Istituire la Giornata Mondiale delle Vittime dell’Inquinamento dell’Aria: una questione politica globale
In questa estate torrida, che sta causando diversi problemi di salute, anche con esiti letali, a molte persone fragili, il Ministero della Salute ha aggiornato a luglio il Piano Nazionale di Prevenzione degli effetti del caldo sulla salute contro le ondate di calore, con il documento Linee di indirizzo per la prevenzione. Ondate di calore e inquinamento atmosferico (https://storagehub.homnya.net/cmsimage/2026/07/lg-caldo-inquinamento-agg-2026_0.pdf). Il documento recepisce le più recenti evidenze scientifiche e le ultime raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), riconoscendo il caldo estremo e l’inquinamento atmosferico come parti di un medesimo problema con rilevanti ricadute sulla salute pubblica e sui sistemi sanitari nazionali. (https://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/caldo-killer-e-inquinamento-litalia-sempre-piu-fragile-il-ministero-aggiorna-il-piano-allarme-per-anziani-cronici-e-lavoratori-temperature-elevate-e-smog-diventano-ununica-emergenza-sanitaria/).
La relazione tra caldo estremo e inquinamento atmosferico si inquadra all’interno della consolidata evidenza scientifica che rileva lo stretto legame tra le emissioni di gas serra di origine antropica e i cambiamenti del clima in atto, come già riportato nel 2021 dal Sixth Assessment Report (AR6) dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Il documento del Ministero della Salute rileva che l’Italia nel “contesto internazionale, […] registra gli effetti più elevati del caldo sulla mortalità giornaliera”, evidenziando come la “vulnerabilità alle temperature estreme” sia “in aumento […] per effetto dell’invecchiamento della popolazione” (p. 7), ma anche per le diverse forme di vulnerabilità sociale. Per giunta, oltre gli anziani, “nuove evidenze sono disponibili sugli effetti avversi del caldo anche in fasce più giovani della popolazione affette da malattie croniche, in lavoratori all’aperto, in bambini piccoli, donne in gravidanza” (p. 7).
A un tale quadro, già di per sé critico, si sommano gli effetti dell’inquinamento atmosferico “la cui esposizione cronica”, secondo i dati del Ministero, “è responsabile” in Italia, “nel periodo 2016-2019”, di ben “oltre 70mila decessi totali” prematuri, attribuibili all’esposizione a livelli “di particolato fine (PM2,5) maggiori di 5 µg/m3” (p. 8), come raccomandato invece dall’OMS. Inoltre, secondo un’analisi più recente (2023), condotta dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA), le morti premature all’anno in Italia causate dall’esposizione al particolato fine (PM2,5) sarebbero oltre 43.083 rispetto alle 182.399 rilevate nell’Unione Europea (https://www.eea.europa.eu/en/newsroom/news/air-quality-improving-but-just-over-180-000-deaths-still-attributable-to-air-pollution-in-eu). A livello globale, invece, come ha rilevato l’OMS, l’inquinamento atmosferico sarebbe responsabile di quasi 7 milioni di morti premature all’anno in tutto il mondo (https://www.who.int/health-topics/air-pollution). Nello specifico, poi, come sottolinea la Fondazione Veronesi, secondo “il rapporto State of Global Air, l’inquinamento dell’aria è collegato ad alto rischio di parto prematuro e basso peso alla nascita, che rappresentano fattori chiave per la mortalità neonatale e morbilità infantile. Nel 2021, più di 570.000 neonati sono deceduti a causa di eventi attribuibili all’inquinamento atmosferico (sia indoor che outdoor)” (https://www.fondazioneveronesi.it/educazione-alla-salute/vivere-sano/inquinamento/impatto-dellinquinamento-atmosferico-sulla-salute).
Il caldo estremo e l’inquinamento atmosferico rappresentano dunque una miscela particolarmente nociva che colpisce la popolazione in modo trasversale. Si tratta di due facce di un medesimo fenomeno complesso che, come aveva indicato Papa Francesco nell’Enciclica Laudato Si’ – in proficuo dialogo con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I – per essere affrontato con efficacia, richiederà sempre più un approccio sistemico, di “ecologia integrale”, in grado di ripensare dalle fondamenta il rapporto tra esseri umani, economia e ambiente secondo principi di sostenibilità e responsabilità verso la natura e le generazioni future.
