Tra vessazioni e strumentali “vezzeggiamenti”, chi pensa ai reali problemi di lavoratori e pensionati?

La politica governativa italiana si presenta alla gente con il volto della “furba gentilezza” per far apparire la crisi economica e il complicato contesto sociale cromaticamente solari; quando invece, come sta avvenendo in questo periodo, la situazione è marcatamente colorata di oscure prospettive.

Dall’attrazione della “rosea facciata” non si estraniano nemmeno le mani pesanti delle imposte, delle tariffe e dei prezzi, che con molto “tatto” stanno alleggerendo le tasche dei lavoratori e dei pensionati.

La movimentata quotidianità, a volte frenetica, non permette ad una consistente parte dell’opinione pubblica di analizzare e valutare attentamente le scelte degli amministratori politici chiamati dai cittadini, sulla base di programmi elettorali che appaiono più promesse che certezze, a governare almeno con sincerità e trasparenza, senza nascondere dietro il sorriso di circostanza la pesante e negativa realtà.

Constatare che nel nostro Paese le cose vadano malissimo, rispetto alle previsioni di crescita, non è una vergogna da mascherare: le questioni devono essere evidenziate chiaramente, affinché un convinto e partecipato gioco di squadra (basato su impegno e rigore) possa capovolgere il risultato, vincendo la partita sul campo di una programmazione tanto necessaria quanto urgente: dagli investimenti alle nuove tecnologie, dalla qualità produttiva alla stabilità del mercato del lavoro.

I comizi sui dazi alle frontiere possono rallegrare qualche ascoltatore ma il giorno dopo, seriamente, vanno affrontati i problemi in una visione comunitaria europea, per contribuire a realizzare un mercato mondiale basato sulla correttezza e sulla ripartizione delle merci, tenendo presenti le specifiche situazioni, quantitative e qualitative, delle singole nazioni o, meglio, dei vari continenti.

L’Italia (come tutto l’occidente tecnologicamente industrializzato), i suoi spazi nei consumi interni e nelle esportazioni commerciali potranno consolidarsi e allargarsi soltanto attraverso la ricerca, gli investimenti sulla qualità dei prodotti, il sostegno alla formazione professionale, il rinnovamento e l’adeguamento delle infrastrutture viarie, l’equa politica dei prezzi, il favorevole credito bancario.

In questo quadro, schematicamente dipinto, i lavoratori e i pensionati vengono “impressi” nella tela delle difficoltà. Il “pittore” (nel caso, il presidente del Consiglio), con smagliante sorriso, continua ad affermare che non c’è da preoccuparsi, perché dalla “ronda” (il governo) che sorveglia il “castello” (lo Stato) arriva il fatidico grido: “tutto va bene, dormite tranquilli”.

Gli “armigeri” (i ministri), sulla merlatura della fortificazione, non vedono i “nemici” (l’inflazione e la recessione) già alle porte, poiché sono maggiormente presi dai loro litigi, dall’ubriacatura del potere e dalle perverse logiche di appartenenza partitica e territoriale.

Il “regnante”, sul trono del comando, aveva “giurato fedeltà al popolo” usando la formula: “le tasse non aumenteranno”, rivelatasi nei fatti solamente una favola raccontata da “cuor di coniglio”.

I contribuenti attanagliati dalle “vessazioni” delle imposte nazionali, regionali e comunali, danneggiati dall’aumento delle tariffe, colpiti dall’innalzamento dei prezzi e maltrattati dai ticket sanitari, contestualmente sono calorosamente, ma strumentalmente “vezzeggiati”: amorevolmente accompagnati dentro una macchina, senza controllo, lanciata verso la tassazione dalle perenni fauci in movimento, una voragine mai sazia di soldi, soprattutto quelli dei lavoratori e dei pensionati.        

Nel merito, per chi è chiamato (vale a dire obbligato) a versate quasi il 45 per cento del proprio reddito (va ricordato come negli ultimi anni il potere d’acquisto delle pensioni sia sceso di circa il 20 per cento rispetto al Pil) alle casse delle pubbliche amministrazioni e dei pubblici servizi, subire vessazioni o ricevere strumentali “vezzeggiamenti” non cambia nulla: sono le due facce della stessa medaglia, raffigurante l’incremento continuo del costo della vita.   

Il Governo e la Giunta regionale del Veneto, come “vezzo”, vorrebbero addolcire le pillole del prelievo fiscale e della compartecipazione alla spesa sanitaria e assistenziale, non comprendendo che le medicine molto amare nel tempo vengono rifiutate. Se i “medici” della politica governativa non cambieranno radicalmente le loro “ricette”, inevitabilmente i “pazienti” (i contribuenti fin troppo responsabili) protesteranno.

Vi sono tutte le oggettive motivazioni per una mobilitazione popolare dei lavoratori e dei pensionati, auspicando una convergenza sindacale delle Confederazioni Cgil, Cisl e Uil.

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