Gruppo Tata: il dibattito degli anni Ottanta, tra amicizia e incomprensioni

(Quinta parte)

Tra l’82 e l’83 il dibattito interno al Flusso è molto intenso e avviene sia nei Seminari, svolti nell’interrato della Galleria Tot, sia con incontri individuali tra gli appartenenti: si ricordi che il sodalizio tra gli appartenenti era dato da affinità programmatiche, ma, anche, da legami affettivi e di amicizia. Uno di tali Seminari (27 novembre 1982, descritto come Seminario immaginario – im/possibile) è documentato nel catalogo, a cura di Ennio Chiggio, intitolato ”Photogenica”, pubblicato nel 1985. Erano presenti Ennio Chiggio; Luciano Ernesto Francalanci, Piervirginio Zambon, Maurizio Baruffi, Roberto De Santi, Tom Garner, Floriana Rigo e lo scrivente Paolo Pavan. La documentazione fotografica a cura di Claudio Franzini, fu utilizzata da Chiggio nel citato catalogo, trasformandola in una sorta di photo-report con balloon, nel quale era trattato il tema della fotografia (1). In realtà la questione era più ampia riguardando la conduzione generale del Flusso. Per lo Scrivente doveva essere collegiale anche nei rapporti con Giulia Laverda, detentrice della Galleria TOT, e anche con la responsabile della commercializzazione dei “multipli” delle Opere (TATOY), Paola Laverda.

Non si poteva limitare il collettivo al solo apporto creativo e critico delle opere prodotte dai singoli operatori TATA. Nella sincresia chiggiana a fumetti citata, comunque, ben vengono evidenziate le posizioni ideologiche e i termini operativi dei singoli appartenenti al gruppo. In sostanza, emergeva da subito il tentativo di Chiggio di essere unico ponte con le Mecenati e nella monopolizzazione delle pubbliche relazioni del Gruppo. In questo senso Chiggio trovò in me un antagonista. Non così infatti mi si era prospettato il Gruppo al mio ingresso. Ciò porterà più tardi a scontri con rotture, prima temporanee e poi definitive.

Precedente a tale seminario ve ne fu, in realtà, un altro, preparatorio alla seconda uscita pubblica del Flusso, che si tenne per un intero pomeriggio tra i tavolini vuoti del bar che fronteggia l’Accademia di Belle Arti di Venezia, in cui per la prima volta incontrammo Ernesto Luciano Francalanci, che, come Chiggio, aveva docenza all’Accademia e che aveva parlato al gruppo fino ad allora solo per interposta persona di Chiggio. Nel frattempo, Chiggio presentava cataloghi da lui confezionati, ma che riferivano ai Tata, e organizzava in galleria molteplici eventi.

Il 25 settembre 1982 fu la volta dell’irruzione scenica in notturna denominata il martirio dell’androgino spiazza la città; autori: Fioravanti Caiuli, Anacleto Della Valle, Mariolina La Guardia e Nella Turra. Volendo il presente testo descrivere soltanto il Flusso TATA, di tale performance (e simili), di altre mostre e cataloghi do solo cenno, al fine esplicitare la cronologia degli accadimenti, che, in qualche maniera si relazionavano ed ebbero ricadute nel Gruppo.

Nel caso specifico, i soggetti agenti, completamente estranei al dibattito interno relativamente al tema del Ludico, indussero lo scrivente a pensare che Chiggio giocasse su più tavoli, come battitore libero, e che TATA fosse solo mezzo strumentale al fine di promuovere la Galleria TOT.

È dell’ottobre 1982 il TATA BOOK, avente come tema l’Abito. Raccoglieva opere di Chiggio, Baruffi e De Santi, Francalanci, Rigo, Garner, Zambon e Pavan. Si trattava di un’opera complessa, nella quale Ennio forse diede il meglio di sé, cercando una coerente interpretazione del suo fare e di quello degli altri componenti il Gruppo.

