Trascorso il Natale, una riflessione sul Bambino che ogni anno rinasce: ma in che mondo e fin quando?
Dove vado a nascere quest’anno? Ti sei chiesto, Bambino, in un giorno di settembre quando ancora il sole era caldo ma non bruciante. Certo dovevi preparare tutto il bagaglio di cose che ti servivano per allestire l’evento e predisporre le comparse, studiare le stelle, tutto doveva essere pronto perché l’attesa fosse ripagata. Ormai ti ci vuole un tir per trasportare asinello e bue, la mangiatoia, qualche balla di fieno e un pastore di scorta perché non si sa mai. Tu avevi già guardato in internet la situazione del mondo, ti eri consultato con tua madre che preferiva comunque un posto un po’ caldo e desertico perché faceva autentico. Tuo padre era stanco di secco e avrebbe preferito una zona più fresca, verde, dove c’erano alberi e vallate con acqua fresca. Certo lui era un falegname. E poi bisognava considerare l’arrivo degli ospiti e ce ne erano di riguardo ed era necessario trovare alloggi adatti a loro.
Tu sapevi che ai nonni e nipotini piace costruire i presepi, metterci la capanna con tutto il necessario che è diventato di rito, e poi aggiungere le capanne, le statuine e pure l’acqua che corre nei torrenti di stagnola. A ognuno di loro piace fare il proprio presepio e ci sono quelli che mettono i grattacieli e altri i nevai.
Tu li hai accontentati e sei andato dappertutto, al caldo e al freddo, sulla mangiatoia o sul fasciatoio profumato. Dappertutto dove ti volevano e credo anche che tu, Bambino, andassi dove non ti volevano, sotto mentite spoglie. Ti aggiravi nei vicoli delle grandi città senza farti notare. Ma Tu… cosa pensi Tu, Bambino? Verrai anche quest’anno? E dove nascerai?
Certo nei nostri cuori, ce lo hanno sempre detto, ma dove potremo accorrere anche noi, col pastore e l’uomo del pane e lo sceicco col cammello e le donne che raccolgono olive grano e mele; quello dei pomodori e quelli dei kiwi, la contadina con le sue galline, tutti, anche l’uomo d’affari con la sua borsa di pelle e l’impiegato con lo zaino, la studentessa, il macellaio, la modella e il cantante di successo, la maestra, il magistrato, la rettrice dell’università e il presidente della Repubblica?
Mi piacerebbe vederti nascere nei posti di guerra dove per tua magia smettano di ammazzarsi a vicenda e facciano come nei film della 2° guerra mondiale dove cantano insieme e si stringono la mano (ma non solo per un giorno).
Mi piacerebbe vederti fra le rovine di case e strade bombardate e ce ne sono tante nel mondo. Anche nelle periferie delle città dove non c’è guerra ma non c’è neanche pace, solo difficoltà e paura. E negli ospedali dove c’è dolore e sofferenza. Nelle prigioni dove stanno chiusi, nei mercati e nei bazar dove tutto è aperto, nelle stanze dove si prendono le decisioni. Nei villaggi dove sono state rapite le donne e bruciate le capanne e dove la fame miete tante vite.
Mi piacerebbe vederti nelle chiese senza incensi, nelle moschee e sinagoghe e templi senza disturbare. Nelle case dove le persone non si parlano e in quelle dove si grida.
Anche quest’anno verrai?

