Granze-Sant’Elena: le fusioni migliorano i servizi, non cancellano la storia
Da anni, nel dibattito nazionale riguardante la pubblica amministrazione, si è sentito parlare più di una vota di fusioni: basterebbe fare una rapida ricerca in internet per vedere la quantità di articoli scritti su questo tema. Ovviamente, come capita spesso, ci si divide subito in tifoserie senza approfondire la questione. Da una parte la si considera come la panacea di tutti i mali, partendo dall’assioma che in Italia abbiamo troppi comuni senza specificare come dovrebbero essere diminuiti. Dall’altra si mettono in campo ragioni identitarie o presunte particolarità campanilistiche senza sapere neanche di cosa si sta parlando o temendo cancellazioni storiche, senza probabilmente aver mai aperto un vero libro di storia.
Vorrei rassicurare questi ultimi che la fusione riguarda l’assetto amministrativo futuro di un territorio e non va minimamente ad intaccare il passato: la storia è una cosa seria e, che la si studi e conosca o meno, non può in alcun modo essere cancellata. Studiamo l’impero romano, le crociate, le repubbliche marinare e il regno d’Italia nonostante oggi siamo fortunatamente una repubblica democratica. Lo ripeto: l’organizzazione statale presente o futura non intacca minimamente il passato, togliamoci subito questo dubbio. Cerchiamo anche di comprendere che l’identità di una comunità non la dà un Sindaco o una serie di uffici comunali, una comunità si riconosce dalle attività svolte dalle persone che la compongono. Una comunità vive grazie all’associazionismo, agli eventi che vengono organizzati. Sono le persone che fanno le comunità e quindi, anche qui, la fusione amministrativa non modifica nulla. Allora dove va ad incidere la fusione? Perché la Regione Veneto, nel proprio sito istituzionale, definisce la fusione “strumento per il conseguimento di una dimensione efficiente della governance locale?”
Perché in un mondo che cambia bisogna avere gli strumenti giusti per affrontarlo, ma soprattutto se gli adempimenti che deve compiere un comune piccolo sono gli stessi di un comune grande o si ha il personale o si rischia di rimanere indietro. Tradotto nel concreto? Se ho un solo dipendente per servizio, o ne ho a tempo ridotto perché la capacità assunzionale è stabilita per legge e non può essere sforata, quando questo dipendente avrà un problema e non sarà a lavoro, il cittadino che ne avrà bisogno dovrà ritornare o, comunque, attendere molto di più per essere seguito. L’efficienza dell’ente va a vantaggio del cittadino e con la fusione si persegue questo obbiettivo. Per questo da anni le amministrazioni comunali di Granze e Sant’Elena stanno discutendo della possibilità di una fusione e finalmente son riuscite ad intraprendere questo percorso. Lo hanno fatto partendo da uno studio di fattibilità portato in consiglio comunale nell’ottobre 2025 che ha dimostrato la bontà dell’operazione, si sono confrontati con i dipendenti comunali e i portatori d’interesse del territorio, ma soprattutto si sono presentati alla popolazione riportando le testimonianze dei Sindaci che nella provincia di Padova oggi amministrano dei comuni nati da fusione ovvero Due Carrare, Borgo Veneto e Santa Caterina d’Este. Sono stati chiamati loro perché hanno provato direttamente cosa vuol dire fusione, è la realtà dei fatti che fa la differenza rispetto alle tifoserie o alle mille teorie di cui si parlava all’inizio. Le loro esperienze dirette ci hanno detto che è importante unire comunità pressoché omogenee, che più che il numero degli abitanti vanno considerate le particolarità territoriali, che anche a distanza di anni i benefici ottenuti incidono positivamente riscontrando interesse e attrattività.
Non bisogna poi sottovalutare l’aspetto economico, perché ricordiamoci che i servizi si erogano se si hanno i soldi per farlo: a tutti piace l’erba tagliata, il lampione che funziona e la strada senza buche, ma tutte queste cose si possono fare se a bilancio si hanno le risorse e, soprattutto, i nostri paesi in calo demografico possono invertire la tendenza – o almeno mitigarla, convincendo a non emigrare verso le città – se si garantisce uno standard di servizi accettabili, se la qualità della vita migliora e per queste cose servono ovviamente risorse: che oggi non ci sono, ma che con la fusione arriverebbero sia per inevitabili risparmi, sia per i contributi straordinari previsti. Ad esempio, il nuovo comune che nascerebbe dalla fusione di Granze e Sant’Elena otterrebbe un contributo di quasi 570 mila euro all’anno per 17 anni, senza alcun vincolo di spesa.
Quante cose si possono fare con 570 mila euro l’anno per 17 anni? E, al contrario, quali vantaggi otterrebbe il cittadino dal mantenere i Comuni separati? Rispondete a queste domande e capirete anche voi l’opportunità che può rappresentare questa fusione, perché fusione non vuol dire togliere ma aggiungere, fusione non è un perdere ma un accrescere, è un mettere insieme per avere di più e meglio. Tutti siamo un po’ “campanilisti”, ma ci son due modi d’esserlo: o rimanendo sotto al campanile, vedendo solo uno spazio limitato, oppure salendoci per guardarsi attorno, per vedere anche altri campanili e capendo, così, che da lì sopra il panorama può essere meraviglioso.
* Sindaco di Granze

