Il partigiano martire Flavio Busonera, impiccato il 17 agosto 1944 a Padova

Il 17 agosto di ogni anno a Padova viene ricordata l’uccisione di dieci partigiani: sette con fucilazione alla schiena all’interno della Caserma Luigi Pierobon, ora con il nome di uno dei sette, e tre impiccati nello stesso giorno in via Santa Lucia tra i quali Flavio Busonera, a cui è intitolato l’Istituto Oncologico Veneto di via Gattamelata a Padova.

La sentenza di morte dei 10 partigiani venne decisa dal triunvirato fascista Menna, Vivarelli e Prisco per l’omicidio avvenuto proprio in via Sabra Lucia il 14 agosto 1944 del Tenente Colonnello Fonteddu, Comandante provinciale della Guardia Nazionale Repubblicana, erroneamente attribuita ai partigiani nonostante il Ten. Calafati avesse annunciato la scoperta che i veri colpevoli dell’uccisione di Fonteddu fosse opera di tre sicari fascisti fucilati poi il 15 settembre del 1944.

Tra l’altro, il triumvirato fascista, al fine di dare una dura lezione alla città di Padova, arbitrariamente decise di applicare le misure del Merkblatt 69/1, emanate dall’Alto Comando della Wermacht, che prevedeva per ogni soldato tedesco ucciso dai partigiani la fucilazione di 10 ostaggi. Flavio Busonera, originario della Sardegna, laureato in medicina e chirurgia esercitò la professione di medico prima a Claut in Carnia, poi nella vicina Cavarzere.

La sua professione di medico esercitata con eroismo generoso tra la povera gente suscitò negli animi la speranza di un imminente riscatto dalla sofferenza e dall’indigenza. Il 24 giugno 1944 viene arrestato e rinchiuso nella casa di pena in attesa di processo essendo accusato di essere medico dei partigiani e commissario della Brigata partigiana “Venezia”.

Legato all’ideale repubblicano, ha capito e auspicato che la lotta per la libertà sociale poteva trovare una soluzione positiva soltanto in una visione strettamente legata alla realtà del Paese concreto, quello reale e non quello di un utopicamente sognato.

Vien fatto di paragonare l’orrore di via Santa Lucia, del 17 agosto 1944, agli Spalti di Belfiore e alla Fosse del Castello di Buom Consiglio a Trento. Da ricordare che i 10 martiri hanno costituito il Golgota della Redenzione di Padova libera. Da questo Golgota si è levato un grido di libertà che il nodo scorsoio non ha potuto soffocare stringendo la gola degli impiccati. Busonera al carnefice che tremava disse: “Tu tremi, io no”. E prima di morire gridò: “Viva l’Italia”.

Il nome di Flavio Busonera sarà ricordato come quello di Cesare Battisti. Questo grido di viva l’Italia spentosi sulle labbra di Busonera e di tutti i nostri martiri vorremmo che potessero riudirlo coloro che non hanno vissuto i drammatici giorni della dura occupazione tedesca e della criminale violenza fascista.

Ed allora, amici di ogni par te politica, gettiamo le nostre miserie, le nostre divisioni, le meschinità delle nostre fazioni e tutto facciamo ardere nell’interesse della patria che sempre in ogni momento è e deve essere davanti a tutto.

Questo è il dovere che noi dobbiamo avere verso il nostro Paese. Solo così l’aspirazione a una libertà vera e concreta sarà possibile. Questo è il messaggio che ci hanno oggi trasmesso i nostri 10 martiri e ogni anno viene rinnovato per non dimenticare. L’ammonimento impartito a ciascuno di noi è che la volontà dei morti deve sempre essere rispettata.

Il Comune di Padova, su invito dell’Associazione Volontari della Libertà e Anpi della città, ha accolto la proposta di spostare la cerimonia commemorativa al prossimo 6 ottobre, per consentire al mondo della scuola di partecipare per comprendere quanto è costata la conquista della libertà.

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