Tra le opere più intense:

il sacco giallo (vero sacco) di Baruffi e De Santi: la movenza era quella, metaforica, di mettere nel sacco il catalogo stesso;

Lo Smoking per una serata al Partenone, di Piervirginio Zambon: disegno di abito a trompe-l’oeil di tessitura a marmo;

Il petit-verre di Floriana Rigo, riproducente in miniatura su acetato trasparente il Grand -Verre di Marcel Duchamp, solo però la sua parte superiore dedicata alla Sposa. Sempre sul tema della Sposa, Rigo firmava con riporti di immagini e testi una riflessione dedicata all’abito matrimoniale / patrimoniale;

L’abito mimetico: collage ou l’Age  de la colle Francalanci metteva in ordine frammenti di autori diversi sul tema dell’abito come mimetismo.

Della mia produzione veniva riportata Frammenti di spoglia; copia fotostatica appartenente all’abito in fotocopia da me indossato nell’irruzione scenica dedicata al trompe-l’oeil.

Molte le opere di Chiggio: quella più importante  appartiene alla copertina: si trattava di un occhiale con lenti in rosso/verde, che permetteva di osservare la riproduzione sanguigna umana in terza di copertina, trattata in rosso-verde, in modo tale che chi traguardava dall’occhiale potesse ricomporre la forma unitaria.

Seguiva di Chiggio la riproduzione dell’autoritratto di  Leonardo: un ricordo di infanzia di Leonardo da vinci – S. Freud 1910  + E. L. Chiggio (testo riportato sul fianco della riproduzione del ritratto, scritto da Chiggio con la mano sinistra in specchiato da destra verso sinistra); alla riproduzione in b/n del disegno Chiggio aggiunse del rosso a simulare del lipstick alle labbra.

Altra opera degna di citazione è la riproduzione del panciotto che Duchamp regalò a Benjamin Peret, accompagnata dal listato d’albergo per il lavaggio in cui ne veniva riportata il costo di 115 $, allusione al Daniel Tzank Check (2).

È dell’ottobre 1982 la mostra dedicata all’Ultramobile, dedicata alla produzione di elementi d’arredo della Simon- Gavina. Per Gavina Chiggio aveva curato per un certo periodo la selezione dei prodotti e curato anche un giornale promozionale. Per l’occasione Chiggio editò una locandina con l’elenco dei movimenti storici dell’Arte e dell’Architettura, inserendovi anche il Flusso TATA.

Nel dicembre 1982 si svolse NATALEQUALE, con l’esposizione in galleria delle opere e dei prodotti acquisiti da Giulia Laverda, durante i mesi precedenti. Ennio mi concesse di posare sulla lastra di cristallo posta sopra la porta d’ingresso della Galleria una valigia con le pareti trasparenti in plexiglass, nella quale avevo riposto addobbi natalizi: credo fosse la prima valigia in plexiglass in assoluto. Il titolo dell’opera: La valigia del senza Dio.

La Galleria TOT inaugurò il 1983 (27 gennaio) con la mostra dedicata alla produzione del Gruppo Menphis, Collettivo di design e di architettura fondato da Ettore Sottsass nel 1981. Ne facevano parte, oltre a Sottsass, Michele De Lucchi, Aldo Cibic, Matteo Thun, Marco Zanini e Martine Bedin. Il catalogo che illustrava la mostra, confezionato da Chiggio, ne conteneva un suo testo Come Ettore riuscì a coniugarsi con Andromaca andando da occidente sempre ad oriente ed uno di Francalanci: Il gioco è tutto qui: riprendere un motto sacro.

È del 16 Aprile 1983 la mostra la scultura scalfita di Andrea Pardini, che, da quel momento, divenne attore del Flusso. Di valore le sue opere si muovevano dall’acciaio, al gesso all’objet trouvé, spiazzando visioni e significati. Obliquità drammatica era composta da due teste di cavallo di gesso in scala reale legate in bocca da un morso da falegname, come freno. Nel caveo degli occhi erano poste delle palline natalizie argentate.

Intanto si consuma la prima rottura: durante un seminario e dopo aver contattato Franco Farina, allora responsabile delle Gallerie Civiche di Ferrara proponevo di svolgere una mostra collettiva presso tali Gallerie. Rigo, Garner, Zambon ed io avevamo infatti l’esigenza di un battesimo che fosse qualcosa di più di quello cittadino. L’opposizione di Chiggio fu frontale, che, evidentemente, sentiva sfuggirgli di mano il controllo del gruppo. Dopo un duro scontro lasciai la Galleria, solo.

