Istituto Barbarigo, una giornata per studiare l’impegno civile di Sebastiano Schiavon

Dal passato al futuro: un’esperienza e un esempio di cittadinanza attiva

Il 23 gennaio è stata una giornata che non dimenticherò facilmente. Il tempo non era bello, ma non ha spento l’entusiasmo degli alunni dell’ultimo anno di liceo dell’Istituto Barbarigo di Padova; diciamo che anche la pioggia voleva partecipare a questo progetto! Progetto che ha come obiettivo la sensibilizzazione all’impegno civile e alla cittadinanza attiva attraverso la vita di Sebastiano Schiavon.

La giornata si è articolata in due parti: nella prima, studenti e docenti hanno visitato il Casone Ramei di Piove di Sacco e i suoi ambienti; nella seconda, ci siamo spostati nel teatro dell’Istituto Barbarigo per la presentazione. Il tutto è stato accompagnato da attività ludico-didattiche.

Nonostante sia stato ristrutturato e riadattato a museo, questo meraviglioso Casone bianco, con il suo ampio giardino e i vari distaccamenti, ci ha permesso di immergerci nella quotidianità di fine Ottocento e inizio Novecento, facendoci avvicinare alla realtà vissuta da Sebastiano Schiavon.

Il percorso si è sviluppato attraverso otto tappe, con gruppi di circa dieci ragazzi e ragazze che ruotavano tra le diverse postazioni. In alcune tappe i gruppi sono stati seguiti dalle guide dell’associazione che gestisce il Casone, persone meravigliose che non solo hanno condiviso il loro sapere, ma hanno saputo regalare anche sorrisi. Con loro, i ragazzi hanno esplorato gli spazi interni, osservato oggetti d’epoca e visitato i vari ambienti, come la cantina.

Nella postazione seguita da me, invece, è stato proposto il racconto di un mestiere ormai scomparso, il caviè, attraverso una storia che racchiude le testimonianze di persone che questo mestiere lo hanno toccato con mano. Il caviè era colui che, partendo da Elva (Cuneo), arrivava nelle nostre valli e nelle nostre campagne per tagliare i capelli di bambine, ragazze, donne ed anziane, le quali ricevevano del denaro in cambio, con il quale potevano sfamare la famiglia. Quei capelli venivano poi lavorati e venduti a grossisti che li inviavano agli artigiani europei per la produzione di parrucche destinate a signore parigine e lord inglesi.

Il perché di questo racconto risiede in una domanda che mi è sorta leggendo, appunto, di questo mestiere: al giorno d’oggi, nel mondo esteta in cui viviamo, saremmo in grado di sacrificare i nostri capelli, ad esempio, per poter provvedere a chi amiamo?

Ovviamente, immedesimarsi in quella quotidianità per comprendere la motivazione che spingeva a farlo non è semplice, ma il cuore della riflessione era proprio questo: mettersi nei panni di qualcun altro, spostare il baricentro della nostra attenzione da noi agli altri.

Le riflessioni di ragazzi e ragazze sono state meravigliose, in alcuni casi anche sorprendenti!

Tra le otto postazioni, ragazzi e ragazze hanno partecipato anche a due attività: la prima consisteva nell’assemblaggio di un puzzle (uno per ogni gruppo) con immagini d’epoca legate all’impegno, alla fatica, alla condivisione e al lavoro di squadra. Una volta completato, ogni gruppo scriveva sul retro una frase che riassumesse secondo loro quei concetti. La seconda attività, più simbolica, prevedeva che ciascun partecipante scrivesse su un bigliettino un desiderio per il proprio futuro, per quello di qualcuno in particolare o per la società. Poi, percorrendo un breve tragitto, ragazzi e ragazze dovevano “seminarlo” (attaccandolo a un riquadro), con la speranza che un giorno potesse germogliare, proprio come fa un contadino.

La prima parte della giornata si è conclusa con un panino, offerto gentilmente dall’associazione, e molte chiacchiere, prima di salire nei pullman per recarci all’Istituto Barbarigo.

