

La crisi climatica impone un radicale ripensamento del modello urbano, soprattutto in Veneto, una delle regioni europee maggiormente caratterizzate dall’urbanizzazione e dall’industrializzazione diffusa. La depavimentazione (o depaving) – ossia la rimozione di asfalto e cemento per restituire spazio al suolo permeabile e al verde – rappresenta una delle strategie più efficaci per mitigare le isole di calore, migliorare la qualità della vita e aumentare la resilienza delle città. Numerose esperienze europee dimostrano che questa trasformazione è già possibile. Anche il Veneto dovrebbe dotarsi di una politica organica e di una legge regionale dedicata, capace di orientare amministrazioni e investimenti verso città più vivibili e sostenibili.

Ripensare la città nell’epoca della crisi climatica

Depavimentare è meglio che asfaltare. È meglio che cementificare. Occorre ripensare radicalmente il modo di costruire e trasformare le città, soprattutto nel Veneto dell’urbanizzazione e dell’industrializzazione diffusa.

A ricordarcelo è il caldo estremo di questi anni, destinato a ripetersi con sempre maggiore frequenza e intensità. Meno asfalto significa meno calore. Per questo la depavimentazione non è un’utopia: infatti in molti Paesi europei è già una pratica consolidata. Da noi manca ancora, soprattutto, il coraggio politico.

Come osserva Elena Granata, urbanista e docente al Politecnico di Milano, in un’intervista pubblicata da Vita (giugno 2026):

«Le città di pietra e asfalto andavano bene per un clima che era più fresco anche d’estate, ma non sono adatte a rendere possibile una vita dignitosa nel contesto della crisi climatica, perché di notte l’asfalto restituisce il calore accumulato durante il giorno e così viene meno la naturale escursione termica».

Perché depavimentare

Depavimentare significa rimuovere asfalto e cemento dalle città, grandi e piccole, ma anche dalle aree industriali dismesse o sottoutilizzate, creando nuove superfici permeabili, piantando alberi, recuperando corsi d’acqua e realizzando spazi verdi. Secondo diverse stime, questi interventi possono ridurre la temperatura urbana anche di 4-5 °C durante i periodi più caldi. Naturalmente tutto ciò comporta investimenti. Tuttavia esistono fondi europei specificamente destinati a questi interventi, ancora poco utilizzati dalle amministrazioni locali.

I benefici della depavimentazione

Le ragioni per investire nella depavimentazione sono numerose. Essa infatti:

  • riduce l’effetto delle isole di calore urbane;
  • raffresca l’ambiente grazie alla vegetazione e ai suoli vivi;
  • favorisce la biodiversità urbana;
  • diminuisce i consumi energetici per il raffrescamento degli edifici;
  • migliora il drenaggio delle acque piovane e riduce il rischio di allagamenti;
  • restituisce spazi pubblici alla socialità e alla vita di comunità;
  • valorizza il paesaggio urbano dal punto di vista estetico e ambientale.

Le esperienze europee e italiane

In Europa molti interventi sono già realtà.

Ad Amsterdam i cittadini vengono incentivati a rimuovere le superfici cementificate dai propri giardini. A Berlino l’estensione della mobilità ciclabile e pedonale ha consentito di trasformare numerose strade asfaltate in parchi urbani. A Lovanio sono state rimosse ampie aree asfaltate. Ad Anversa si stanno depavimentando gli spazi attorno alle scuole. A Parigi sono già stati eliminati oltre 45.000 metri quadrati di asfalto per creare aree verdi e bacini di infiltrazione delle acque piovane.

Anche in Italia non mancano esempi significativi, a Milano, Firenze e Bologna. Basterebbe dunque emulare.

Per quanto riguarda il Veneto, merita di essere segnalata la mozione sulla depavimentazione urbana approvata all’unanimità dal Consiglio comunale di San Donà di Piave in cui si  propone di avviare una pianificazione per ridurre le superfici impermeabili, incrementare il verde urbano e migliorare la qualità ambientale della città. Tra gli impegni figurano: la ricognizione delle aree pubbliche potenzialmente interessate da interventi di depavimentazione, la predisposizione di una strategia comunale integrata con le politiche urbanistiche e climatiche, la realizzazione di progetti pilota e il coinvolgimento di cittadini, scuole, associazioni e ordini professionali (in “Veneto Orientale Informazione”, 29 giugno 2026). San Donà di Piave: giunta di centro destra, mozione presentata dal Partito democratico! Per dire che il depaving non è né di destra né di sinistra, ma una necessità ovvia, specie se “morire di caldo” non è più solo un modo di dire. Togliere l’asfalto e mettere uno sterrato drenante che non crei fango non è una scelta ideologica. Del resto, pare che lo stesso Francisco Franco sostenesse che “Gobernar non es asfaltar”.

