Oltre tremila bambini nati grazie al Centro di Aiuto alla Vita di Padova
Il potere della solidarietà
Nell’attuale società, caratterizzata dal prevalere del capitalismo globale, da una profonda incertezza economica e lavorativa, dalla centralità dei social media che hanno trasformato radicalmente il modo di comunicare – creando una realtà dove le relazioni sono sovente mediate da schermi e caratterizzate da una crescente impersonalità – vi sono ancora persone che, superando il diffuso individualismo, esprimono empatia verso altri, dedicando loro tempo ed energia.
D’altra parte il concetto di solidarietà, intesa come interconnessione sociale e responsabilità etica verso il prossimo, è stato esplorato da molteplici filosofi: Émile Durkheim, Emmanuel Lévinas, Auguste Comte e Arthur Schopenhauer, per citare alcuni nomi, hanno evidenziato l’idea del legame universale di interdipendenza tra gli esseri umani. Hanno individuato, inoltre, nella pietas il vero fondamento della moralità, permettendo di superare ogni forma di egoismo nel riconoscere il dolore e le fragilità del prossimo. Ad essi, si aggiungono i dettami della dottrina sociale della Chiesa cattolica – vedasi le encicliche Laudatio sì, Fratelli tutti, Magnifica humanitas – in cui il principio cardine è proprio la solidarietà, intesa come responsabilità condivisa. Ovvero ogni gruppo sociale deve sentirsi corresponsabile del bene degli altri e della società nel suo insieme. Ciò equivale a un impegno concreto a favore della giustizia riconoscendo la dignità delle opinioni altrui.
Valori morali ed etici coincidono nell’assegnare alla socialità la caratteristica fondante della vita. Da qui lo sviluppo del volontariato per soccorrere i più deboli e vulnerabili. Secondo il Report “Il volontariato in Italia, anno 2023”, pubblicato da Istat il 29 luglio 2025, quasi 1 adulto su 10 partecipa ad attività promosse da un’associazione, una cooperativa o un ente di pubblica utilità. Vi è, inoltre, un volontariato non organizzato, spontaneo ed autonomo, che coinvolge circa due milioni e mezzo di persone che offrono la propria disponibilità in modo diretto, aiutando, per esempio, un conoscente, un anziano del quartiere per l’acquisto della spesa o delle medicine, o in altre forme. Infine, un numero crescente di cittadini – circa un milione – unisce entrambe le forme. Come ricordato dal Presidente Sergio Mattarella, la loro azione “è generosa espressione dei doveri inderogabili di solidarietà economica e sociale sanciti dalla Costituzione”.
Gli fa eco Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore, il quale osserva: “In un’epoca storica in cui è facile essere pervasi da un senso di impotenza rispetto agli orrori delle guerre e alle forti tendenze individualistiche ed egoistiche, i volontari sono una fonte inestimabile di pace e solidarietà. Non solo: l’impegno volontario genera cambiamento sociale e svolge un ruolo attivo nello sviluppo del Paese: va quindi promosso, tutelato e valorizzato, attraverso un lavoro congiunto di istituzioni e Terzo settore”.
L’aspetto più sorprendente è che sono proprio i giovani, i tanto denigrati ragazzi che secondo un diffuso sentire trascorrerebbero le giornate incollati ai videogiochi e senza responsabilità di sorta, a impegnarsi a porgere sostegno ed empatia. Nel 2026, Anno internazionale del volontariato per lo sviluppo sostenibile, questo richiamo è ancora più sentito: il contributo quotidiano di migliaia di persone aiuta le comunità a crescere e a costruire futuro. Chiara Tommasini, presidente di CSVnet, l’associazione nazionale dei Centri di servizio per il volontariato, è convinta che proprio “su questa energia il Paese può e deve continuare a investire”.
Tra le Istituzioni padovane, un riconoscimento particolare va al “Centro Aiuto alla Vita” (CAV) che ha raggiunto un traguardo davvero eccezionale: dal 1978, data di fondazione, ad oggi ha contribuito alla nascita, da madre assistista, di oltre tremila bambini, vale a dire più di 60 bambini all’anno. Inoltre, insieme al Movimento per la Vita, ha soccorso in momenti di forte vulnerabilità, circa 18.000 persone, di cui 15.000 donne delle quali l’82 per cento straniere provenienti da Moldavia, Albania, Filippine e Africa, in particolare Nigeria e Camerun. Si sono presentate direttamente o tramite amici, parrocchie e associazioni: solo il due per cento, nel 2025 è stato inviato dai consultori pubblici.
Nato in risposta alla legge 194 del 22 maggio 1978 – “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” – ha indicato delle vie alternative a donne impaurite e completamente disorientate, prestando ascolto, comprensione ed ospitalità. Il 16 per cento delle gestanti ha usufruito dell’alloggio presso le case di accoglienza “di primo livello”, in cui convivono le mamme con il loro bambino sin dal periodo dell’attesa e per un totale di 6-12 mesi: Casa Maria, in affitto dal Comune di Padova dal 1990, Casa Maria Cristina Cella Mocellin a Saccolongo; tre appartamenti “di secondo livello”, avuti in donazione, dove vengono ospitati piccoli nuclei familiari, generalmente mamme autosufficienti con bambino, in attesa di poter usufruire di un alloggio comunale. Nel frattempo continuano a ritirare latte, confezioni di alimenti per l’infanzia, pannolini, corredini e indumenti vari, culle, carrozzine, passeggini, sino a dieci volte all’anno.
Un intenso lavoro di sostegno da parte di volontari, ripagato “dalla gioia di veder nascere un bambino e veder rinascere una mamma”, sottolinea Ubaldo Camillotti, già presidente del Movimento per la Vita di Padova. La stessa soddisfazione di assistere al trionfo della vita è espressa da Anna Grazia Smania Toffanin, presidente del CAV dal 2003 al 2011, con le seguenti parole: “Commovente è la riconoscenza – che nemmeno il passare del tempo riesce a scalfire – di queste persone, duramente provate: grazie all’aiuto ricevuto hanno trovato la forza di uscire dall’abisso in cui erano sprofondate”.
Se inizialmente l’Associazione si manteneva in virtù delle donazioni private e del lavoro dei volontari, negli ultimi anni ha ottenuto finanziamenti da parte del Comune di Padova e della Regione Veneto che hanno permesso l’assunzione di personale altamente qualificato, anche se fondamentale continua ad essere il contributo di tanti cittadini volonterosi. Sta di fatto che il Centro Aiuto alla Vita di Padova costituisce un esempio concreto di solidarietà a favore della maternità, con un impatto significativo sul territorio e sulle persone assistite.
L’avvenuta specializzazione dell’azione volontaria sembra indicare il compimento del passaggio da un’attività caritativa, motivata prevalentemente sul piano etico-morale e da convinzioni religiose, a un impegno che assume i connotati della produzione di un servizio collettivo, sulla base di competenze specialistiche. In sostanza, si tratta di un volontariato ben organizzato ed efficace, il cui aiuto alle pubbliche istituzioni si rivela di assoluta importanza.
