L’ora di religione nelle scuole: in un convegno le proposte per rinnovarne l’insegnamento

Un convegno a Milano per gettare le basi della futura “ora di religione”. Ma chi ancora la frequenta? La scuola dell’infanzia e quella primaria vedono ancora una massiccia partecipazione, mentre nella scuola secondaria superiore il tasso di chi chiede d’essene esentato è in continua crescita. In alcune circostanze, l’insegnante di religione si trova senza alunni. Come rendere l’ora di religione ancora appetibile ai giovani del nostro tempo? È un dato di fatto che l’attuale insegnamento non sia in grado di rispondere alle esigenze di fornire una cultura religiosa di base né di porre gli studenti di fronte ai grandi temi che attraversano la nostra società secolarizzata.
È questo l’interrogativo, di difficile soluzione, che si sono poste le associazioni “Noi Siamo Chiesa” e i Centri culturali protestanti che hanno organizzato l’8 ottobre scorso, presso la sede della libreria Claudiana di Milano, un incontro dal titolo “La cultura religiosa nella scuola pubblica”. L’incontro prendeva spunto da un articolo del vescovo di Pinerolo, monsignor Derio Olivero, presidente della Commissione episcopale per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, pubblicato nella rivista “Vita del clero” (n.7/8 nel 2024) edita da Vita e Pensiero, casa editrice dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.
IL DIALOGO INTERRELIGIOSO
Il vescovo cerca di rispondere alla domanda di come l’insegnamento della religione possa essere efficacemente proposto in un mondo plurale, segnato dalla convivenza e dal confronto tra fedi e opzioni culturali diverse. Samuele Bernardini, del Centro Culturale Protestante del capoluogo lombardo, sostiene che “è uno dei temi principali che caratterizza da molti anni le attività della Consulta laica di Milano”, una ‘associazione di associazioni’ attiva dal 2009 al 2020 e che aveva proprio alla Claudiana la sua sede operativa. Le due associazioni che hanno organizzato l’incontro sono state proprio tra le associazioni che hanno fondato la Consulta laica. Bernardini ha incontrato in particolare quattro persone che hanno accompagnato in questo percorso la Consulta: Vittorio Bellavite (Noi Siamo Chiesa), Massimo Clara (Associazione Nazionale Giuristi Democratici), Donatella di Gaetano (Circolo Carlo Rosselli di Milano) e Pierino Manzoni (Circolo Giordano Bruno di Milano). Per quanto riguarda l’insegnamento della religione cattolica monsignor Olivero ha detto: “È un tema su cui è assolutamente urgente iniziare a pensare, non per risolverlo nell’immediato, ma perché in futuro sicuramente bisognerà riformarlo e quindi è necessario cominciare a entrare in questa prospettiva”.
DALL’ITALIA CATTOLICA ALL’ITALIA DELLE RELIGIONI
“Stiamo vivendo in un cambiamento d’epoca, che necessita nuovi paradigmi: non basta quindi modificare o aggiustare un po’ l’insegnamento della religione cattolica, renderlo un po’ più breve o diverso; io credo di fronte ai cambi di paradigmi bisogna osare pensare l’insegnamento in modo radicalmente nuovo”. In cosa consiste il cambiamento d’epoca? “Nel giro di pochi anni in Italia si è passati dall’Italia cattolica all’Italia delle religioni; da un’Italia cattolica a un’Italia di persone che spesso non appartengono ad alcuna religione”. L’Italia in pratica è diventata meno nazionale e più ecumenica e dall’insegnamento di un’unica religione è passata al dialogo interreligioso. Oggi molte persone non appartengono a nessuna religione o coltivano una religione fai-da-te, una religione personale che non si identifica con nessuna confessione religiosa. Come si svolge ora l’insegnamento? Monsignor Olivero ammette che è confessionale e manca, quindi, di quella attenzione alla pluralità delle opzioni che caratterizza l’attuale fase storica. Dall’altra parte, aumenta il numero degli studenti che non si avvalgono dell’ora prevista dall’ordinamento scolastico e che quindi sono destinati a non affrontare mai la questione della religione, e delle religioni, nella società contemporanea.
