La pittura veneziana: luce e colore come riflesso dell’atmosfera lagunare

A commento dell’articolo di Maria Luisa Daniele Toffanin, nel precedente mese di giugno, dedicato al completamento dei restauri di due opere di Tintoretto nella Basilica Palladiana di Venezia, un’amica e lettrice ci trasmette alcune sue considerazioni, che volentieri pubblichiamo.

L’autrice, nel suo articolo su Il Popolo Veneto, parte dai recenti restauri delle opere di Tintoretto, nella Basilica Palladiana sull’isola di San Giorgio Maggiore, per condurci in un viaggio nella pittura della Serenissima attraverso i secoli. Venezia si è distinta da Roma e Firenze per l’uso speciale di luce e colore, invece che del disegno. Questo stile morbido è nato per via dell’atmosfera brillante della laguna. La pittura veneziana del ‘500 passa dal colore caldo e armonioso di Tiziano al movimento drammatico di Tintoretto. Tiziano usa pennellate morbide per creare scene solenni. Tintoretto usa luci forti e pose audaci per creare scene piene di energia e movimento.

La nostra illustre poetessa, innamorata dell’arte, cita le opere celeberrime di Tintoretto, in primis L’Ultima Cena, finita di restaurare nel 2025 e conservata nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia. È un’opera grandiosa che ridefinisce il significato dell’episodio evangelico. Più che un semplice banchetto, il dipinto esalta l’istituzione dell’Eucaristia e celebra la carità cristiana. 

L’opera nasconde diversi messaggi e simbolismi. La quotidianità come specchio del divino: a differenza dell’impostazione simmetrica di Leonardo da Vinci, Tintoretto ambienta la scena in un’osteria veneziana del Cinquecento, con figure umili e quotidiane. La sala è buia, quasi un tunnel senza via d’uscita, a simboleggiare la condizione umana, illuminata unicamente dalla grazia divina. Splendido tributo dell’autrice all’arte della Serenissima: a lei un plauso e un abbraccio.

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