Dopo il Giubileo, sulle orme di Sante e Patrone d’Europa: il coraggio di sperare
In un’epoca segnata dall’incertezza e dalla frammentazione, il Giubileo Ordinario del 2025 ha richiamato tutti ad essere responsabili costruttori di un mondo migliore, tenendo fisso lo sguardo sulla virtù della Speranza, fondamento della vita cristiana. A tale proposito, in vista dell’anno giubilare, scriveva Papa Francesco nella Bolla di Indizione “Spes non Confundit”: “Dobbiamo (…) fare di tutto perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto”. Evento di fede ricco di iniziative spirituali, culturali e sociali, Il Giubileo della Speranza ha rappresentato certamente un invito a guardare oltre, a interrogarsi sul proprio cammino, a riscoprire la bellezza di un pellegrinaggio interiore, il valore della memoria, della storia e della ricerca di significato.
“Donne patrone d’Europa e dottori della chiesa” è il nome dato ad un particolare cammino di pellegrinaggio che, nel contesto del Giubileo, ha offerto un’occasione privilegiata di riflessione. Certamente consigliabile al di là e oltre l’evento giubilare, tra arte, fede e cultura, l’itinerario tocca diverse chiese di Roma, legate alla testimonianza luminosa di donne che con il loro pensiero, la loro preghiera e la loro santità, come caratteri del “genio femminile”, hanno lasciato una preziosa eredità spirituale, un contributo notevole alla teologia e alla società, segno di una profondità intellettuale che ha influenzato la storia del continente europeo. Un itinerario giubilare diverso, guidato dalla sapienza, dalla spiritualità, dall’intelligenza di Brigida, Caterina, Teresa D’Avila, Edith Stein, Ildegarda, Teresa di Lisieux. Non tutte sono state a Roma, ma la loro presenza è richiamata da alcune chiese nel centro storico che, per motivi diversi, le ricordano.
Nella Chiesa a lei dedicata, in piazza Farnese, sono conservate numerose memorie di Santa Brigida di Svezia. Attenta alle vicende storiche del suo tempo, attraversato da inquietudini politiche e morali, Brigida è figura attualissima. Antesignana nell’affermazione della parità intellettuale di genere, la sua prolifica produzione mistica, rappresenta un fondamentale punto di riferimento per la letteratura europea.
Da Piazza Farnese è facile arrivare a Santa Maria sopra Minerva, dove è conservato il corpo di Santa Caterina da Siena. Tra Brigida e Caterina c’è più di un legame: entrambe si adoperarono per far cessare l’esilio avignonese, entrambe sono compatrone d’Europa (Santa Caterina, anche d’Italia), entrambe furono sante “politiche”. Già dichiarata compatrona d’Italia con Francesco d’Assisi, il 4 ottobre 1970, Paolo VI la proclama ufficialmente annoverata tra i Santi dottori della Chiesa Cattolica, qualche settimana dopo Teresa d’Avila, proclamata prima donna dottore della Chiesa, il 27 settembre dello stesso anno. Caterina si impegnò per la “soluzione dei molteplici conflitti che laceravano la società del suo tempo”. Si fece parte attiva nella diffusione di un messaggio di pace universale, di cui si sentiva personalmente responsabile. Vissuta in un periodo storico segnato da rivolgimenti politici e forti tensioni sociali, esasperato da conflitti, crisi economiche, pestilenze, seppe entrare nel vivo delle dinamiche del tempo, esponendosi in prima persona con intelligenza ed efficacia sorprendenti.
Da Piazza Farnese si può proseguire verso la basilica di Sant’Agostino, che richiama la figura di Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein), filosofa, monaca, appartenente all’ Ordine delle Carmelitane Scalze, e martire ad Auschwitz. Come il vescovo di Ippona, infatti, Edith Stein era convinta che non esiste fede senza ragione, affidamento a Dio senza collaborazione dell’intelletto umano. Proclamata Santa il 25 ottobre 1998 da Papa Giovanni Paolo II, Edith Stein è stata testimone degli avvenimenti di un secolo tormentato, delle speranze che esso ha acceso, ma anche delle contraddizioni e dei fallimenti che lo hanno segnato, con importanti e tragiche ripercussioni sugli eventi storici e, soprattutto, sul suo stesso percorso di vita.
A proposito di donne dottori della Chiesa e mistiche, il Cammino avanza verso Santa Maria della Vittoria, a via XX Settembre, dove è custodita l’Estasi di Santa Teresa del Bernini, che rimanda alla figura di Santa Teresa d’Avila, la grande mistica spagnola, fondatrice delle Carmelitane Scalze.
A Trinità dei Monti, luogo di culto da secoli legato alla Francia, si può rivolgere il pensiero all’altra Teresa (del Bambino Gesù), carmelitana venerata a Lisieux, patrona delle missioni, proclamata Dottore della Chiesa nel 1997 da papa Giovanni Paolo II.
L’itinerario continua verso Trastevere, fino a giungere nella splendida basilica di Santa Cecilia, patrona della musica, quale sublime espressione artistica in grado di accompagnare sulla soglia del Mistero. L’espressione musicale é ciò che ha caratterizzato maggiormente l’opera di Ildegarda di Bingen. Badessa benedettina, mistica, naturalista e compositrice tedesca del XII secolo, è stata proclamata dottore della Chiesa, nel 2012 da Papa Benedetto XVI.
Non é necessario essere credenti per apprezzare la straordinarietà di tali figure. Tuttavia, nel contesto in cui viviamo, dove si parla di “fine del cristianesimo”, di crisi dell’Occidente, ha senso parlare di sante compatrone d’Europa? La risposta è sì! Abbiamo bisogno di camminare sulle orme di coloro che hanno osato e vissuto il coraggio della Speranza e non solo,nel tentativo disollevare lo sguardo dagli egoismi e dai nazionalismi emergenti.
Nella lettera Apostolica Spes Aedificandi, promulgata da Papa Giovanni Paolo II il 1 ottobre 1999, con la quale Santa Brigida di Svezia (1303-1373), Santa Caterina da Siena (1347- 1380) e Santa Teresa Benedetta della Croce (1891- 1942) vengono proclamate compatrone d’Europa, leggiamo infatti: “Cresca, dunque, l’Europa! […] L’unità del Continente, che sta progressivamente maturando nelle coscienze e sta definendosi sempre più nettamente anche sul versante politico, incarna certamente una prospettiva di grande speranza. Gli Europei sono chiamati a lasciarsi definitivamente alle spalle le storiche rivalità che hanno fatto spesso del loro Continente il teatro di guerre devastanti. Al tempo stesso essi devono impegnarsi a creare le condizioni di una maggiore coesione e collaborazione tra i popoli. Davanti a loro sta la grande sfida di costruire una cultura e un’etica dell’unità, in mancanza delle quali qualunque politica dell’unità è destinata prima o poi a naufragare”. Parole profetiche e di grandissima attualità!
Un richiamo alle radici culturali e spirituali dell’Europa, così come espresse nel Preambolo della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea: “[…] Consapevole del suo patrimonio spirituale e morale, l’Unione si fonda sui valori indivisibili e universali di dignità umana, di libertà, di uguaglianza e di solidarietà; l’Unione si basa sui principi di democrazia e dello stato di diritto. Essa pone la persona al centro della sua azione istituendo la cittadinanza dell’Unione e creando uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia”.
Richiami ad osare il coraggio di sperare, “perché ognuno riacquisti la forza e la certezza di guardare al futuro con animo aperto”.Quale speranza ci abita?Abbiamo ancora il desiderio e il coraggio di sperare? Perché? Per chi?