UN ABBASSAMENTO DEL LIVELLO DI INSEGNAMENTO
Nella situazione attuale “il fatto che l’insegnamento sia facoltativo genera un abbassamento del livello dell’insegnamento stesso”. I docenti di religione devono fare i salti mortali per riuscire ad avere ancora qualche studente in classe e i salti mortali sono sì stimolanti, perché portano a dare il meglio di sé, ma comportano necessariamente un abbassamento del livello e degli obiettivi disciplinari perché, se ti mostri esigente, gli allievi specialmente nelle scuole secondarie superiori preferiscono non avvalersi, anche rinunciando all’ora alternativa così da poter uscire da scuola. Che fare, quindi, di fronte a studenti che hanno scambiato l’ora di religione con un momento di svago o perdita di tempo? Monsignor Oliveropropone che la Chiesa cattolica faccia un passo indietro su un diritto sancito dal Concordato e che rifletta, insieme allo Stato e alle altre confessioni religiose presenti in Italia, su come realizzare un insegnamento serio e obbligatorio del fenomeno religioso, che abbia la dignità di tutte le altre materie scolastiche.
UN INSEGNAMENTO NON CONFESSIONALE
Ilaria Valenzi, consulente legale per la Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (in particolare sui temi della libertà di religione e di coscienza nell’ambito della Commissione per i Rapporti con lo Stato), nel suo intervento ha rilevato come sia importante che anche in ambito ecclesiastico si avverta necessario rivedere l’impianto dell’insegnamento della religione, rinunciando alla prerogativa della confessionalità delle lezioni. Ha ricordato quindi la cornice europea in cui questa riforma andrebbe inserita, cioè soprattutto i “Principi guida di Toledo” per l’insegnamento delle religioni e dei credi nelle scuole pubbliche, elaborati dall’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani dell’Ocse nel 2007, che richiamano la formazione religiosa come essenziale in chiave interculturale, interconfessionale e aperta; ma anche l’articolo 4 dell’“Agenda 2030”, dove espressamente si fa riferimento a una istruzione religiosa “di qualità”, lasciando però la declinazione del termine all’autonomia dei singoli Stati dell’Unione.
UN INSEGNAMENTO SCIENTIFICO
Giuseppe Delana,di Noi Siamo Chiesa, ha ricordato i principi che da anni la sua associazione ritiene irrinunciabili per un rinnovamento dell’ora di religione: la difesa della laicità dello Stato e del pluralismo religioso, ma anche la coscienza del diffondersi di un analfabetismo religioso imperante. Alla luce di questi principi, Noi Siamo Chiesa propone un insegnamento scientifico obbligatorio di storia delle religioni, lasciando come attività alternativa – per chi non volesse avvalersene – lo studio dell’etica; il programma andrebbe predisposto dallo Stato, come avviene per tutte le altre discipline scolastiche, e non più dalla Chiesa. Noi Siamo Chiesa propone inoltre il possibile abbinamento dell’insegnamento della religione con un’altra disciplina, quando ce ne siano le condizioni (in Italia già accade con le cattedre di Storia e Filosofia, Economia e Diritto, Greco e Latino…), l’abolizione dell’idoneità all’insegnamento rilasciata dall’ordinario diocesano e, infine, la formazione dell’insegnante a cura sia della Chiesa che dello Stato.
ABOLIRE IL MONOPOLIO DELL’INSEGNAMENTO
Francesco Verducci,senatore del Partito Democratico, si è detto convinto dell’esigenza di superare il monopolio cattolico sull’ora di religione, in una società sempre più multiculturale, ma in cui il dibattito resta ancora troppo spesso polarizzato e legato a ignoranza e a pregiudizi. Nel dibattito seguito agli interventi dei relatori è emersa l’imprescindibile esigenza di ridiscutere l’impianto dell’insegnamento della religione, senza sottovalutare problemi quali la revisione del Concordato, il ricollocamento degli oltre 20.000 docenti di religione attualmente in servizio e il coinvolgimento di altri soggetti nell’elaborazione del nuovo programma. Tutti aspetti che rendono il percorso lungo, ma in prospettiva inevitabile.

Derio Olivero

Senatore Francesco Verducci

Ilaria Valenzi
