Un saggio di Francesca Marin per riflettere sulle “tre Grazie dell’etica”

Bisogna ammettere che, quando si parla di comportamenti virtuosi, è più immediato e semplice ragionare secondo schemi che esulano dall’etica. Un esempio molto chiaro è quello della salvaguardia dell’ambiente, dove prevale una logica mercantile: è più facile riciclare la plastica se mi viene imposto o se posso trarne un guadagno; installerò dei pannelli solari se il costo sarà ammortizzabile e potrò trarne un profitto. La stessa logica, declinata sul fronte della legalità, si estende a coprire i rapporti fra le persone e le istituzioni sociali nella misura in cui si fa appello più prontamente a diritti piuttosto che a vincoli di altra natura.

Francesca Marin, docente di filosofia morale nell’Ateneo patavino, nel suo recente volume Le tre Grazie dell’etica: vulnerabilità, cura e gratitudine, Edizioni ETS, Pisa 2025, ci offre un antidoto a questa lettura angusta delle relazioni in un viaggio culturale che esplora la triade anticipata nel titolo.

Di ciascuna voce l’Autrice mette in rilievo gli elementi di crisi e le potenzialità consentendo di scoprire che la vulnerabilità non è solo un dato di fatto negativo connaturato all’esistenza degli esseri viventi e del pianeta stesso, ma condizione di possibilità per l’apertura all’altro. Ugualmente dicasi della cura, che per quanto sia un atteggiamento in sé virtuoso può accidentalmente risolversi in forme distorte che vanno a scapito dell’accudente o dell’accudito. Infine la gratitudine, una provincia delle relazioni che sembra aver perso molto terreno negli ultimi decenni e che merita di essere riscoperta e valorizzata alla luce del pensiero filosofico.

Francesca Marin ci aiuta a trovare i nessi fra le voci del paradigma vulnerabilità-cura-gratitudine che siamo chiamati a declinare nella quotidianità più spesso di quanto non si pensi, in special modo quando il nostro agire ha una connotazione morale. Una lettura che indubbiamente induce a riflettere, in special modo nell’attuale scenario dominato da guerre e soprusi, in cui potenti e nazioni possono pensare se stessi come soggetti invulnerabili. La perdita in termini di umanità appare secca e l’elisione di cura e gratitudine è definitiva.

Tornano allora alla mente le parole di Papa Leone nell’Omelia per il giorno di Natale 2025: “Quando la fragilità altrui ci penetra il cuore, quando il dolore altrui manda in frantumi le nostre certezze granitiche, allora già inizia la pace”.

Francesca Marin, Le tre Grazie dell’etica: vulnerabilità, cura e gratitudine, Edizioni ETS, Pisa 2025

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