Uno sguardo sull’oggi e il domani del Veneto tra proposte, opportunità e sfide
Fabio Bui, 61 anni, ex Presidente della Provincia di Padova e già Sindaco del Comune di Loreggia, ha risposto ad un forum organizzato da alcuni giovani padovani, impegnati nell’associazionismo, interessati al tema della partecipazione alla politica e sulle prospettive future per la provincia di Padova. Ne riportiamo qui alcuni passaggi.
Presidente, lei da qualche tempo si è appartato dalla partecipazione attiva nella politica, ma resta sempre disponibile, come in questa circostanza, a portare, quando richiesto, il suo contributo nel dibattito.
“Sono fuori dalla politica un po’ per scelta e molto perché oggi comandano più i ‘cacicchi’, seminati qua e là, che determinano chi deve avere più o meno spazio nella politica attiva. Siccome sono persona poco incline a lavorare sotto dettatura me ne sto fuori, anzi diciamo “sulla riva del fiume…”, e laddove mi viene richiesto porto il mio contributo di idee ed esperienze maturate come sindaco, Presidente della Provincia di Padova e in altri ambiti a livello regionale”.
Non pensa di tornare a fare il Sindaco?
“Le ‘minestre riscaldate’ non fanno mai bene a nessuno. Piuttosto sono da sempre un sostenitore del ‘doppio mandato secco’ per tutti gli incarichi elettivi, dai Parlamentari ai Sindaci. Dieci anni sono più che sufficienti per chiudere i lavori e lasciare nuovi progetti. Diversamente si rischia di trasformare il ‘servizio nella politica’ in un ‘lavoro per il politico’, con degenerazioni connesse. Occorre dare spazio a figure nuove; la serietà e la competenza dell’amministratore pubblico si misura non solo sulle opere realizzate, ma anche sul non facile compito di creare una alternativa al proprio ‘io’. La disaffezione per la politica sconta anche questa causa: sempre le stesse facce ai posti di vertice”.
Lei in questi anni è intervenuto su tanti temi sociali, ma quello della necessità di infrastrutture è stato da Lei più volte ripreso; oggi, in particolare, anche la Regione del Veneto sembra meno sorda.
“Prima da Sindaco e poi da Presidente della Provincia, talvolta nel silenzio di altri amministratori locali, ho più volte richiamato alla necessità del collegamento dell’area centrale dell’economia veneta, insediata nel quadrante est della città di Padova con l’Europa. Lì ci si confronta con i principali mercati dell’economia, europei e mondiali: oggi occorre far sì che il prodotto non sia competitivo fino al cancello della fabbrica e poi, con il passare dei chilometri, si vanifichi tutto per mancanza di infrastrutture viarie e trasportistiche adeguate. Si ascolti il grido di allarme delle categorie economiche e si progetti il collegamento con la Pedemontana a Nord di Castelfranco”.
In questi giorni, ne hanno parlato anche i rappresentanti delle categorie economiche padovane.
“Non ne hanno parlato solo in questi giorni, ma almeno da dieci anni chiedono questo collegamento. Il silenzio in questi anni è stato assordante sia da parte della Regione, sia da parte del Comune di Padova che ha preferito chiudersi dentro le mura cittadine, piuttosto che guidare un’azione sinergica di sviluppo territoriale con gli altri comuni. Una occasione persa se si considera che nella figura del Sindaco di Padova si incardinava anche quella di Presidente della Provincia. Ma nel territorio la sua presenza è stata poco percepita”.
Oggi il Presidente della Regione, Stefani, ha riproposto lo stesso tema.
“Sì, Alberto Stefani è un amministratore che conosce bene il territorio avendo svolto il servizio di Sindaco di Borgoricco e di parlamentare di collegio. Da uomo concreto, che dimostra di saper ascoltare, ha riportato concretamente nel dibattito il tema del potenziamento della SR 308 ,dando priorità allo snodo già maggiormente intasato da Cadoneghe a Padova Est”.
Che ci sia di mezzo anche la consapevolezza che l’area è quella del nuovo ospedale?
