Limenella, l’astronave di cemento di Bega e Nervi che ha stregato anche EmRata

Abstract

Tra Padova e Limena, lungo la A4, c’è un edificio che milioni di automobilisti hanno visto senza forse mai guardarlo davvero: il grande ristorante-ponte di Limenella, costruito tra il 1965 e il 1967 dall’architetto Melchiorre Bega con la collaborazione dell’ingegnere Pier Luigi Nervi. Prima Motta grill, oggi Autogrill, è una delle testimonianze più significative della stagione degli autogrill a ponte, quando l’autostrada italiana diventò anche luogo di architettura, design e spettacolo. Una struttura in calcestruzzo armato, sospesa sulle carreggiate, accompagnata da una piccola chiesa dedicata al Santo Angelo Custode. Un pezzo di storia del boom economico che ancora oggi conserva una straordinaria forza iconica. E nel 2022 è tornato alla ribalta internazionale grazie a una fotografia della top model Emily Ratajkowski.

(L’Autogrill di Limenella oggi, già Motta grill, con le caratteristiche finestre ottagonali del ristorante ponte. Foto dell’agosto 2026)

Un ponte sopra l’autostrada

A breve l’Autogrill di Limenella festeggerà i suoi sessant’anni di servizio. Costruito tra il 1965 e il 1967, conserva ancora il fascino e la forza scenografica dell’epoca in cui nacque. È opera di due grandi protagonisti dell’architettura italiana del Novecento: Melchiorre Bega e Pier Luigi Nervi. Un ristorante sospeso che scavalca le carreggiate della A4, servendo entrambi i sensi di marcia attraverso un unico corpo architettonico. Prima di diventare Autogrill era il Motta grill, dal nome della società Motta, da sempre conosciuto come il Motta grill di Limena; il nome Limenella deriva invece da un vicino fossato di scolo. Oggi può sembrare semplicemente una grande area di servizio come tante altre. Ma è una delle più interessanti testimonianze di quella stagione nella quale l’autostrada italiana divenne un vero laboratorio di architettura.

Quando eravamo giovani

Non lo sapevamo, naturalmente, che era opera di due grandi nomi, quando, giovani amici non ancora ventenni, ci fermavamo al Motta grill tornando da una gita o andandovi appositamente per un caffè o una birra. Carlo, uno di noi, che aveva la macchina, lavorava lì come barista e ci faceva entrare senza problemi dal cancelletto riservato ai dipendenti, raggiungibile da una strada di campagna di Limena. Così potevamo entrare senza imboccare l’autostrada e, soprattutto, senza pagare. Carlo, sindacalista cislino, raccontava che una volta si erano fermati i giocatori dell’Inter e anche i Pooh, di cui aveva tutti i dischi e che ascoltava in continuazione. Ci piaceva il Motta grill, ma soprattutto ci piaceva percorrere il lungo tunnel sotto l’autostrada che permetteva di raggiungere l’altra parte dell’area di servizio senza passare in mezzo ai tavoli del ristorante di sopra. Dall’altra parte c’era, e c’è ancora, la chiesetta dedicata al Santo Angelo Custode, anch’essa opera di Bega. Solo molto più tardi avremmo capito che quel luogo apparteneva alla storia dell’architettura italiana.

(Interni del market, del bar e del ristorante ponte, ora gestito dalla catena Old Wilde West. Foto dell’agosto 2026)

Da Cantagallo a Limenella

Il primo Motta grill con ristorante a ponte non fu però quello di Limenella, ma quello di Cantagallo, sull’Autostrada del Sole, vicino a Bologna. Progettato sempre da Melchiorre Bega, venne inaugurato nel 1961 e all’epoca fu descritto come il più grande luogo di ristoro d’Europa. La sagoma della copertura riproduceva chiaramente la lettera “M”, iniziale della famiglia Motta. Raggiungibile anche dall’esterno, divenne subito meta domenicale “di moda” per pranzare con vista sul traffico. Anche lì, accanto al ristorante, c’è una chiesetta. Una bacheca all’interno conserva le motivazioni della costruzione. Vi si ricorda che la chiesetta, dedicata a Sant’Angelo, fu voluta dal presidente della Motta Alberto Ferrante in memoria del fondatore Angelo Motta. Doveva essere «la prima di molte chiesette che la Motta costruirà lungo le autostrade a fianco dei suoi luoghi di ristoro, così che questi non sia soltanto ristoro fisico». La chiesetta di Cantagallo, progettata da Melchiorre Bega, venne inaugurata il 15 aprile 1966. Il campanile esterno, a struttura reticolare, contiene quattro campane secondo la tradizione bolognese. Limenella riprende quello stesso modello: edificio, campanile e angelo custode esterno in bronzo, attribuibile allo scultore Luciano Minguzzi (1911-2004), bolognese come Bega, che per una chiesa progettata da Bega a Casalecchio di Reno, realizzerà anche la statua del Battista per la fonte battesimale. La piccola chiesa di Limenella, ancora oggi aperta e frequentata, è dunque parte integrante della concezione originaria del complesso Motta.