Una volta arrivati è cominciata la presentazione. La figura di Sebastiano è stata brevemente ma significativamente introdotta da Massimo Toffanin, fondatore e presidente del Centro Studi onorevole Sebastiano Schiavon, il quale ci ha trasmesso, con le sue parole, la stima verso questa persona la cui storia è ancora troppo poco conosciuta. Abbiamo proseguito parlando nel dettaglio della vita di Sebastiano, del suo percorso di formazione, del suo interesse per la politica, delle sue azioni rivolte agli altri, della sua vita privata, dell’arrivo al Parlamento ma soprattutto del suo obiettivo, quello di creare una coscienza dei propri diritti nei lavoratori. Ciò che Sebastiano ha fatto è stato tanto, questo ci ha permesso di approfondire tematiche che non sono così lontane da noi, come lo sciopero, il diritto di voto, l’analfabetismo e l’importanza delle scelte. Tematiche che permettono grandi riflessioni e raccontano la nostra storia. Non abbiamo tralasciato, ovviamente, il contesto storico-culturale e sociale, fondamentale per poter comprendere profondamente la situazione in cui le persone vivevano e nella quale anche il nostro onorevole viveva.

Una volta “gettate le basi”, ci siamo concentrati sull’impegno civile: cos’è, perché è importante, dove ci porta, da dove arriva… il tutto tenendo sempre ben presente quello che è stato l’operato di Sebastiano. Per poter rendere il tutto più incisivo, la presentazione prevedeva alcuni video, tratti da documentari e da film. Una volta terminato il tutto, abbiamo iniziato a giocare!

Ad aprire le danze è stato un role playing a gruppi, il cui obiettivo era appunto la sensibilizzazione alla cittadinanza attiva. Ogni gruppo ha ideato una breve presentazione e individuato cinque azioni concrete su tematiche chiave, partendo dalla domanda fondamentale “qual è il primo passo che possiamo fare insieme per migliorare la nostra comunità?”.

Tutti dovevano dire qualcosa, anche solo una parola, e così hanno fatto… bellissimo!

Dopo una breve pausa, abbiamo concluso la giornata con un Gioco dell’Oca a gruppi, appositamente creato per l’occasione. Alcune caselle contenevano dei simboli che portavano ragazzi e ragazze a pescare delle carte contenenti informazioni o quiz inerenti alla vita di Sebastiano, al contesto storico-culturale e sociale, alle innovazioni dell’epoca.

Per me è stata un’esperienza incredibile! Non sapevo se ciò che avevo progettato e creato li avrebbe coinvolti, se li avrebbe portati a riflettere, se li avrebbe scossi in qualche modo, e oggettivamente non posso ancora dire che sia stato così. Ma vederli collaborare, confrontarsi, ridere e partecipare attivamente in ogni parte della giornata è stato un grande regalo per me.

Il tutto si è concluso con un grande applauso che mi ha emozionato e che io rivolgo, per ringraziarli, a Massimo Toffanin presidente del Centro Studi onorevole Sebastiano Schiavon, all’assessora alle politiche educative e scolastiche del comune di Padova Cristina Piva, ai Servizi Scolastici del comune di Padova nelle persone di Silvano Golin e Marcella Leone, all’associazione “Amici del Casone” e all’Istituto Barbarigo di Padova nelle figure della Preside Maria Pia Vallo e degli insegnanti presenti, ma soprattutto ai ragazzi e alle ragazze che hanno partecipato, senza i quali la giornata non avrebbe avuto lo stesso sapore; grazie per avermi permesso di entrare un po’ in contatto con voi, grazie per l’ascolto, per le vostre opinioni, per la partecipazione ma soprattutto per le risate!

Come è stato detto inizialmente, l’obiettivo era la sensibilizzazione all’impegno civile e alla cittadinanza attiva, obiettivo che non si può di certo raggiungere in una giornata, ma richiede un costante impegno nel perseguirlo. Una delle cose che ho imparato da Sebastiano è che l’impegno civile è una responsabilità riguardante ognuno di noi, non un concetto astratto; spero che ragazzi e ragazze prendano sempre più consapevolezza del loro potere di governare la realtà, perché ogni giorno possiamo scegliere se agire e come agire. Loro le cinque azioni concrete le hanno trovate, e voi?

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