Per un problema di tale complessità, che investe molti dei paradigmi culturali, ideologici ed economici sui quali si è fondata l’intera modernità e il capitalismo moderno, non esistono soluzioni semplici, che spesso sono riconducibili ad approcci semplicistici se non ideologici, e dunque fuorvianti e dannosi, quanto lo sono le forme di negazionismo della crisi climatico-ambientale, ma piuttosto c’è l’urgenza di attivare le migliori competenze culturali, scientifiche, tecniche ed economiche per ridefinire quegli stessi paradigmi ormai non più sostenibili. Ce lo chiede, con segnali inequivocabili, la stessa “sorella Madre Terra” che “geme e ci implora di fermare i nostri abusi e la sua distruzione”, come ammoniva Papa Francesco il 31 agosto del 2022, mentre si preparava a celebrare il 1° settembre la Giornata Mondiale di Preghiera per la Cura del Creato, già istituita nel mondo ortodosso nel 1989 dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Dimitrios I.
In tale prospettiva crediamo che si debba oggi colmare a livello globale un vuoto di memoria pubblica: l’assenza di una Giornata Mondiale delle Vittime dell’Inquinamento dell’Aria. Le Nazioni Unite riconoscono giustamente numerose giornate dedicate alla memoria delle vittime di tragedie e violazioni dei diritti umani, ma non esiste ancora una ricorrenza dedicata ai milioni di persone che ogni anno perdono la vita a causa dell’aria inquinata.
Nella Giornata Mondiale delle Vittime dell’Inquinamento dell’Aria si potrebbero promuovere: campagne di sensibilizzazione; pubblicazione di dati aggiornati sulla qualità dell’aria e sugli impatti sulla salute; iniziative educative nelle scuole e nelle università; momenti di commemorazione civile; progetti ambientali comunitari (riforestazione, cura del verde urbano, monitoraggio partecipato); screening sanitari e programmi di prevenzione per gruppi vulnerabili; dialoghi politici e consultazioni con stakeholder per strategie di riduzione dell’inquinamento; promozione della mobilità sostenibile; sostegno alla ricerca scientifica e all’innovazione (tecnologie di monitoraggio, studi universitari); pubblicazione di rapporti annuali e misure di accountability sui progressi e le criticità.
Il diritto alla salute rappresenta uno dei diritti umani fondamentali, eppure, proprio l’inquinamento atmosferico, con i suoi milioni di vittime ogni anno, continua a negarlo in modo silenzioso e incessante. Si tratta di un diritto che è sancito dall’articolo 32 della Costituzione italiana ed è riconosciuto a livello internazionale da alcuni dei più importanti strumenti giuridici in materia di diritti umani come la Costituzione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (1946), la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (art. 25, 1948) e il Patto Internazionale sui Diritti Economici, Sociali e Culturali delle Nazioni Unite (art. 12, 1966).
Istituire una Giornata Mondiale delle Vittime dell’Inquinamento dell’Aria non rappresenta dunque soltanto un atto simbolico, ma è piuttosto un gesto politico concreto di giustizia e di memoria verso coloro che hanno perso la vita prematuramente a causa dell’inquinamento dell’aria e costituisce uno strumento per rafforzare la consapevolezza collettiva sull’urgenza di politiche più efficaci per garantire una qualità dell’aria salubre insieme alla tutela della salute pubblica e dell’ambiente.
Ricordare i milioni di vittime innocenti dell’inquinamento dell’aria significa quindi riconoscere una realtà ancora troppo spesso sottovalutata o normalizzata e passivamente accettata. Agire per ridurre l’inquinamento dell’aria è un modo per affermare il valore e il rispetto della vita umana e il diritto di ogni persona a respirare aria pulita. È con questo spirito che invitiamo cittadini, associazioni, istituzioni, comunità scientifica, parlamenti nazionali e organi sovranazionali a partire dall’ONU e dal Parlamento Europeo a sostenere la petizione per l’istituzione della Giornata Mondiale delle Vittime dell’Inquinamento dell’Aria, lanciata sulla piattaforma Change.org al link https://c.org/gkcZk27yLt, perché nessuna vittima sia dimenticata e perché il diritto alla salute non resti una promessa, o una realtà riservata a pochi, ma diventi sempre più una realtà concretamente e democraticamente garantita a tutti.
L’Autore è ricercatore e docente in Storia del pensiero politico e Storia dei diritti umani al Dipartimento DISTI dell’Università di Parma.


