Ettore Gallo, giurista della libertà: il diritto come valore a tutela della dignità umana

Un illustre figlio adottivo dalla Campania al Veneto, fino alla presidenza della Corte Costituzionale

Tra le figure più autorevoli che il Veneto abbia accolto e fatto proprie nel Novecento spicca certamente Ettore Gallo. La sua fu una vita segnata fin dall’inizio dalla prova e dal sacrificio. Così Fernando Bandini descrive la sua giovinezza: “…  Il nonno di Ettore, Ambrogio, era stato cancelliere del tribunale di Castrovillari. Il padre si era laureato in legge ed esercitava l’avvocatura a Napoli. Dal suo matrimonio erano nati quattro figli dei quali Ettore, nato il 3 gennaio 1914, era il minore. La madre mancò quando Ettore aveva solo due anni, il padre cadrà nel 1916 sul Pasubio durante la Prima Guerra Mondiale. Ad accogliere gli orfani furono i parenti della Calabria, ma Ettore fu successivamente affidato alle cure dello zio Francesco che lo portò con sé a Villafranca Veronese, dove, rientrato dal fronte, aveva trovato un impiego presso il locale Ufficio del Registro. Ma anche lo zio, che Ettore confessava di aver molto amato, morirà precocemente. La vedova non era in grado di provvedere al bambino; dopa la morte del marito ritornò in Calabria affidando Ettore, che a Villafranca già aveva frequentato la scuola elementare, al collegio dei Salesiani. Qui tra il ’24 e il ’29 egli compì gli studi medi conseguendo la licenza ginnasiale al Maffei di Verona. Questi due fatti, la morte del padre sul Pasubio e la permanenza del bambino a Villafranca, concorrono a formare, quasi per un segreto disegno del destino, quella veneticità che caratterizza nel corso della vita il fondamento dei suoi affetti e la sua appartenenza alla storia culturale e civile della nostra regione e soprattutto di Vicenza. La condizione di orfano di guerra favorì il suo ingresso al collegio militare La Nunziatella di Napoli, dove rimase dal 1929 al 1932, conseguendo la maturità nel locale liceo Umberto I”.

Queste anomale esperienze giovanili sicuramente contribuirono a forgiare un carattere rigoroso, sobrio e profondamente sensibile al valore della dignità umana. Ecco allora che si iscrive subito alla facoltà di giurisprudenza a Napoli, ma per mantenersi agli studi è costretto a trasferirsi a Modena per lavorare come praticante presso uno studio legale del luogo e iscriversi a quella università dove si laurea in legge, nel 1936, a soli 22 anni.

Dopo brevi esperienze presso i tribunali di Parma e di Bologna, nel 1938, viene nominato vice e poi pretore a Lonigo, importante centro in provincia di Vicenza. In questo periodo però al lavoro abbina lo studio tanto che, nel 1940, a Firenze si laurea anche in Scienze Politiche. Frequentando l’Università toscana probabilmente entra in contatto con l’ambiente liberalsocialista di Firenze in cui spiccava la figura di Piero Calamandrei. Entrò giovanissimo in magistratura, distinguendosi per preparazione e senso dello Stato. Tuttavia fu la tragedia della Seconda guerra mondiale a segnare definitivamente il suo destino.

Viene chiamato alle armi come ufficiale carrista nel 72° Reggimento e destinato in Africa settentrionale. Subito dopo l’armistizio però rifiutò di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e scelse la via della cospirazione clandestina mantenendo la carica ufficiale di pretore a Lonigo e operando come un vero e proprio “infiltrato” nello Stato fascista, sfruttando il suo ruolo giudiziario per proteggere i renitenti alla leva, nascondere perseguitati e raccogliere informazioni sensibili per i partigiani.

Infatti, pur da Pretore, subito dopo l’8 settembre del 1943 è tra i fondatori del primo nucleo del Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) di Vicenza insieme ad altre figure storiche come Domenico Marchioro, Luigi Faccio e Mario Segala. Poi Gallo assunse la guida della Resistenza vicentina, conosciuto con il nome di battaglia “Maestro”, in stretta rappresentanza del Partito d’Azione, coordinando le attività politiche, logistiche e di collegamento tra la pianura e le formazioni partigiane di montagna.

