Giancarlo Frison: “Un sacro dire di sì”

La mostra dello scultore all’Oratorio di San Rocco fino al 13 ottobre

Sarà inaugurata il 5 luglio, e visibile fino al 13 ottobre con orario 9,30-19 (Oratorio di San Rocco, via Santa Lucia 59 a Padova, con ingresso libero), la mostra dello scultore Giancarlo Frison “Un sacro dire di sì”. Un’antologica della produzione scultorea dell’artista che, contrariamente alla retorica di altri autori, pur animati dalle stesse finalità pedagogiche, ha forme e poetica in cui prevale la leggerezza, un sognante capace di liberare l’immaginario dell’osservatore, in una sintesi possibile solo a chi si approcci con consapevolezza tecnica ed etica alla Scultura. Così da parlare agli occhi dei semplici e dei dotti. Una sorta di realismo onirico etico. Le opere in esposizione si compongono in diversi cicli: alcune di esse rimandano in modo palese al mondo del Sacro, altre al Fenomenico della Natura o del Lavoro della Campagna in descrittivo, altre ancora al Simbolico e alle Geometrie Topologiche. La volontà dell’Autore di saldare in un unicum le sue diverse esperienze comunicative è resa evidente ed efficace, soprattutto dalle ultime opere. In queste ritroviamo tali elementi così uniti tra loro da essere impossibile connotare la scultura dell’Autore in un «singolo filone»: darne un’etichetta sarebbe un errore grossolano, proprio perché il suo è un linguaggio insieme personalissimo ed universale. Come scrive Ernesto Luciano Francalanci: Nel manifestarsi possibile dell’arte come verità, le opere autentiche dovranno cancellare ogni traccia di conciliazione. Non possono che urlare, testimoni dello sfacelo del nostro tempo. Nelle «zone di rispetto» il profumo dei fiori s’intreccia con i miasmi del male.

Mirella Nalon Cisotto così ne interpreta l’opera: [l’Arte di Frison] è sempre depositaria di un messaggio che dà luogo a una poetica di compiuta coerenza, in cui i temi della vita e della morte risultano intimamente connessi e vengono tradotti, per sottrarre altre parole allo scritto di Arcangeli, «come ciclo di stagione, di rigenerazione». Il lavoro di Frison, pur iscrivendosi stilisticamente nei linguaggi artistici della contemporaneità, rivela però una radice antica.

Mentre Pier Luigi Fantelli conclude: Se per «gentile» si intende – come detta il vocabolario – «affabile, garbato, gradevole» la «parola» di Frison, le sue opere sono frutto dell’approccio «morbido» alla materia rispettosamente trattata onde ricavarne la maggiore e migliore resa possibile: di qui la valenza percettiva e la «piacevolezza estetica», cioè la BELLEZZA senza la quale la comunicazione artistica non può esistere.

Va citata la committenza di Frison, spesso di grande amicizia e stima. È il caso di Marco Boato che, in merito all’opera «Memoriale per una madre», eseguita da Frison per la mamma dei fratelli Boato, scrive: Ancora oggi, dopo più di vent’anni, mi commuovo ogni volta nel contemplarla e nell’ammirarla, con un senso di profonda gratitudine per l’autore: per la sua capacità artistica e anche per la sua singolare carica di umanità.

L’aspetto lirico e poetico di Frison, secondo Brunilde Neroni, si esprime appieno nel ciclo dei mesi e delle stagioni descritti nei tre grandi bassorilievi in bronzo, di omonimo titolo All’ombra della casa con gli archi intanto nascevano vite e crescevano piccoli animali, si rincorrevano ore, segnate da albe e tramonti, nello sfondo di Angelus recitati tra covoni e fienili di paglia, semine e raccolti… mentre nella stalla il padre mungeva il latte, prezioso per la famiglia alla fine del giorno, finché gli uccelli andavano in stormo a riposare, tra le nuvole d’autunno. In un arco di sole meridiano e sempre intero.