La politica della lungimiranza

I nostri vecchi dicevano: «Ghe voe on poco de antivedare». Non alludevano alla chiaroveggenza, ma alla capacità di vedere lontano, alla lungimiranza necessaria per affrontare il futuro. È proprio questa la qualità che dovrebbe caratterizzare una classe politica degna di questo nome: governare pensando non soltanto al domani, ma anche al dopodomani.

Per questo sarebbe auspicabile una legge regionale veneta sulla depavimentazione, capace di definire obiettivi, criteri di intervento e risorse economiche per accompagnare una trasformazione ormai non più rinviabile. Certo, ci sono già indicazioni in tal senso promosse indirettamente in alcune norme regionali (la Legge sulla riqualificazione urbana e la rinaturalizzazione del territorio del 2019, la Legge sul contenimento dell’uso del suolo del 2017, la Legge che regola la pianificazione urbanistica del 2004), ma pare non siano sufficienti per un vero cambiamento di passo.

(Padova, Stadio Euganeo. Migliaia di mq di solo asfalto per parcheggi utilizzati una trentina di volte all’anno tra partite di calcio e concerti)

La lezione di Calvino: dalla pietra alla leggerezza

Nella prima delle Lezioni americane (1988), dedicata alla “Leggerezza”, Italo Calvino propone una riflessione che oggi appare sorprendentemente attuale.

Scrive:

«In certi momenti mi sembrava che il mondo stesse diventando tutto di pietra: una lenta pietrificazione […]. Era come se nessuno potesse sfuggire allo sguardo inesorabile della Medusa». L’unico capace di affrontare Medusa è Perseo, l’eroe che riesce a vincerla senza lasciarsi pietrificare perché «si sostiene su ciò che vi è di più leggero, i venti e le nuvole».

E ancora:

«Se volessi scegliere un simbolo augurale per l’affacciarsi del nuovo millennio, sceglierei questo: l’agile salto improvviso del poeta-filosofo che si solleva sulla pesantezza del mondo, dimostrando che la sua gravità contiene il segreto della leggerezza, mentre quella che molti credono essere la vitalità dei tempi, rumorosa, aggressiva, scalpitante e rombante, appartiene al regno della morte, come un cimitero d’automobili arrugginite».

Dai sindaci-Medusa ai sindaci-Perseo

L’immagine proposta da Calvino sembra adattarsi perfettamente alla condizione delle nostre città. Dopo decenni di politiche che hanno identificato il progresso con l’espansione del cemento e dell’asfalto, è tempo di una nuova cultura urbana, capace di alleggerire anziché appesantire il territorio. Dopo le generazioni dei sindaci-Medusa, che hanno trasformato il paesaggio in una distesa di pietra, è forse giunto il tempo dei sindaci-Perseo: amministratori capaci di guardare lontano, di liberarsi dal peso del passato e di restituire spazio alla natura, alla vivibilità e al futuro.

È questo il tempo delle scelte radicali. Tertium non datur: non c’è una terza via. E sarebbe quanto mai opportuno creare fin da subito assessorati alla depavimentazione, smettendo di pensare al verde come semplice arredo urbano, come sarebbe anche corretto che nelle relazioni di fine mandato le amministrazioni comunali dichiarassero quanto hanno pavimentato e quanto hanno depavimentato.

(Benvenuto Cellini, Perseo con la testa di Medusa)

Ti potrebbero interessare anche questi articoli

Dag Hammarskjöld, un vero credente e un esempio di saggezza a servizio dell’umanità

Viviamo tempi molto disagiati. Leader politici che vivono alla giornata, coltivano ogni rancore e odio, ricercano il potere fine a sé stesso. Trump ne è l’esempio peggiore. Abbiamo bisogno di ricercare maestri: se fatichiamo a trovarli nel presente, possiamo ricorrere…Continua a leggere →

Le origini del fascismo a Padova: gli scontri nelle campagne e le diverse ideologie

(Prima parte) Nel luglio del 1919, dunque qualche mese dopo la fondazione del movimento fascista che avrebbe poi dato origine al partito guidato da Mussolini, Emilio De Marchi, figlio del geofisico Luigi, docente all’università, scriveva da Padova a un camerata…Continua a leggere →

Le ventuno donne della Costituente: presenze decisive sin dagli albori della Repubblica

“Delle ventuno donne elette, fu la prima la onorevole Bianca Bianchi, socialista, professoressa di filosofia, che a Firenze ha avuto 15.000 voti di preferenza. Vestiva un abito color vinaccia e i capelli lucenti, che la onorevole porta fluenti e sciolti…Continua a leggere →

Luca Attanasio, valori e ideali vissuti fino all’estremo sacrificio

Il giovane ambasciatore fu ucciso in Congo, nel 2021, dove era impegnato nel migliorare le condizioni sociali e di vita della popolazione NEL RICORDO DI LUCA ATTANASIO La morte suggella per sempre ma dal Congo si apre al richiamo in…Continua a leggere →