Armando Felpati a Villa Draghi: l’arte “oltre l’immaginario” metamorfosi incantata del cosmo
Armando Felpati è nato a Battaglia Terme in provincia di Padova, dove ancor oggi vive e opera. Allievo del Professor Mariano Missaglia, ha frequentato i corsi didattici di disegno e pittura all’Accademia di Padova e Venezia e, sotto la guida di Luigi Rincicotti, ha compiuto i suoi studi presso il Centro Nazionale dei Mestieri Artistici a Venezia.
Presente in numerosissime mostre prestigiose, ha riscosso molteplici riconoscimenti e premi. Le sue esposizioni più significative sono state a Roma, Milano, Venezia, Verona, Bologna, Rovereto, Reggio Emilia, Lecce, Parigi, New York, Senden (Germania), Hallstahammar (Svezia), Mistelbach (Austria), Mosca e Krasnodar (Russia).
Sebbene il segno dei maestri Missaglia e Rincicotti sia rimasto nel cuore, Felpati lo ha interpretato e sviluppato in modo proprio: inizialmente affascinato da Mirò, successivamente si è immesso nello Spazialismo, trovando in esso la via per esprimere il suo messaggio artistico. Seguendo le linee guida di questa corrente, Felpati non ha come priorità l’immagine pittorica in sé, ma affronta il problema della percezione onnicomprensiva dello Spazio, inteso come somma delle categorie assolute di Tempo, Direzione e Luce.
Per entrare in sintonia con le sue opere pittoriche occorre carpirne, perciò, il messaggio, cogliere l’incisività dell’aspetto grafico, dove segno e colore appaiono fusi armoniosamente, scoprire che nulla è reale, nulla è concreto, tutto è onirico, introspettivo, dinamico, ideato, ma non caos: la sua arte è traducibile come una metamorfosi incantata del sistema cosmico o con l’ossimoro “fantasia-razionale”, ma, sicuramente va “oltre l’immaginario”, da cui il titolo della Mostra.
Nella produzione di Felpati nulla è banale, superficiale o scontato, ma, come dice egli stesso, è costantemente viva l’aspirazione di reperire qualsiasi mezzo per “elevare la nostra spiritualità”: l’importanza del Pensiero dell’Uomo, della sua capacità di riflessione, visti come Origine e fondamento del Tutto, appare in diverse opere, come nella straordinaria Origine del pensiero. Egli rifiuta la superficialità per invitare lo spettatore a una concentrazione mentale ed esistenziale.
La modulazione ripetitiva simbolica del cerchio e delle linee ellittiche (nastri/spirali), presente in tutte le sue opere, portano alla mente la produzione artistica di un altro spazialista, Roberto Crippa.
Il cerchio, ora planetario ora solare, va interpretato come ricerca di un punto di riferimento a cui aggrapparsi o come fonte di vita, quella vita che nelle spirali si snoda a larghe curve. Felpati ha colto, infatti, come da tempi antichissimi (già nelle pitture rupestri), la spirale possa rappresentare il ciclo eterno della vita, l’evoluzione spirituale e il movimento del cosmo, il percorso interiore che l’anima compie dal mondo materiale verso la conoscenza dell’Assoluto. La spirale, dunque, cresce e sale verso l’alto: indica un tempo ciclico, un movimento in continua evoluzione, che unisce il passato al presente, l’umano all’empireo.
Dal cerchio e dall’elisse scaturisce quel cosmo di linee fantastiche, di figure antropomorfiche, fitomorfiche, zoomorfiche, che caratterizza ogni sua creazione. Ma come interpretare queste figure non riscontrabili altrove? I titoli delle opere (Difficili bilanciamenti, Donare speranza, Forza della meraviglia, L’altra via…), fungono da chiave interpretativa per svelare il messaggio sociale e filosofico celato dietro la tela, ma la decodificazione autentica della narrazione pittorica sta fondamentalmente nella sensibilità dell’osservatore: è, quindi, assolutamente soggettiva e per questo s’identifica con emozioni individuali e, infine, con il concetto stesso di Libertà.
Lo stesso Felpati afferma: “Intendo offrire al lettore un´ipotesi interpretativa, che non si fermi alla superficialità estetica, ma che colga la visione intrinseca del messaggio visivo”. Anche la scelta cromatica interviene per raggiungere la finalità dell’opera: la declinazione e l’intrinseca energia dei colori esaltano il valore della sempre presente ricerca di luce. La scelta dell’acrilico alimenta e sottolinea questa tendenza.
