Anno Internazionale delle Cooperative: un secolo di impegno per un mondo migliore

Le Nazioni Unite hanno proclamato il 2025 “Anno Internazionale delle Cooperative”. È un atto che mette in evidenza il ruolo strategico di queste associazioni nel concorrere alla formazione di un mondo più giusto, equo, sostenibile con la speranza che possa diventare migliore.
Da sempre, infatti, le cooperative sono il simbolo di un modello economico e sociale in grado di rispondere alle principali sfide. Basti pensare che nel 1883 a Loreggia, in provincia di Padova, viene fondata la prima Cassa Rurale in Italia ad opera del liberale-progressista Leone Wollemborg. Viene costituita come società cooperativa a mutualità prevalente, con finalità sociali e per la lotta alla povertà. L’economista veneto, che abitava a Loreggia, aveva ben capito che la creazione di un lavoro dignitoso, poteva servire allo sviluppo economico, e tali cooperative erano appunto formate da soci come espressione diretta delle comunità locali.

L’intento era di aiutare fittavoli, piccoli proprietari e la generalità del mondo agricolo a sollevarsi dalla miseria e a liberarsi dagli usurai, concedendo prestiti in denaro a interesse ridotto e con scadenze non troppo ravvicinate.

Anche la Chiesa si ispira all’iniziativa di Wollemborg e nel 1890 don Luigi Cerutti fonda la prima cassa rurale cattolica a Gambarare, in provincia di Venezia.

Inizia così un ciclo di fondazioni di casse rurali in ogni parrocchia delle provincie venete, tanto che Sebastiano Schiavon in un suo intervento ad una manifestazione di popolo in Piazza Eremitani a Padova, alla fine del 1909, afferma che in quell’anno risultano costituite nella provincia ben 71 casse rurali. Conclude dicendo, come riportato da La Difesa del Popolo: “… L’anno 1909 per Padova va registrato a caratteri d’oro nella storia dell’azione cattolica. Molto abbiamo fatto nell’anno primo e molto più faremo nel seguente, se tutti ci metteremo all’opera…” e continua incitando all’impegno collettivo perché più che di parole c’è bisogno di azioni ed esorta ad abbandonare ogni spirito di critica perché ciò è contrario alla carità cristiana, ritarda il bene e favorisce l’avversario.

E sempre nel 1909 Schiavon insiste affinché queste casse rurali sorte così numerose si costituiscano in Federazione delle casse rurali. Sempre su La difesa del Popolo del 1909 viene riportata la notizia di una riunione, con Schiavon in funzione di segretario, in cui si decide di istituire tale federazione

“considerando essere necessario provvedere perché le istituzioni di indole economica e specialmente le Case rurali abbiano da vivere e prosperare, come si conviene ad istituzioni cattoliche, che devono diffondere gli interessi morali e materiali dei soci, fu stabilito che quanto prima  anche a Padova, abbia da sorgere la federazione delle Casse rurali e quindi di tutte le istituzioni economiche come: cooperative di consumo, e produzione, Società di mutuo soccorso, Associazioni del bestiame, società per affitti collettivi”.

E 115 anni dopo, nel 2024, leggo in internet: “il 12 febbraio 2024 nasce la BCC Veneta,banca di credito cooperativo, che fonda le sue radici dai valori di BCC di Verona e Vicenza e Banca Patavina: orientata ai principi ispiratori di mutualità e localismo Partendo da storie ultracentenarie, la missione si riconferma fondata nella presenza capillare e nella relazione con famiglie, associazioni e piccole medie imprese, che sono linfa vitale per lo sviluppo sociale e dell’economia nelle province venete di Vicenza, Verona, Padova, Venezia, Treviso, Rovigo…”. Che dire di questo Sebastiano Schiavon, personaggio dimenticato? A Padova, nel 1909, lo troviamo tra i primi fondatori delle federazioni di casse rurali; nel 1910, a Cittadella, costituisce in Italia il primo sindacato veneto dei lavoratori della terra a carattere interprovinciale; nel 1915 presiede, nei comuni dell’alta padovana, i “Comitati di preparazione civile” antesignani della moderna protezione civile; nel 1921, tenta di fondare un nuovo partito, fuori dal Partito Popolare ed infine per alcuni mesi, prima di morire, entra a far parte della redazione de Il Popolo Veneto. Suggello, questo, di una vita votata all’impegno e alla dedizione verso chi aveva poco o nulla, sia in termini materiali sia di diritti.

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