“Cacciatrice di attimi”: a Montegrotto la mostra dell’artista Cristina Rampazzo
L’11 aprile a Montegrotto Terme, nella sede dell’Associazione Villa Draghi, alle ore 17.30 si inaugura “Cacciatrice di attimi”, mostra delle opere di Cristina Rampazzo. Un’artista che nasce a Padova, dove ora è tornata da un percorso di vita che l’ha portata in luoghi di grande spiritualità in Italia e all’estero, sospinta da una visione olistica dell’esistenza, alla ricerca di un equilibrio interiore, che sempre traspare dalle sue opere. Sviluppa notevoli competenze come graphic designer versata nella comunicazione visiva, prestampa, illustrazione digitale e progettazione grafica: a questo proposito ricordo la notevole produzione di loghi, poster e volantini oltre a illustrazioni e concept creativi dal tratto deciso, molto curato nei dettagli e nella coerenza visiva.
Le sue competenze digitali trovano fondamento in una solida base artistica tradizionale, frutto di un costante studio e pervicace intento di aggiornamento continuo, e nelle basi apprese negli anni trascorsi al Liceo Artistico Statale di Padova: nell’attività artistica ama impegnarsi sia nel disegno a mano libera sia nella pittura sia, infine, nella creazione di oggetti artistici. Appare quindi evidente che la sua autentica vocazione è per la pittura, la cui produzione è contrassegnata da qualche rara esposizione in mostre, per lo più collettive, in luoghi ritrosi, appartati, a Sarzana (Liguria), ad Assisi, a Terni, perché la sua arte è parte di lei stessa, nasce dalla sua profonda interiorità e, come tal volta accade, ne è gelosa, la tiene per sé come un tesoro nascosto tutto suo, precluso agli altri.
Serenella Vianello, amica poetessa di Sarzana, cogliendo questa caratteristica, dice di lei: “Cristina esce ed esordisce da un silenzio quasi eremitico e di ascolto umile in cui accoglie e vede i battiti della vita con immagini spontanee che raccontano i passaggi del tempo dalla leggiadria alla maturità. Potrebbero sembrare semplici e invece nascono dall’autenticità del cuore”. L’esperienza con il maestro Maurizio Trentin rimane per sempre visibile alla base del segno e, particolarmente, in quello che è il suo genere pittorico preferito: il ritratto. Nascono opere che non sono semplice riproduzione del reale, ma che carpiscono uno stato d’animo profondo come la gioia, il turbamento, l’irrequietezza. È la sua visione olistica della vita, dell’uomo, che s’impone nelle opere.
Attenta osservatrice, è cacciatrice di attimi: un sorriso, uno sguardo visto come specchio d’interiorità, una posa evocatrice di sogni e visioni. Lo stile realistico, life motive in quasi tutta la sua produzione artistica, rende l’importanza non solo del possesso della tecnica, ma anche della capacità di guardare davvero: non la superficialità di una copia, ma un modo di comprendere la forma, il sentimento, la luce. La sua creatività è caratterizzata da un segno meticoloso, quasi perfezionista, che tal volta vuole evadere e rendersi più istintivo. Dotata di grande versatilità, la Rampazzo cerca la Sua realtà, contrassegnata da colori solari che esprimono forza e vitalità, soprattutto i bianchi, i gialli, gli arancioni e nell’atto creativo usa tutte le tecniche dalla matita, al pastello, all’acrilico, all’olio, dipinge su carta, tela, legno e su materiali di recupero.
Nei numerosi Autoritratti appare evidente la sua poliedrica personalità: essi nascono da una profonda introspezione, traducendo l’identità in evoluzione metamorfica continua. In tal misura il volto su tela o su carta della Rampazzo appare ora emergere sofferente e volitivo da un fondo scuro, quasi volesse uscire dalla tela per affrontare una difficile realtà, ora ironico e irridente, quasi volto birichino di un folletto, ora pacato, pensoso privo di profondità spaziale, ma arricchito da un decorativismo simbolico che richiama quello del ritratto di Adele Bloch-Bauer di Gustav Klimt.
Al centro della produzione artistica della Rampazzo vi è la Donna: si susseguono, infatti, opere con raffigurazioni di donne al centro, sempre sole, che paiono dissolversi davanti agli occhi, non intrappolate nella rigidità della linea, ma che fluttuano tra fiori e fili d’erba o tra evanescenti albori, portatrici di luce, quasi fiabesche creature, che interpretano alla perfezione l’olistico pensiero della Rampazzo. Sono Carolina, Eva, Giulia, Roberta, Nirbi, che, uscite dalla realtà della vita quotidiana, a passo di danza o mosse da leggera brezza, paiono sorrette da un sentimento mistico, che trascende la logica razionale, ponendole in uno stato che fonde il sé con il tutto, compenetrandole nella Bellezza e nel Sogno. I colori sono quasi sempre solari, chiari, ma accompagnati anche dall’uso dei rossi e degli arancioni, il tratto vuol essere lieve per lasciar sfuggire l’immaginario, come la mano da cui fugge Eva in “Libertà sospirata”. Klimt, l’artista più amato dalla Rampazzo, con discrezione fa capolino nei prati fioriti, nei capelli biondi o rossi, nei volti iconici. Rari sono, invece, i ritratti maschili: tra i più significativi: “Cocis” in tecnica mista e “Un amico”, dipinto di getto ad acquarello e “Osho, maestro spirituale”.