Di tutto questo ne è esemplificazione Oltre l’immaginario, la composizione emblematica della Mostra, ove figure antropomorfiche aspirano alla perfezione del cerchio, fonte di luce e di vita, verso cui nastri fitomorfici si inerpicano e, infine, si aprono in ampi ventagli: il sole irradia vita e l’uomo vive felice nella Natura. Incontriamo qui, non a caso, il tema della Natura, dell’Ambiente e dell’Uomo, uno dei pilastri fondamentali della ricerca estetica e concettuale di Armando Felpati.
L’artista non vuol rappresentare il paesaggio naturale, ma intende indurre a considerare il rapporto tra l’Umanità e l’Ambiente naturale, affrontando problematiche tipiche del nostro tempo (si veda ad esempio Human Right). Negli sviluppi più recenti, infatti, le riflessioni sull’ambiente naturale, che emergono dalle tele, si caricano di forte consapevolezza sociale. Felpati affronta in modo esplicito le minacce ambientali odierne ponendo il focus, ad esempio, sul cambiamento climatico e sul caos globale: la sua arte diviene denuncia e desiderio di sensibilizzazione, come appare in opere come Cambiamento climatico.
Lo stile inconfondibile di Felpati si riscontra e si amplifica nella recente produzione di “linee cosmiche”, che ha avuto una significativa visibilità internazionale: nel febbraio 2025 si è tenuta un’importante mostra personale online intitolata proprio Linee Cosmiche, organizzata in collaborazione con enti culturali sinici e italiani, tra cui il Centro Sino Italiano di Design e DoBe Italia, con il patrocinio del Comune di Firenze.
La Mostra di Villa Draghi a Montegrotto (fino al 25 ottobre 2026) propone nuove suggestioni. I dipinti, finora così pacati, diventano inizialmente esplosivi tra colori accesi, rosso, giallo, arancio, esprimendo un sentimento di forte insofferenza, poi si “chiudono” in espressioni quasi monocromatiche, come se l’artista volesse uscire dalla grata imposta dalla nostra società e cercasse nuove connessioni. Tale nuova connessione fuoriesce dal cartone, dalla tela, e si materializza nella tridimensionalità. Chi visiterà la mostra si accorgerà di questo passaggio, di questa continuità, di questa idea coordinata.
Nascono volti e busti dalle linee essenziali che ricordano quella pop art italiana, non dissacrante né volgare come talvolta quella d’oltreoceano, che si rifà ai canoni della scultura classica. Felpati riscopre la figura umana, finora limitata a sagome antropomorfiche simboliche, ma la riscopre non scordando l’essenzialità delle linee che contraddistingue tutta la sua produzione: la sua scelta stilistica congiunge l’autorevolezza della scultura classica con una “pulizia” formale, racchiudendo precisi significati concettuali. I volti dall’ovale perfetto, i busti asessuati sono una forma unica, simbolo astratto dell’Uomo: un concetto, non un ritratto. Il richiamo ancora una volta all’arte primitiva delle pitture rupestri, appare spontaneo. Ogni orpello viene eliminato e predomina la semplicità: ricordiamo come Brancusi affermasse che “la semplicità non è il fine dell’arte, ma ci si arriva… quando ci si avvicina al senso reale delle cose. La semplicità è la complessità stessa”.
La scelta della materia, la resina dalle scanalature livellate a stucco, aggiunge leggerezza, ma anche sottolinea questo ponte tra la classicità eterna e l’effimero della modernità. La texture e l’uso dell’acrilico collegano queste opere alla produzione artistica precedente di Felpati, senza soluzione di continuità. Con queste creazioni l’artista porta l’Uomo, nella sua essenzialità, al centro della propria ricerca artistica.
La coscienza di trovarci di fronte ad un artista di spessore che mira, proprio come i suoi “nastri”, sempre verso l’alto, verso una continua ricerca, determinato a proporre messaggi profondi per uscire dalle contraddizioni della nostra società, ci offre l’opportunità di volare con lui nel cosmo della sua razionale fantasia, di comprendere di essere all’interno di un sistema di cui l’Uomo può rivelarsi elemento di equilibrio.
(Opere: Sintonia, Spazi senza regole, Un punto di arrivo, Cuore di luna, Eretico positivo, Forza curativa, L’appartenenza, Luna in fiore, Oltre l’immaginario, Polarizzazione).

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