Sviluppare una coesa “massa critica” per fronteggiare le emergenze sociali
Nel nostro Paese le riforme sociali e le conquiste contrattuali sono state raggiunte grazie alle mobilitazioni delle forze progressiste e alle azioni unitarie dei lavoratori, dei pensionati e degli studenti. Negli ultimi anni, con gli evidenti preoccupanti riflessi di difficoltà reddituali per i ceti meno abbienti, sono emerse notevoli sofferenze che riducono pericolosamente le condizioni di vita di molte persone disoccupate, non autosufficienti, disabili, povere e malate.
Alle porte del volontariato e a quelle delle associazioni caritatevoli bussano, ogni giorno, migliaia di persone, donne e uomini, disperatamente abbandonate a sé stessi, che vedono preclusa la speranza di uscire dal tunnel della sofferenza. Le risposte di solidarietà e di sussidiarietà del volontariato, certamente importanti per umanizzare il contatto di aiuto con gli emarginati, vanno supportate da precisi ed esigibili interventi da parte delle pubbliche amministrazioni, per contrastare le povertà, per rilanciare l’occupazione e per garantire sufficienti livelli di reddito alle famiglie, ai lavoratori e ai pensionati. Invece, anziché all’impegno, assistiamo all’immobilismo e all’indifferenza delle istituzioni governative, negatività che provocano la caduta di valori costituzionali.
Non va assolutamente sottovalutato l’ampio malaffare che si traveste da “piovra” per dissanguare le risorse pubbliche. L’indifferenza della politica governativa determina l’abbattimento del welfare generativo, l’azzeramento della rete pubblica sociosanitaria, della previdenza, dell’assistenza e del diritto all’apprendimento permanente per tutti e in tutte le età. La parte sana del Paese non deve rassegnarsi all’azzeramento dei diritti di cittadinanza e all’annientamento delle conquiste sociali. Non va nascosta la caduta del consenso istituzionale e politico. La crisi di rappresentanza può essere (in parte) figlia della crisi economica, ma è anche la conseguenza della mancanza di credibili e concrete soluzioni ai problemi della gente. Le promesse fumose e gli impegni astratti stroncano pazienza e sopportazione delle persone. Rappresentanza e rappresentatività possono riemergere dalle sabbie mobili nelle quali sono scivolate se i soggetti democraticamente eletti, abbandonando la loro cecità e sordità, riprenderanno a governare con giustizia, e se le organizzazioni sindacali Cgil Cisl e Uil unitariamente svilupperanno concertazione, negoziazione e contrattazione. Le micro-iniziative interne alla singola organizzazione, infatti, non sono portatrici di significativi risultati, molto spesso si fermano alla denuncia o a qualche proposta di parte.
Per essere protagonisti e propositivi, anche qui in Veneto, sulla necessità di ricercare, prefiggersi e sostenere credibili ed efficienti risposte alle grandi emerge (occupazione, sanità, pensioni, assistenza, accoglienza, ambiente, scuola, viabilità), i portatori di interessi devono convergere in una coesa e ampia “massa critica”, la quale dovrà programmare e realizzare delle visibili, incisive e coinvolgenti azioni che possano scuotere il “torpore” politico dei governanti nazionali, regionali e locali. Tale massa critica sociale può effettivamente contribuire all’apertura di una nuova stagione di riforme per trasformare, nella trasparenza e nell’equità, il nostro Paese.
