La speranza per il futuro? Nella rinascita collettiva di una “Gens nova”

Ho letto pochi giorni or sono, all’interno di un ottimo articolo di cui purtroppo non conosco l’autore, una frase che mi ha colpito. Si parlava della situazione mondiale in questo nostro tempo squinternato, e delle prospettive immediate e future, e il senso della frase era questo: sì, ci sono accenni di risveglio morale, ma un segnale deciso ancora non si vede.  Mi sono fermata, chiedendomi perché mi sento così diversa da questa affermazione così condivisibile?

Da dove, da chi deve arrivarci un segnale perché lo possiamo considerare abbastanza rappresentativo? Quali sono le aggregazioni a cui possiamo oggi fare riferimento, i Governi, gli Stati, l’Europa, la Nato, le Nazioni Unite? Sì, l’ONU potrebbe, se avesse nerbo ancora, ma è da ripensare in armonia con la nuova situazione mondiale, che consta non di equilibri, ma di squilibri nuovi. La follia di qualcuno ha soffiato via le certezze che pensavamo di avere, e nell’angoscia hanno trovato forza anche i vecchi problemi irrisolti, che prima si potevano tenere in secondo piano.

L’unificazione dell’Europa, frutto di poche menti lucide, capaci di sognare un sogno comune, non ha ancora formato un popolo europeo, anzi: almeno per quanto riguarda l’Italia, è stata percepita come un furto di nazionalità, una pretesa di farci diventare un’altra cosa. E sono esplose le Regioni, sempre più orgogliose e differenziate, capaci di combattere e fare il tifo… le une contro le altre.

Sorridere di questo è cosa sana, ma adesso che sarebbe fondamentale essere una forza sola, il nodo delle tante anime intasa il pettine della Storia. Inoltre anche all’interno dei singoli Stati, nel tessuto umano che li compone, si trovano più fazioni che pensiero politico, più interessi che interesse ad un bene comune.  Non voglio generalizzare, non è dovunque così per fortuna, ma spesso si respira un’aria fra indifferenza e disorientamento, fra delusioni vecchie e domande nuove.

C’è scollamento fra popoli e governi, e più si allarga lo sguardo sul mondo più diventa chiara la crescente consapevolezza delle società civili.

Quando gli errori e gli orrori toccano livelli non più sopportabili nemmeno dai più distratti, si ridesta il bisogno di lottare, di essere protagonisti della vita. Eravamo avvolti dal velo sottile di una tiepidezza – politica, culturale, morale –  che in questo tempo orrendamente benefico è esplosa, e l’energia sta correndo sulla Terra.

Le persone non si fidano dei loro governi, i governi non si fidano degli alleati né dei “nemici”, che sono poi la sola categoria interessante per i Potenti, che non vedono nessuno al di sopra di se stessi. E  accade che le persone hanno scoperto di essere Popolo, senza limiti di frontiere, lingue, differenze fisiche o culturali, senza altre bandiere che quelle di una giustizia riconosciuta e condivisa. L’arcobaleno e i poverissimi di Gaza.

Il popolo, la Gente. Come nei tempi antichi della fondazione di Roma, costituita da una fusione concorde di Sabini, Romani ed Etruschi: 300 persone a gestire e controllare il potere, 100 per ogni popolo, in rappresentanza di 10 gruppi di famiglie (le gentes), ogni gruppo 10 persone.  Dunque era la gens la base dell’autorità, una nobiltà di fatto riconosciuta per meriti pregressi.

Col crescere di Roma, anche i nuovi gruppi che si associavano si organizzavano secondo lo stesso schema: nuove gentes, nuove motivazioni per l’autorità e il rispetto, la vita fresca che si affianca a quella antica nella struttura della società. Ovviamente questo è solo un francobollo della storia dell’uomo, ma è interessante notare come questo percorso, dalla gens alla gente, si ripresenti nel tempo alle più varie latitudini.

È la risacca del potere.  Per ogni onda che arriva, sale lavora e torna, c’è un’onda nuova che si forma, avanza si mescola e arriva. È storia vera, perché forse il potere logora davvero, più di un lavoro di base, umile concreto e creativo.

Anche chi arriva al potere deve restare concreto e creativo. A me l’acqua ha regalato un pensiero, quando tanti anni fa dovevo insegnare in piscina le basi del nuoto sincronizzato, di cui nulla sapevo, a ragazzine che stavano allo stesso punto. Niente libri, un opuscolo con i disegni degli esercizi, nessuna indicazione sul come arrivarci.

E allora è arrivato quel pensiero: se voglio dominare l’acqua devo obbedire alle sue leggi. Abbiamo provato, sperimentato, capito. In pratica non ho insegnato, abbiamo imparato insieme. È stato bellissimo.

Ho parlato di questa mia esperienza di 40 anni fa solo perché non ho mai trovato, nella storia di tutto questo tempo, una smentita a questa regola di buon uso dei propri desideri: chi vuole comandare deve avere, se non l’umiltà, almeno la sagacia di obbedire alle leggi naturali. Non le leggi, le regole dell’uomo, ma quelle che la Natura ha sperimentato e scelto lungo tutta la vita della Terra.

Oggi stiamo vivendo tragedie innescate da chi pensa di essere al di sopra di ogni giustizia, e c’è ancora tanta incertezza nei governi e nelle Istituzioni anche più alte su cosa fare, se ascoltare o tacitare la Giustizia che sta dentro chiunque.

Forse abbiamo tutti pensato che il terremoto rappresentato da Trump fosse la fine di un’epoca che si apriva sul vuoto. Oggi penso che sia stato solo l’ultimo colpo di coda delle regole già scritte, e che la nuova era sia già nata. Perché è nata la Gente, la nobile Gens nova del popolo umano. Dal farneticare patologico dell’uomo solo al comando, e dal troppo, troppo sangue innocente, è nata la rivoluzione del diritto al pensiero nuovo, ad un amore personale e condiviso per ciò che è giusto, al dovere di essere vivi.

Prego per il contagio.

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