Luca Attanasio, valori e ideali vissuti fino all’estremo sacrificio

Il giovane ambasciatore fu ucciso in Congo, nel 2021, dove era impegnato nel migliorare le condizioni sociali e di vita della popolazione

NEL RICORDO DI LUCA ATTANASIO

La morte suggella per sempre

ma dal Congo si apre al richiamo

in pagina inedita di vita

epifania di valori 

ove d’improvviso si svela a noi 

sospesi assorti smarriti dal virus

la nostra immensa appartenenza.

E tu ti riveli oltre

la miopia sociale politica

limitata a parole di livore

di accidia sempre

ovunque senza rispetto per l’altro

che ti cammina accanto

e tu ti riveli, lontano, araldo

di un’amorevole attenzione

– oltre l’umana misura – 

per ogni creatura.

E qui deflagra 

come antica nuova lava

dal profondo segreto celata

il senso del nostro essere parte

dell’universa specie

da te rivissuta rinnovata. Oltre

Giovane vita la tua

rapita a teneri affetti

impegno con paesi altri

non sublimato da noi 

spenti ormai a quell’etica stella

che brilla ancora in percorsi altri.

A noi votati al negativo 

è ala in volo invisibile 

la tua vocazione al buono

bellezza-coraggio d’anima nuova.

(22 febbraio 2021)

Nel febbraio 2021, ancora in piena emergenza Covid, sono colpita dall’assassinio di Luca Attanasio, giovane ambasciatore italiano nella Repubblica Democratica del Congo, che mi appare come un araldo di grandi ideali: giustizia, uguaglianza, dignità e progresso. L’alone diffuso attorno alla sua persona mi ispira la poesia In memoria di Luca Attanasio, per piangerne la morte edesaltarne la vita. Sempre più cerco di informarmi sul suo operato. Il giovane diplomatico ha sempre lottato, nel suo complesso agire politico, proprio per elevare il livello sociale del territorio cui era stato destinato, riconfermato nell’ottobre 2019 come ambasciatore straordinario e plenipotenziario. Si era infatti sin dall’inizio dimostrato sensibile, come detto, alle varie emergenze del continente africano agitato da mille contraddizioni, nonché attivo in molti progetti di aiuto promossi dalla comunità di Sant’Egidio. Per questo, nel 2020, aveva ricevuto il Premio internazionale Nassiriya per la Pace per, appunto, “il suo impegno volto alla salvaguardia della pace tra i popoli”. Nel marzo 2021 gli è stato attribuito in memoria il Premio ISPI dell’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale, con una cerimonia partecipata da figure istituzionali che hanno reso omaggio alla sua opera e alla sua carriera diplomatica. 

In quel tempo, ho avuto l’opportunità di conoscere sua moglie Zakia Seddiki e le tre figlie piccole, sempre più rendendomi conto di come Luca si donasse anima e corpo a grandi ideali, mentre noi navigavamo in un’Italia colma di accidia, di livore senza rispetto per l’altro né per la legge, presa da una miopia sociale e politica e in trame sottese per creare ulteriori disagi, pur nel difficile momento virale. Ancor più, quindi, apprezzavo la figura di questo giovane luminoso così impegnato, competente e con chiari obbiettivi e mi sono alquanto rattristata nel conoscere i particolari della sua dolorosa fine nell’agguato al convoglio del Programma Alimentare Mondiale, sul quale Attanasio viaggiava assieme ad altre sei persone legate alla missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione della Repubblica Democratica del Congo. Proprio vicino al parco nazionale del Virunga, al confine con il Ruanda, viene attaccato da alcuni uomini armati per un tentativo di rapimento poi fallito. Ferito, muore presso l’ospedale dell’Onu di Goma; insieme a lui rimangono uccisi l’autista del convoglio Mustapha Milambo e il carabiniere della scorta Vittorio Iacovacci, giovani vittime della violenza endemica che persiste nel continente africano.

