La corsa al litio tra leggi di mercato, usi industriali e nuove tecnologie

In un mondo in cui le merci si scambiano a ritmo vertiginoso, ogni tipo di materiale è soggetto alle leggi di mercato, comprese le risorse naturali. Tra di esse vi è il litio che, sotto la spinta dello sviluppo sostenibile per migliorare i livelli d’inquinamento globale, si è trasformato nel simbolo del desiderio contemporaneo. Scoperto nel 1817dal chimico svedese J.A. Arfwedson, il metallo alcalino – di colore bianco argenteo, tenero, duttile e malleabile – domina il mercato dell’elettronica, dei veicoli elettrici e dei sistemi di accumulo di energia rinnovabile, oltre ad essere utilizzato per la purificazione dell’aria, in medicina, nell’industria nucleare e in quella fotovoltaica, in campo bellico, nelle leghe, nei grassi lubrificanti.

Le sue applicazioni, all’interno delle tecnologie pulite, si distinguono per un comune denominatore: «dotare di pollice verde la mano invisibile dell’economia di libero mercato», proprio come auspicato dal biologo statunitense Edward O. Wilson, nel lontano 1992 (The Diversity of Life). Non a caso, Bruno Fornillo e Melisa Argento, considerandolo una via d’uscita dal declino del mondo dei combustibili fossili, lo definiscono «un prodotto ideologico», una sorta di natura nella forma più pura, proprio in virtù della polvere immacolata che si ottiene nella fase finale (Todo sobre el litio. ¿Extraerlo? ¿Cómo, cuánto, para qué y para quién?, 2025).

Senza dubbio il metodo più diffuso per ricavare il litio – anche se non privo di conseguenze per le falde acquifere – è la lunga evaporazione solare delle salamoie, pompate in superficie e raccolte in pozze di decantazione. Qui, i minerali dissotterrati passano di vasca in vasca per un periodo che si aggira dai 12 ai 36 mesi. Successivamente, la brina concentrata ed inviata ad un impianto di raffinazione, si trasforma in carbonato di litio. Mentre la Cina occupa una posizione di dominio assoluto, seguita dall’Australia, il famoso “triangolo del litio” – definito dalla rivista americana Forbes “l’Arabia Saudita del litio” – si piazza al terzo posto. Situato nell’alta pianura andina di Atacama, tra Argentina, Cile e Bolivia, i suoi salares, di straordinaria bellezza, si estendono per migliaia di chilometri quadrati, attirando ogni anno numerosi visitatori.

I costi del litio – etichettato di volta in volta come “oro bianco, petrolio del XXI secolo, minerale del futuro” – continuano a lievitare tanto da apparire incontenibili, proprio per l’alta richiesta sollecitata dalla transizione energetica globale. L’Agenzia Internazionale per l’Energia, prevede che entro una quindicina d’anni, la domanda si moltiplicherà in forma esponenziale. Tuttavia, nel 2024 le contrattazioni hanno subìto una battuta d’arresto, poiché l’interesse generale per i veicoli elettrici, da parte degli acquirenti nord americani ed europei, è stato alquanto debole. In Italia, ad esempio, la vendita delle auto elettriche non è decollata a causa dei lunghi tempi di rifornimento, per l’insufficienza delle stazioni di ricarica, per l’elevato prezzo d’acquisto e per la disinformazione sulla pericolosità di incendio delle batterie. Di conseguenza, la nostra nazione è il fanalino di coda d’Europa nella distribuzione di veicoli elettrici.

Uno spiraglio si è aperto con l’approvazione, da parte del Consiglio UE, della revisione tecnica del PNRR italiano, anche se l’obiettivo di sostituire oltre 39.000 veicoli inquinanti con vetture elettriche entro il 30 giugno 2026, osserva Luca Moretti, «si rivela alquanto ambizioso» (https://www.automobile360.it). A ciò si aggiungono l’attribuzione dell’ecobonus, destinato all’acquisto delle vetture elettriche e lo stanziamento di 600 milioni di euro, non spesi per il fallimento del programma di implementazione delle colonnine di ricarica https://www.automobile360.it/bonus-auto-2025/) e degli ulteriori finanziamenti stanziati a metà dicembre. Pertanto, la fatidica scadenza del 2035, fissata per la transizione dall’auto a benzina a quella elettrica, slitta verso ulteriore data.

In ogni caso, il noto minerale continua ad essere ricercato, considerato il fatto che in futuro le batterie agli ioni di litio saranno quelle più utilizzate per le vetture. Per esempio la Toyota è al lavoro per mettere a punto una nuova generazione di accumulatori ricaricabili in pochi minuti; Tesla effettua costanti aggiornamenti tecnici mirati ad aumentarne drasticamente l’efficienza e, di conseguenza, l’autonomia. Non meno importanti sono gli studi effettuati dalle marche europee (Mercedes-Benz, Porsche) e dai colossi cinesi (BYD, Xiaomi). Non solo: «la startup israeliana StoreDot – osserva Simone Dellisanti – ha presentato un prototipo funzionante di accumulatore che permette la ricarica completa in 5 minuti» (https://www.motorionline.com).

Inoltre, si sta già parlando di una nuova tecnica per ricavare il litio, nota come “estrazione diretta o DLE”, in grado di utilizzare un quantitativo minore d’acqua, con l’evidente intento di preservare le risorse idriche delle zone interessate. Ugualmente, si stanno ricercando soluzioni, sempre più efficaci, per risolvere il problema dello smaltimento delle batterie esauste, recuperando i preziosi minerali in esse contenuti – litio, cobalto, nichel, rame e alluminio– secondo un processo di economia circolare.

In sostanza, l’inevitabile transizione verso le tecnologie energetiche sostenibili non può prescindere dall’utilizzazione del litio.

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