(In alto, foto d’epoca del Cantagallo: 70 metri di lunghezza, ristorante da 200 coperti, bar, pasticceria, self-service, ufficio postale, banca, libreria, fioraio, 150 dipendenti su tra turni. Sotto, il Cantagallo oggi in una foto dell’agosto 2026)

(Chiesetta del S. Angelo al Cantagallo. I visitatori, secondo una tradizione particolare, lasciano bigliettini con richieste di preghiera in un’urna, che vengono poi letti nella chiesa parrocchiale di San Biagio di Casalecchio l’ultimo sabato di ogni mese. Se ne raccolgono circa 200 ogni volta! Foto dell’agosto 2026)

(Chiesetta del S. Angelo nell’area di Limenella. Nei primi anni veniva officiata ogni domenica per dare la possibilità a chi viaggiava di assolvere il precetto festivo. Foto dell’agosto 2026)

Le astronavi del boom

La storia degli autogrill a ponte comincia alla fine degli anni Cinquanta, quando l’architetto Angelo Bianchetti e l’imprenditore Mario Pavesi (sì, proprio quello dei Pavesini!) danno vita a una delle più geniali invenzioni tipologiche dell’architettura del Novecento. Caratteristica decisiva: la visibilità. L’autogrill, cioè, deve essere riconoscibile da lontano, come un festoso landmark nel paesaggio. E dall’interno, grazie alle grandi superfici vetrate, l’automobilista può guardare le auto che corrono sul rettifilo. Il viaggio diventa spettacolo. Tra la fine degli anni Cinquanta e il 1977 Bianchetti realizzerà quasi settanta autogrill di questo tipo e negli anni Sessanta arrivano le imitazioni e le varianti. Tra le più importanti proprio la serie dei Motta grill della cordata Motta-Bega, inaugurata al Cantagallo nel 1961 e proseguita a Limenella tra il 1965 e il 1967 con la collaborazione di Pier Luigi Nervi. Sono architetture colte ma spensierate, quasi «piratesche», figlie di un’Italia audace, frenetica e fiduciosa nel futuro. Poi la stagione finisce. All’inizio degli anni Settanta la nuova congiuntura economica spinge verso soluzioni meno colossali e meno costose e così cala rapidamente il sipario su una tipologia legata a un decennio irripetibile. Domusweb, nel 2020, ha definito questi edifici geniali «astronavi abitate», «messe di traverso» sulla strada delle vacanze.

Bega, Nervi e il cemento

Limenella è particolarmente importante perché rappresenta l’incontro tra Melchiorre Bega e Pier Luigi Nervi. Bega, bolognese di nascita e milanese d’adozione, attraversò cinque decenni e tre stagioni dell’architettura italiana, dal razionalismo all’international style fino al brutalismo. Sempre Domusweb lo ha definito un professionista capace di attraversare «cinque decenni e tre stagioni dell’architettura italiana». Fu anche direttore di Domus dopo Gio Ponti, nei primi anni Quaranta. Nel dopoguerra la sua fama rimase legata soprattutto alla Casa del Rotary di Bologna, alla Torre Galfa di Milano e all’autogrill a ponte di Cantagallo, cui seguirà quello di Limenella, dove il contributo di Nervi sarà fondamentale. La struttura in calcestruzzo armato, con i grandi piloni sagomati che sostengono la trave-ponte, non è un semplice elemento tecnico: diventa parte dell’identità estetica dell’edificio. Rispetto alle esperienze più leggere in acciaio e vetro, a Limenella la massa e la plasticità del cemento diventano protagoniste. È questo il tratto che trasforma un’area di servizio in un’opera di architettura. Nervi arrivava a questo cantiere con alle spalle una carriera già consacrata a livello internazionale come ingegnere-architetto capace di piegare il cemento armato a soluzioni strutturali di grande audacia formale. Tra le sue opere maggiori si ricordano lo Stadio Comunale “Artemio Franchi” di Firenze (1930-32), il Salone delle Esposizioni di Torino, il Palazzetto dello Sport e il Palazzo dello Sport a Roma (1956-60, realizzati per le Olimpiadi del 1960), il Palazzo del Lavoro di Torino (1961), la sede dell’UNESCO a Parigi (1958, con Marcel Breuer e Bernard Zehrfuss), il grattacielo Pirelli a Milano (1956-60, con Gio Ponti), la Cartiera Burgo di Mantova, l’Australia Square Tower di Sydney (1967) e, negli ultimi anni di attività, l’Aula Paolo VI in Vaticano (1971). Un percorso che rende Limenella un tassello, per quanto meno noto, di un’opera ingegneristica riconosciuta in tutto il mondo.