Il 6 dicembre 1944 però il giovane pretore viene arrestato e così Gianni Antonino Cisotto riferisce la circostanza, raccontata dallo stesso Gallo: “… stavo andando in pretura quando fui colto dall’allarme per i bombardamenti… dopo la fine dell’allarme aereo cercai di mettere in salvo i documenti più compromettenti… Quando fecero irruzione le Ss… fui arrestato… Per ventiquattro ore fui detenuto nel carcere giudiziario e fui subito consegnato alla banda Carità, prima a Vicenza, poi a Padova… gli interrogatori a Padova, palazzo Giusti, avvenivano di notte, dopo che i torturatori si erano ubriacati… Quando toccò a me, dovetti tenere il ruolo dell’eroe per forza: volevano saper da me cose che io non sapevo. Non so se poi avrei avuto la forza di resistere, qualora fossi stato a conoscenza…

Falliti i tentativi di estorcergli informazioni, il Tribunale Militare di Piove di Sacco lo giudicò colpevole di alto tradimento e lo condannò alla fucilazione. A salvargli la vita a un passo dall’esecuzione furono l’insurrezione generale di Padova alla fine di aprile del 1945 e il contestuale arrivo delle truppe alleate. Quell’esperienza rimase il fondamento della sua concezione dello Stato democratico. Non cercò mai vendette né protagonismo, ma fece della Costituzione repubblicana il punto di riferimento della propria attività pubblica.

Terminata la guerra, lasciò la magistratura e aprì uno studio legale a Vicenza con il fratello avvocato Guido che si interessava di Diritto civile, lui invece del penale. Nel 1955 si aggregò allo studio, per pochi anni, anche il nipote Franco Alberto Gallo (vedi articolo su Il Popolo Veneto n. 24/2026) appena laureato in giurisprudenza a Padova.

Ben presto divenne uno degli avvocati penalisti più stimati d’Italia, partecipando a processi di enorme rilievo nazionale. Difese partigiani perseguiti, cittadini coinvolti nella tragedia del Vajont e altri casi destinati a incidere profondamente sulla giurisprudenza italiana. Per lui il diritto non era un esercizio formale, ma uno strumento di tutela delle libertà fondamentali. Parallelamente si dedicò all’insegnamento universitario. Fu professore ordinario di Diritto penale nelle Università di Padova, Ferrara, Firenze e infine di Roma La Sapienza. Generazioni di studenti ricordano il suo rigore scientifico unito a una straordinaria attenzione per i valori costituzionali, sempre considerati superiori a ogni interesse contingente. Le sue opere contribuirono al rinnovamento del diritto penale italiano. Sul piano politico Ettore Gallo non fu un uomo di partito nel senso tradizionale del termine anche se, tra il 1964 e il 1971, fu consigliere comunale a Vicenza per il Psi. Pur provenendo dall’esperienza azionista e mantenendo convinzioni profondamente democratiche e antifasciste, interpretò sempre gli incarichi istituzionali con assoluta indipendenza. Dal 1976 al 1981 fece parte del Consiglio Superiore della Magistratura, dove si distinse per equilibrio e competenza. Nel 1982 il Parlamento lo elesse giudice della Corte Costituzionale con un consenso amplissimo, riconoscendone l’altissimo profilo morale e professionale.

Il momento più alto della sua carriera arrivò nel 1991, quando venne eletto Presidente della Corte costituzionale. Sebbene il mandato fosse breve, come previsto dalle regole della Consulta, lasciò un’impronta significativa, riaffermando il ruolo della Corte quale garante imparziale della Costituzione e dei diritti dei cittadini. Chi lo conobbe ne ricorda le qualità umane: la sobrietà, la disponibilità all’ascolto e una profonda coerenza tra principi e comportamento quotidiano. Era convinto che l’autorità delle istituzioni derivasse anzitutto dall’esempio personale di chi le rappresentava. Il Veneto conserva ancora oggi numerose testimonianze della sua presenza. Vicenza fu la città nella quale esercitò la professione forense e sviluppò gran parte della sua attività culturale, anche come vicepresidente dell’Accademia Olimpica dal 1978 al 1982, e che amò profondamente. Infatti dopo la sua morte, avvenuta a Roma il 29 giugno 2001, rispettando le sue precise volontà, la salma è stata trasferita a Vicenza dove in Piazza dei Signori, alla Loggia del Capitaniato, una immensa folla gli ha reso omaggio. Successivamente è stato sepolto all’interno del Famedio degli uomini illustri nel Cimitero Maggiore della città. Non a caso l’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea della provincia di Vicenza (IstReVi) porta il suo nome, così come il premio “Ettore Gallo”, giunto alla XV edizione, dedicato a giovani studiosi di storia contemporanea, a conferma dell’eredità lasciata alle nuove generazioni.

Per il Veneto, rimane uno dei suoi figli d’adozione più illustri: un partigiano che divenne giurista, un professore eletto Presidente della Corte costituzionale, un uomo che fece della giustizia non soltanto una professione, ma una missione civile. In un tempo in cui la memoria della Resistenza rischia di affievolirsi con la scomparsa dei suoi testimoni diretti, riscoprire Ettore Gallo significa rivalutare non soltanto una pagina della storia vicentina, ma una lezione civile universale.

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