“Certamente; ha fatto bene Stefani a partire proprio da lì! Io ho sempre ribadito nelle riunioni operative, dove ero invitato da Presidente di Provincia e in numerosi altri interventi pubblici, che l’Ospedale rischia di nascere senza una adeguata viabilità di accesso e di transito nell’area. L’ospedale non può rappresentate un colossale imbuto che mette in crisi tutta la rete viaria. Non fosse altro per la necessità dei mezzi di soccorso, che devono poter partire e arrivare senza trovare ostacoli. Quindi applaudo alla scelta di Stefani e mi auguro che intervenga presto”.
Torniamo al collegamento con la Pedemontana?
“Va progettato contestualmente, considerati anche i tempi necessari nel nostro sistema Paese per realizzare le opere pubbliche. Il prodotto ‘made in Veneto’ e in particolare ‘made in “Padova’ ha bisogno di presentarsi con costi competitivi soprattutto nel mercati di prossimità, che sono quelli europei, senza essere costretti ad estenuanti ‘caroselli’ lungo la rete stradale e autostradale. Occorre puntare diritto verso nord sfruttando la rete stradale attuale, che va riparametrata alle nuove esigenze. Padova dispone di due corridoi naturali che possono collegarsi alla Pedemontana: la Strada Regionale 308 e la Valsugana. Quello più veloce e più economico da realizzare, per i motivi poc’anzi affrontati, è certamente il corridoio della 308”.
Lei parla del quadrante est di Padova.
“Nell’area, che si estende per oltre 11 milioni di metri quadrati, sono insediate all’Incirca 3500 realtà aziendali e commerciali, con la presenza di circa 80mila lavoratori. A Padova Est è insediato il grande Interporto, che è uno dei principali hub logistici e terminal intermodali del Nord Est italiano e d’Europa. Sempre nella zona est è operativo il Maap, Mercato AgroAlimentare di Padova, una delle principali strutture per la distribuzione di prodotti ortofrutticoli freschi a livello nazionle e tra le prime del continente per volume di merci esportate, specialmente verso l’Europa orientale. Lungo sarebbe l’elenco delle grandi aziende che trovano sede in quel quadrante, spesso realtà leader in molti settori a livello internazionale: è per mantenerle ai vertici della produttività e competitività che dobbiamo cogliere l’urgenza di un collegamento diretto verso Nord”.
Molti contestano la Pedemontana Veneta.
“In Italia il partito del ‘no a tutto’ dispone di un buon consenso. Io invece considero la Pedemontana un’opera importante che può e deve servire un numero sempre maggiori di utenze. La definirei ‘uno dei corridoi economici del Veneto verso l’Europa’. Se errori ci sono stati, vanno giustamente contestati e, in particolar modo, andrebbe rivisto il contratto di servizio firmato che rende l’opera oltremodo gravosa per il Veneto. Ma oggi contestare l’utilità dell’opera in sé non ha senso. È necessario prendere atto che la strada esiste e bisogna farla funzionare al meglio. Nessuno può far tornare le lancette dell’orologio indietro di qualche decennio, la politica deve guardare oltre gli errori e proporre ogni azione per migliorare progressivamente la spesa. L’immissione di utenza commerciale e pendolare è una delle azioni possibili e remunerative. La politica, oggi più che mai, deve avere l’ambizione non di guardarsi alle spalle per trovare colpevoli, ma di trovare soluzioni a cose fatte male per non ripetere gli stessi errori”.
Concludendo
“La 308 e la Pedemontana non è un ‘vezzo’ di Fabio Bui o di Alberto Stefani, o di qualche amministratore che ogni tanto si sveglia dal torpore del silenzio. È tutta la rete delle aziende che costituiscono il motore di una delle aree economiche più importanti e vivaci in Europa a chiederla e, con essi, migliaia di pendolari che ogni giorno vi transitano. Ma soprattutto lo richiede il buonsenso di amministratori lungimiranti, che sappiano pensare al Veneto del domani”.