(Rarissimo biglietto d’invito all’inaugurazione del Motta grill di Limena del 1967, conservato da Renato Martinello, con indicazione dei 13 spazi ricavati nell’area)

(Comunicato stampa allegato all’invito per l’inaugurazione che, assieme ai nomi di Bega e Nervi, indica con precisione le parti che componevano allora l’intero complesso del Motta grill)

Un patrimonio da guardare

Secondo la lettura proposta da Domus, gli autogrill a ponte non sono semplici luoghi di ristoro, ma infrastrutture simboliche: punti di riferimento visivi capaci di dare ritmo al viaggio e di creare una temporanea appartenenza per chi vi transita. Limenella rappresenta perfettamente questa doppia natura. Da una parte la funzione: bar, self-service, ristorante. Dall’altra l’immagine: il grande corpo sospeso sopra l’autostrada. È anche per questo che gli autogrill a ponte meritano di essere conservati. La loro potenza iconica li ha resi indipendenti dalla funzione originaria, trasformandoli da luoghi del commercio e del consumo in luoghi del viaggio e della scoperta. Il Motta grill di Limena appartiene dunque al patrimonio dell’architettura italiana del Novecento legato alla mobilità. Non è soltanto un autogrill: è un’architettura-emblema dell’autostrada italiana.

Da Motta ad Autogrill

C’è infine una storia economica. Negli anni Sessanta e Settanta lo Stato, attraverso l’IRI, acquisì progressivamente il controllo di Pavesi, Motta e Alemagna. Nel 1977 queste attività di ristorazione autostradale furono fuse nella nuova Autogrill S.p.A., controllata indirettamente dallo Stato attraverso IRI/SME. Autogrill S.p.A. restò nel perimetro delle partecipazioni statali fino alla metà degli anni Novanta, quando lo Stato avviò il proprio disimpegno dal settore. Nel 1995 la società fu privatizzata e acquisita da Edizione Holding, la finanziaria della famiglia Benetton, che ne divenne azionista di maggioranza, sancendo il passaggio di Autogrill dalla sfera pubblica a quella privata. Due anni più tardi, nel 1997, Autogrill si quotò alla Borsa di Milano, aprendo una fase di espansione anche sui mercati internazionali che avrebbe portato il gruppo, decenni dopo, alla fusione con lo svizzero Dufry e alla nascita di Avolta nel 2023.

Oggi, di nuovo all’Autogrill e dentro la chiesetta

Oggi gli interni del complesso sono cambiati e il ristorante-ponte è gestito dalla catena Old Wild West. Ma la struttura conserva ancora la sua riconoscibilità. Sono tornato all’Autogrill di Limenella qualche settimana fa e ho chiesto alla cassiera se fosse ancora possibile scendere e utilizzare il sottopasso per andare dall’altra parte dell’area di servizio. Salire al ristorante a quell’ora non era possibile perché stavano facendo le pulizie. Mi indica il portone esterno. Lo percorro velocemente e arrivo di là. Il parcheggio è occupato da camion con targhe di mezza Europa. La chiesetta è sempre aperta, pulita, in ordine, con vasi di fiori. Il prato dietro è ben tagliato. A una parete laterale è appeso un piccolo crocifisso latino-americano. Ai piedi della statua di san Leopoldo c’è un tappetino con la scritta “Bialo Czerwoni”, (Bianco-rossi, della tifoseria polacca). In sacrestia una stola, un calice e un piattino per la messa. La chiesetta è ancora frequentata e officiata, proprio come quella del Cantagallo. Motta aveva visto bene negli anni Sessanta: i suoi luoghi di ristoro non dovevano offrire soltanto cibo e bevande, ma anche una pausa, un luogo nel quale fermarsi. Quasi sessant’anni dopo, quelle sue piccole chiesa continuano a essere esattamente questo.

EmRata all’Autogrill riaccende i riflettori

E poi, nel 2022, l’Autogrill Limenella è diventato improvvisamente famoso nel mondo. La top model e attrice Emily Ratajkowski, conosciuta anche come EmRata e seguita da circa trenta milioni di followers, ha pubblicato sul proprio profilo Instagram una fotografia scattata proprio all’Autogrill. Alle sue spalle si riconosce la struttura a ponte di Bega e Nervi. Nella fotografia, l’outfit della modella con il cestino che le sta di fianco richiamano i colori della bandiera italiana. La fotografia viene pubblicata da Vogue Italia e ripresa dalla stampa nazionale e locale. Fa rapidamente il giro del mondo. E con Emily Ratajkowski torna sotto i riflettori anche l’imponente opera di Bega e Nervi. La scelta, del resto, non sembra casuale. Dietro quella fotografia c’è un’architettura nata nell’Italia del boom economico, quando l’autostrada rappresentava la modernità e gli autogrill erano le sue nuove cattedrali laiche. Un edificio costruito per accogliere i viaggiatori, diventato nel tempo memoria, patrimonio architettonico e icona del paesaggio. Una grande astronave di cemento sospesa sulla A4. Da quasi sessant’anni, ancora lì.

(Emily Rataikowki all’Autogrill di Limenella. Foto del 2022 pubblicata sul suo profilo Instagram, su Vogue Italia e sulla stampa nazionale e locale)

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