Alla ricerca di un percorso di trasformazione interiore Cristina Rampazzo si reca più volte in India. Da questi suoi viaggi, ne ricava una esperienza spirituale profonda, di meditazione, raccogliendo quello che Pasolini chiama “l’odore dell’India”, che nelle sue raffigurazioni si esprime con alcuni ritratti al femminile, in cui la donna si rivela affascinante, avvolta in sari dagli splendidi colori, adornata da gioielli raffinati, semplicemente truccata, con lunghi capelli neri, occhi dalla grande espressività e con sorriso enigmatico. Da questa esperienza orientale emerge un’opera molto particolare “Rami danzanti”, che vuole esprimere la complessità dei rapporti umani, che trovano rappacificazione nell’esperienza contemplativa indù. “Rami danzanti” fa parte di una vasta produzione en plein air, in cui spesso si può notare la particolare attitudine della Rampazzo nell’uso della matita. La matita è per lei, immediatezza, realismo, sicurezza: da essa escono rappresentazioni di volti, animali, paesaggi, realizzati con maestria e naturalezza. Tra i disegni significativo il ritratto della madre, caratterizzato da originalità e essenzialità del messaggio. Il volto, che emerge da un fondo luminoso, avvolto in un aura di mistero, solo parzialmente visibile, la veste che ricorda “Rami danzanti” indicano la complessità dei rapporti madre e figlia, il detto e l’inespresso, la luce e il segreto.
La ricerca continua del profondo e del contemplativo portano l’artista a riprodurre paesaggi che esprimono pace e tranquillità. Nascono così opere (su carta e su tela in acrilico) che rappresentano il paesaggio toscano, visto come esperienza sensoriale, perché terra che invita a sensazioni di equilibrio e rigenerazione. La linea morbida delle colline brune ed i cipressi scuri indicano una dimensione senza tempo in armonia con uno spazio indefinito. Sempre legata ad uno spirito contemplativo, la nostra autrice riproduce più volte anche paesaggi liguri e, in particolare, il ponte di case di pietra a Sarzana: connessione profonda tra natura e storia dell’Uomo, che induce alla riflessione e alla scoperta del sé. Il ponte viene raffigurato con varie tecniche: sia in acrilico sia a matita a mano libera. L’evoluzione dell’interpretazione del paesaggio si sviluppa nella recente raccolta di acquarelli “Anime della Natura”, ancora in fieri, profondamente legata alla visione olistica, in cui il tratto cede il posto alla sensorialità, all’emozione ed il colore si esprime in nuance di beige e giallo: figure evanescenti nella natura si muovono intorno ad un fuoco primordiale, principio di purificazione e di energia trasformatrice.
Dall’exscursus qui presentato della produzione artistica di Cristina Rampazzo si avverte costantemente l’impellenza di rinnovarsi, di cercare tecniche e tematiche che più si adattino alla sua sensibilità: questo accade anche nella sua più recente produzione, in cui si accosta all’arte astratta e in particolare all’astrattismo sensoriale, individuando la sua fonte d’ispirazione nell’ interiorità, nelle sensazioni ed emozioni ed esprimendosi di getto nel colore visto come fonte di luce e di energia. Cristina si guarda intorno e tutto, anche le piccole cose, paiono chiederle un messaggio, un richiamo, a cui lei risponde con naturalezza e con la semplicità che le è propria: così nascono oggetti originali costruiti con materiali spesso di recupero legati alla natura, agli animali, alle piante come la lampada costruita con una radice d’edera, il serpente nato da un pezzo di legno, la riproduzione di Danae di Klimt su un tubo di cartone, riciclo di un contenitore, e così via.
La produzione artistica della Rampazzo, pur varia nelle sue forme, presenta un fil rouge che unisce ogni opera: è caratterizzata da indiscutibile competenza e abilità, ma anche e soprattutto da una non comune capacità di cogliere gli attimi, di aprire finestre nell’interiorità, invogliando l’osservatore a riflettere sulle complessità inducendolo a quella visione olistica dell’esistenza, alla ricerca dell’equilibrio universale, che sono l’anima di questa artista. Da tutto ciò il titolo della mostra, “Cacciatrice di attimi”.