Più tardi Chiggio scrisse: I migliori vengono espulsi a tarda notte tra il panico degli inconsci, dandomi, con tale testo, l’onore delle armi.

Con Floriana Rigo, alla quale, come si ricorda, ero legato sentimentalmente, si procedette comunque alla mostra MONUMENTO E AMNESIE presso il Centro di Attività Visive il 22 Maggio 1983.

Garner e Zambon diedero infatti forfait, visto che Chiggio aveva promesso di dedicare loro una mostra in Galleria, con acquisizione delle opere. Era ovviamente da parte di Ennio una ritorsione nei confronti degli espulsi a tarda notte.

Intanto, in Galleria TOT, si inaugurava la mostra Inno alla gioia, a cura di Marijke Vallanzasca Bianchi (3), con allestimento di Camillo Bianchi e catalogo a cura di Ennio Chiggio. Tale mostra raccoglieva le opere di Artisti del Gioiello: da Bruno Martinazzi a Novello Finotti, da Peter Skubic a Giampaolo Babetto.

(5 – Continua)

NOTE

(1) Nella prima pagina delle foto del Seminario, appaiono in ordine Ennio Chiggio; Floriana Rigo di spalle con balloon, Ernesto Luciano Francalanci di spalle, Maurizio Baruffi sul fondo con balloon e Paolo Pavan; Floriana Rigo, Ernesto Luciano Francalanci, Tom Garner; Ennio Chiggio, Maurizio Baruffi, Paolo Pavan; Roberto de Santi.

Nella seconda pagina: Paolo Pavan; Paolo Pavan, Tom Garner, Piervirginio Zambon; Tom Garner nei due riquadri successivi. Viene riportata anche l’immagine della lente dipinta da Roy Lichtenstein, al quale sovrapponevo la stessa lente. Soltanto che l’interpretazione di Chiggio era errata: non si trattava infatti del rapporto tra reale e rappresentazione ( o meglio: anche), ma di indagine del rapporto moiré, enfatizzato da Lichtenstein a stampa viene riprodotto con retinatura a puntini.

(2) Feci notare a Chiggio che la sua riproduzione del panciotto era rovesciata. Ciò provocava un fraintendimento dell’opera di Duchamp, come già era avvenuto nella critica di Achille Bonito Oliva, che la interpretava come oggetto trovato ed elogio dell’ordinario. Così non era: il centro dell’opera erano i bottoni, riproducenti il cognome Peret. Poco tempo più tardi, visto che spesso Ennio usava indossare anch’egli il panciotto, feci confezionare dall’Artista Orafo Graziano Visintin  cinque bottoni in argento riproducenti il nome Ennio. Non so che fine abbiano fatto e non ne posseggo fotografia, pur avendone chiesto testimonianza alla moglie di Ennio, Alberta Zicche, senza però riscontro.

(3) Marijke Vallanzasca Bianchi è una collezionista del Gioiello contemporaneo, che ha promosso l’Arte orafa nelle sue espressioni più colte. Per cogliere il valore della sua attività, si veda il catalogo della mostra al piano nobile del Caffè Pedrocchi:  Sconfinamenti/digressions; 10/10/15/12 2013.

Riferimenti delle immagini

  1. Estratto dal Photo-report con balloon del Seminario Autunnale del 1982 in Galleria TOT, liberamente composto da Ennio Chiggio.

    2. Altra pagina del medesimo Photo-report.

    3. Ennio Ludovico Chiggio: montaggio di cartellino per lavanderia su riproduzione fotografica di opera di M. Duchamp.

    4. Piervirginio Zambon: progetto di smoking per una serata al Partenone.

    5. Floriana Rigo: Abito di sogno.

    6. Paolo Pavan: Frammenti di spoglie.

    7. Paolo Pavan; La valigia del senza Dio.

    8. Andrea Pardini: Obliquità drammatica.

    9. Locandina/pieghevole della mostra Monumenti e (Amnesie) di Paolo Pavan e Floriana Rigo – Fronte.

    10. Locandina/pieghevole della mostra Monumenti e (Amnesie) di Paolo Pavan e Floriana Rigo – Retro.

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