Vantaggi e rischi dell’Intelligenza Artificiale nella scuola: le iniziative delle istituzioni padovane

Oggigiorno il termine IA, o Intelligenza Artificiale, tiene desta la curiosità non solo tra investitori e imprenditori del settore tecnologico, ma anche tra le molteplici persone che aprono un browser, digitano una domanda e hanno la sensazione che a rispondere sia una persona in carne ed ossa, impegnata a risolvere il problema insieme a loro. Al di là dell’entusiasmo, delle “allucinazioni” (così vengono chiamati gli errori o le imprecisioni nelle risposte, n.d.r) o della struttura azionaria di OpenAI, l’intelligenza artificiale si presenta come una tecnologia i cui usi vengono scoperti solo dopo la sua implementazione. I confini, allora, si fanno porosi e presentano effetti collaterali, dilatandosi in ambiti che sfuggono all’iniziale obiettivo. Ne consegue un senso di instabilità, esteso all’intera vita sociale, dove si scontrano due tendenze politiche agli antipodi anche per quanto riguarda l’IA: capitalismo e socialismo. Il primo, identificato nei neoliberisti della Silicon Valley, crea mondi e prospera grazie alla contaminazione incrociata tra i diversi ambiti, monetizzando l’impurità. Il secondo, invece, chiede di regolamentare le piattaforme, di tassare i profitti straordinari, di nazionalizzare le aziende leader, di collegare i modelli a un apparato di pianificazione. In sostanza, si tratta di un progetto per ricostruire collettivamente la vita materiale, non solo per ridistribuirne i risultati.

Che dire dell’uso che ne fanno le varie strutture scolastiche? Nel 2025, il Ministero dell’Istruzione e del merito ha emanato delle linee guida per l’adozione consapevole e responsabile dei sistemi di Intelligenza Artificiale, tenendo presenti i documenti programmatici internazionali e nazionali. Vengono fissati, pertanto, i principi di riferimento e i requisiti etici, tecnici e normativi per consentire alle tecnologie di facilitare le pratiche gestionali, per ottimizzare i processi amministrativi, ma anche per supportare l’attività didattica. Quest’ultimo aspetto serve a rafforzare la competitività del sistema educativo italiano, preservandone la qualità, promuovendo l’equità e invitando studenti e Istituzioni scolastiche a sfruttare le potenzialità dell’IA con la giusta consapevolezza.

Come hanno risposto le istituzioni padovane a tale iniziativa? A distanza di un anno, è possibile trarre alcune considerazioni. In città e in provincia, l’Intelligenza Artificiale si è diffusa, soprattutto, attraverso la formazione degli insegnanti, le sperimentazioni didattiche e le collaborazioni con l’Università. Dalle fonti pubbliche disponibili, non emerge ancora una rilevazione completa delle scuole padovane che la utilizzano stabilmente. Fanno eccezione l’Ateneo, che ha coinvolto il Liceo Fermi nel progetto europeo AI2Schools, discusso presso il Dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Padova, nell’ottobre 2025. L’obiettivo di tale ricerca è quello di integrare l’IA nella scuola secondaria, producendo linee guida, materiali e attività rivolte agli studenti e ai docenti, con attenzione a STEM (acronimo che raggruppa le discipline scientifiche, tecnologiche, ingegneristiche e matematiche, n.d.r.), etica e consapevolezza critica.

Seguono il Primo Istituto Comprensivo di Padova, che ha attivato un Corso per docenti della primaria e secondaria, orientato a favorire creatività e pensiero critico – con particolare attenzione alla cautela nell’uso – mentre il Comune, tramite il “Progetto Giovani” e i punti “Digitale Facile”, ha proposto corsi di formazione per insegnanti delle scuole medie e superiori. L’approccio comprende la scrittura efficace dei “prompt” – ossia gli elementi, testuali o grafici, che compaiono sul monitor del computer in attesa di un comando – e l’impiego dell’IA come supporto collaborativo, ma non sostitutivo dell’insegnante. In altre parole, l’IA può essere adoperata per preparare lezioni, esercizi, rubriche di valutazione e materiali graduati; personalizzare l’apprendimento, semplificando testi o producendo attività differenziate; sostenere l’inclusione mediante sintesi, traduzione e riformulazione; studiare il funzionamento degli algoritmi compresi errori, pregiudizi e limiti; sviluppare pensiero critico, confrontando le risposte dell’IA con fonti attendibili; supportare gli studenti, a condizione che l’uso sia dichiarato e non sostituisca il lavoro personale.

Naturalmente, molteplici rimangono i rischi, in quanto è necessaria una particolare attenzione per tutelare la privacy dei minori, i dati personali, le risposte inventate, i pregiudizi algoritmici, la dipendenza dagli strumenti e l’autenticità delle verifiche. Tuttavia, nell’intero territorio padovano, è emerso l’orientamento di un’adozione guidata e critica dell’’IA, trattata contemporaneamente come strumento didattico e oggetto di educazione digitale.

Non “intelligenza generativa”, dunque, in grado di produrre scritti, immagini, video o musica in risposta a dei comandi testuali, come accade nei diffusi sistemi ChatGPT, Gemini di Google o Bedrock di Amazon, solo per citare qualche nome. Le sue potenziali applicazioni si estendono a una vasta gamma di settori tra cui lo sviluppo software, il marketing e la moda, l’editoria, la scoperta di farmaci, la corrispondenza dei colori per identificarli e replicarli con precisione… A contatto con determinati strumenti, l’operatore sviluppa nuove competenze e sensibilità, imparando che alcuni usi sono destinati alla cura e altri alla sorveglianza o che alcune interfacce invitano alla didattica mentre altre incoraggiano l’inganno. In quest’ottica, la tecnologia si trasforma in uno dei “luoghi” primari per la formazione dei valori: integrati nei posti di lavoro, nelle scuole, nei centri sanitari e nelle cooperative, i sistemi di IA a gestione collettiva dovrebbero consentire la creazione di nuovi mondi, la stessa finalità rivendicata dall’imprenditore per il capitale, ma senza l’imperativo dell’accumulazione che preclude percorsi inesplorati.

Questa, però, è un’altra storia. Proprio di recente OpenAI e Anthropic, le società americane che gestiscono ChatGPT e Claude, i due modelli occidentali di IA più diffusi, hanno lanciato un grido d’allarme, forte e chiaro, aprendo alla possibilità di rallentare lo sviluppo dell’IA per contenerne i rischi. Non a caso il fondatore di Anthropic teme l’“auto-miglioramento ricorsivo”, ossia la capacità dell’IA di contribuire allo sviluppo della generazione successiva di modelli, con il pericolo di prendere il sopravvento sul controllo umano.

Se Sam Altman di OpenAi e Elon Musk di xAi e Grok concordano con Dario Amodei nell’auspicare una riduzione della ricerca, garantendo così la sicurezza del mondo intero, Donald Trump ritiene inaccettabile tale eventualità, in previsione del predominio tecnologico su Pechino, come dichiara senza usare mezzi termini: “Siamo all’avanguardia rispetto alla Cina e, francamente, voglio che rimanga così, perché chi vince nel campo dell’Ai, vince su tutto”.

Che l’intelligenza artificiale sia la panacea dei problemi sociali d’oggi e di domani, o possa provocare conseguenze estreme per l’umanità, non siamo in grado di stabilirlo con certezza: potrebbe non volerci molto tempo, però, per scoprirlo.

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