Antonio Fogazzaro, è tempo che la Chiesa lo riabiliti

Condannato, ai suoi tempi, con l’accusa di modernismo, è oggi evidente che le idee del romanziere vicentino anticiparono d’oltre mezzo secolo le svolte dell’ultimo Concilio

È tempo che la Chiesa riabiliti la figura del grande scrittore vicentino Antonio Fogazzaro – autore del libro Piccolo mondo antico, il romanzo più famoso dopo I Promessi Sposi – cattolico integerrimo, sempre ossequiente nei confronti della Chiesa. Come scrive monsignor Mario Saccardo, canonico della Cattedrale di Vicenza, nel libro Documenti e testimonianze su Antonio Fogazzaro, è opportuno se non necessario che la Chiesa di Papa Bergoglio, il defunto pontefice così aperto nel dialogo con le altre fedi e le altre religioni, prenda in considerazione la riabilitazione dell’autore, che si trovò coinvolto in quel flusso religioso e culturale che va sotto il nome di modernismo.

Il grande scrittore morì il 7 marzo 1911 nell’ospedale di Vicenza, senza apprendere che anche il suo ultimo romanzo Leila, era stato inserito nell’Indice dei libri proibiti dal Sant’Uffizio. L’aspirazione al rinnovamento della Chiesa, all’incontro fra cultura e fede, all’elaborazione di un pensiero e di una prassi pastorale più in sintonia coi tempi avevano animato l’intera esistenza di Fogazzaro che, nel suo testamento olografo redatto il 5 febbraio 1907, elargiva il perdono “a tutti coloro che per le sue opinioni religiose, da opposte parti, gli avevano recato ingiuria”.

È noto che, subito dopo la condanna all’Indice del suo romanzo Il Santo (5 aprile 1906), il vescovo Antonio Ferruglio, come ricorda Saccardo, pronunciò dal pulpito della Cattedrale “infuocate parole” contro il romanziere,  seguito il giorno dopo dal gesuita padre Francesco Cavallini, ardente quaresimalista, tutti arruolati nella lega santa di Pio X per bollare, con caratteri di fuoco, l’opera di uno scrittore che con le sue idee aveva anticipato e precorso le tesi che troveranno ampio accoglimento nel Concilio Vaticano II.

Ma la rivista dei gesuiti “La Civiltà Cattolica” ha reso giustizia a Fogazzaro. Nell’articolo del 1999 il gesuita padre Sale si chiedeva stupito perché i gesuiti della Civiltà Cattolica si fossero scagliati con tanto accanimento contro Il Santo, un romanzo “sostanzialmente cristiano” e che non contraddiceva il dogma cattolico. Secondo padre Sale questo era dovuto al fatto che la Chiesa del tempo non accettava la riforma religiosa proposta dallo scrittore vicentino. E poiché il Fogazzaro si professava “scrittore credente”, fedele al dogma e alla gerarchia cattolica, l’autorità ecclesiastica si sentiva autorizzata a intervenire sulla produzione letteraria ogniqualvolta questa toccava materia religiosa.  La condanna del romanzo era stata fortemente voluta dallo stesso Papa Pio X, che scriveva al marchese Crispolti di imputare all’autore de Il Santo di “servire da scudo coll’autorità del proprio nome a molti giovani che non si butterebbero per vie pericolose se non si sentissero spalleggiati da lui”.

L’autore dell’articolo della Civiltà Cattolica riconosceva che l’importanza del Fogazzaro era di natura spirituale poiché egli sosteneva che, senza una vigorosa riforma degli spiriti, il tanto agognato aggiornamento culturale della Chiesa poteva scivolare in un puro e astratto intellettualismo. Infine il gesuita riconosceva al Fogazzaro di aver anticipato quella riforma della Chiesa che era stata attuata dal Concilio Vaticano II: lo scrittore, in particolare, invitava il papa ad uscire dal Vaticano, suggerimento che era stato fatto proprio da Giovanni Paolo II con le sue centinaia di viaggi, in Italia e nel mondo, nel corso del suo lungo pontificato.

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