I due italiani sono onorati in Italia con il funerale di Stato officiato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma. Alla presenza delle massime cariche istituzionali, il presidente Mattarella consegna alla figlia Sofia la Gran Croce d’Onore dell’ordine della Stella d’Italia. In vari modi si vuole ricordarlo e, soprattutto, scoprire la verità dietro l’agguato, da cui il governo congolese si distanzia: Luca è il primo ambasciatore italiano ucciso nell’adempimento del proprio dovere. Nel 2024 viene realizzato un podcast con la storia di Attanasio, nominato “Giusto della Farnesina”. Recentissimo è l’incontro a Seveso tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Salvatore e Alida, genitori di Luca, proprio il 10 luglio 2026, al termine della cerimonia per i 50 anni dal disastro ambientale. Il Capo dello Stato si è fermato a salutarli, rassicurandoli sul massimo impegno delle istituzioni per ottenere verità e giustizia sulla sua morte.

Tante volte le cronache ci propongono avvenimenti dolorosi, però questo mi ha colpito in modo particolare perché era un uomo puro che viveva per gli altri e credeva fino in fondo in quello che faceva: la definirei una persona rara, considerati i tempi attuali e anche l’epoca particolare del Covid in cui è stato ucciso. Non ho mai abbandonato il suo ricordo, molte volte pensavo alla moglie e alle bambine, ma mi confortava l’idea che anche lei fosse impegnata nel sociale. Ho avuto finalmente un’occasione unica: la cerimonia ad Asiago per il conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune, con la presenza del giornalista Toni Capuozzo, durante un consiglio comunale straordinario.  

In questa giornata speciale per Luca e la famiglia, grazie all’intervento dell’Assessore alla Cultura Chiara Stefani, ho inviato la mia poesia perché fosse donata ai genitori, non potendo io partecipare direttamente alla cerimonia. Così loro mi hanno scritto: “Gentilissima Maria Luisa, ieri ad Asiago, durante la cerimonia di conferimento della Cittadinanza Onoraria a nostro figlio Luca, è stata letta la poesia che Lei ha scritto in occasione della tragedia avvenuta il 22 febbraio 2021. Grande è stata l’emozione di noi familiari e aggiungo anche del pubblico presente. Non ricordo se in passato l’abbiamo già ringraziata, ma lo facciamo ora con infinita gratitudine. Salvatore e Alida Attanasio”.

Subito ho risposto: “Carissimi, sono dispiaciuta di non essere presente per onorare vostro figlio Luca, un vero eroe del nostro tempo. Sono però felice di essere stata ugualmente vicina a voi, con le mie parole, espressione dei sentimenti provati alla tragica notizia, testimonianza ancora della mia fede nella sua scelta di Vita. Grazie e un abbraccio”. Questo mi ha avvicinato ancor più a Luca e ai suoi cari che, in qualche modo, si sono a loro volta accostati a me.

Rimane come certezza il legame con l’Altopiano, molto sentito in quanto i nonni materni di Luca ne sono originari, e varie associazioni continuano a organizzare iniziative naturalistiche. Per volontà dell’amministrazione e del Cai un tratto del Sentiero della Pace, da Forte Interrotto a Monte Moschiagh, è stato intitolato a Luca Attanasio: questo sentiero simbolico e carico di storia, che ripercorre i luoghi e le memorie della Grande Guerra attraverso un percorso turistico-escursionistico – lungo quasi 500 chilometri – che collega lo Stelvio e la Marmolada, la Città di Asiago vuole così mantenere viva la memoria del diplomatico italiano. Alla cerimonia d’intitolazione, il sindaco Roberto Rigoni Stern ha sottolineato: “Abbiamo voluto ricordarlo per i suoi valori importanti, per la sua statura di diplomatico e per il suo forte legame con Asiago e l’Altopiano, terra di origine dei suoi nonni materni”.

Ora la sua figura così si completa e si allarga nell’appartenenza, da lui profondamente avvertita, all’Altopiano, suo luogo di soggiorno estivo, affiancandosi all’appartenenza all’Africa tanto amata, per la quale ha sacrificato la vita nel portare avanti il proprio programma sociale. Una carica interiore che lo ha guidato nella pratica di valori antichi, smarriti dalla società intorno decadente. Il tutto forgiato nelle competenze conseguite con lo studio, proseguito anche dopo la laurea con lode alla Bocconi, e nel rapido successo nell’ambito diplomatico, in cui la passione lo ha portato a volare alto anche a prezzo della vita. Grazie Luca.

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