Sussidiarietà: cooperare a diversi livelli per promuovere il bene comune
È un termine in generale poco usato, che non si trova neppure in tutti i vocabolari e ha evidentemente a che fare con “sussidio” che significa aiuto, soccorso, sostegno, specificamente da parte dello Stato o di enti statali.
Ora fra lo Stato e la società civile esiste una fascia intermedia di famiglie, comunità, enti locali, associazioni, iniziative e attività legate al territorio, che ogni democrazia liberale è tenuta a rispettare e proteggere non meno delle minoranze e dei diritti individuali. Quando le facilitazioni e i sussidi dello Stato sono diretti a questa fascia elastica di circoscritte realtà territoriali, si verifica il fenomeno della sussidiarietà: alla base del quale sta il principio per cui “ciò che possono fare persone, famiglie, comunità locali e corpi intermedi non deve essere assorbito da istanze superiori. Le istituzioni di livello superiore devono riconoscere e promuovere la libertà e la creatività dei livelli inferiori coordinandone i contributi perché cooperino efficacemente al bene comune”.
È infatti di capitale importanza che “né la persona né la famiglia siano riassorbite dallo Stato” e che siano “lasciate agire liberamente per quanto possibile senza recare danno al bene comune”. Per due ragioni: innanzitutto perché “la comunità politica è al servizio della società civile”, e non viceversa, e inoltre perché i “corpi intermedi” sono assai più dello Stato vicini alla varietà delle situazioni e, pertanto, capaci di individuare e intervenire efficacemente su esigenze e disagi localmente circoscritti. Per svolgere una simile attività c’è, ovviamente, bisogno di sostegno economico e finanziario: che è, appunto, la funzione della sussidiarietà per cui lo Stato paga (cioè, restituisce ai contribuenti parte dei loro soldi) allo scopo di tener liberi dalle proprie ingerenze quei corpi intermedi che sono espressione diretta della società civile e dei suoi reali bisogni.
Ma pagare per gli altri non significa rinunziare a sé stesso, anzi lo Stato si realizza e progredisce tenendo vive e attive le proprie articolazioni interne, dalle quali almeno in parte derivano la sua stessa stabilità e la libertà, la forza generativa e innovatrice, il respiro insomma della vita civile. Aspetti, questi, che a maggior ragione vanno difesi e protetti di fronte alle incalcolabili, quanto inevitabili, conseguenze della rivoluzione digitale.
(Le citazioni derivano tutte dall’enciclica Magnifica humanitas di Leone XIV, Feltrinelli, pp. 85-88).