Infine, gli esiti della Scultura di Frison sono assolutamente indipendenti dal mezzo usato: si tratti di terracotta, di bronzo, di bronzo patinato, di ottone, di vetro, di naylon, vetroresina o di Ready Made.

Giancarlo Frison è nato nella campagna delle Selve di S. Benedetto nel 1949. Gli anni del liceo, trascorsi con gli alunni del Monastero di Praglia presso il Seminario Vescovile di Padova, gli hanno aperto l’opportunità di frequentare esposizioni, musei e chiese. Ha ricevuto i rudimenti di modellazione plastica dalla scultrice Licia Boldrin,

nipote dello scultore Paolo Boldrin. Si laurea in Arte Contemporanea col professor Umbro Apollonio, presso l’Università di Padova.

Le grandi mostre di scultura e l’incontro con artisti e critici hanno stimolato, assieme agli studi, una passione per la scultura astratta, geometrica e per il mondo delle intuizioni morfogenetiche originate dai solidi primari, dalla topologia, dai nodi. Decisivo è stato in questa fase l’incontro con Giò Pomodoro e Max Bill.

L’affiorare di un progressivo distacco critico rispetto all’estraniamento dell’arte in luoghi elitari e l’adesione a committenze destinate agli spazi della quotidianità semplice, lo hanno condotto a raccogliere l’esigenza di una lingua comune, nutrita dalla memoria e dalla tradizione.

Accompagna la mostra il libro “Un sacro dire di sì”, curato da Paolo Pavan con testi di Marco Boato, Mirella Cisotto Nalon, Pier Luigi Fantelli, Ernesto Luciano Francalanci, Brunilde Neroni, Paolo Pavan; fotografie e progetto grafico di Carlo Buffa; Overview Editore, isbn 978-88-98703-37-1, voluem realizzato con il contributo di Vergati srl Ascensori e Welog srl Cloud Monitorin.

Ti potrebbero interessare anche questi articoli

Alex Zanardi, quando un esempio si trasforma in eredità collettiva di Bene

A Padova pioveva e tirava un vento freddo, la mattina di martedì 5 maggio, ma in migliaia sono ugualmente convenuti alla Basilica di Santa Giustina per il funerale di Alex Zanardi, morto improvvisamente la sera di quattro giorni prima. Uno…Continua a leggere →

L’Orcolat si muove e la terra trema: mezzo secolo fa il terremoto del Friuli

Orcolat – Orcaccio – è una delle creature mitologiche più spaventose del Friuli-Venezia Giulia, un essere misterioso che, secondo la leggenda, vive sepolto nelle profonde grotte della Carnia. Le dimensioni colossali, la pelle ruvida e grigia, gli occhi di un…Continua a leggere →

I Padri costituenti padovani: valori democratici e solide radici etiche

Celebriamo gli 80 anni dalla elezione dell’Assemblea Costituente. In quella Assemblea furono decisive le idee maturate negli ambienti cattolici, a fianco di De Gasperi, sotto la guida dei “professorini” democristiani Dossetti, Moro e Fanfani. Volgendo lo sguardo all’area padovana nell’Assemblea…Continua a leggere →

Chernobyl, quarant’anni dopo: cosa ci insegna ancora la tragedia nucleare

Il 26 aprile 1986 il mondo si svegliò inconsapevolmente sull’orlo di una delle peggiori catastrofi della storia moderna. L’esplosione del reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, località ucraina nell’allora Unione Sovietica, cambiò per sempre il modo in cui…Continua a leggere →

Tra paura e coraggio, in un tempo di possibile rinascita

Da qualche tempo tornano spesso a trovarmi tre pensieri, dalla memoria dei miei giovani anni. Un episodio e due diversi istanti, che hanno in comune la mia dolorosa percezione di una paura altrui. – Avevo otto anni, vacanza estiva in…Continua a leggere →