Gruppo Tata, gli anni Ottanta: gli eventi pubblici tra Galleria Borromeo e i luoghi della città

(Sesta parte)

Avvertenza al Lettore: quanto viene riportato nel testo che segue, pur con buona dose di obiettività, è assolutamente parziale. Raccontare il Flusso TATA andava fatto collettivamente, con tutti i soggetti che vi parteciparono. Ma, come scrisse Ennio Ludovico Chiggio: non piangere per il latte non versato.

Dal 21 maggio al 19 giugno del 1983 si svolgono numerosi eventi artistici, dislocati in tutta l’area urbana del Centro Storico di Padova; il coordinamento è di Sirio Luginbühl e di Virginia Baradel, mentre l’iniziativa è promossa dall’Assessorato alla Cultura di Padova. Il tentativo è quello di emulare iniziative analoghe come quelle svolte da Renato Nicolini, Assessore alla Cultura del Comune di Roma, tra le metà degli anni Settanta e Ottanta. L’obiettivo è rivitalizzare lo spazio urbano, desertificato nel periodo estivo, con eventi dedicati alla cultura, alle arti visive, al cinema e a concerti.

“Politica dell’effimero” viene definita dai detrattori, sconfitti dal successo e dal grande seguito dell’iniziativa, per l’impatto positivo nel sociale e nel riuso dello spazio pubblico anche negli anni seguenti.

Il luogo scelto per la maggior parte degli eventi è la Galleria Borromeo, da non molto ristrutturata, dopo l’abbattimento dello Stabilimento Itala Pilsen. Qui si sono insediati i negozi del lusso padovano e la volontà di Luginbühl e Baradel è quella di attrarre l’attenzione verso questa nuova parte di città. Ma le iniziative sono diffuse: dalle Piazze all’Arena Romana, dalle Porte Contarine alla Galleria TOT. La residenza di Sirio Luginbühl diventa il nuovo cenacolo dove si incontrano gli interpreti dell’iniziativa, che assume il nome di “Patavanitas”. Qui, con Floriana Rigo, conosco molti degli interpreti: Maurizio Berti, Renato Petrucci, Massimo Giacon (1) e Piero Olmeda (2).

Altri partecipanti sono il Gruppo Teatrale RA’, Renata Berti, Fabrizio Toso, Paolo Marcolongo, Studio Azzurro, I Padò, Out Off, i Bats, i Guitar Trio, Giuseppe Desiato, Angelo Petrolani, Bright Light, Renato Pengo, Francesco Pierobon, Adriano Campioni (3), il gruppo Fashion, Studio Dott. Molineaux, Piero Olmeda, Fabrique Noire.

Presso la Galleria TOT si proiettano le sperimentazioni di poesia elettronica di Gianni Toti, dedicate a Lilli Brik e Vladimir Majakovskij. Per l’occasione Ennio Chiggio allestisce lo spazio di proiezione con opere emulate da quelle di Mario Ceroli, definendole CeroliTATA. Rigo ed io sviluppiamo lungo la Galleria Borromeo la scritta

componendola a terra con 400 lumini cimiteriali, allineandola su tutta la lunghezza della Galleria. L’effetto notturno dei lumini accesi è di grande impatto visivo e dialoga con le scritte al neon dei negozi che perimetrano la piazzetta. La scritta è volutamente rovesciata: la Vanitas si legge dal basso. La performance si conclude spegnendo con potenti getti d’acqua i lumini e con il lancio di fuochi d’artificio che illuminano il cielo. Nel minuscolo catalogo la performance è riportata senza alcuna nota, così anche nella stampa cittadina che non aggiunge molto altro, a testimonianza che dall’alto la “Vanitas” è abito consolidato, ma invisibile. Nel cortile della galleria TOT, grazie al film di Majakovskij, avviene la riconciliazione tra Ennio e me. Qualche settimana più tardi, con Floriana Rigo, si prova ad organizzare un evento presso Piazza dei Signori.

Scrive Rigo:

“Il 19 Luglio del 1983 Maurizio Berti, Paolo Marcolongo, Paolo Pavan, Floriana Rigo, Fabrizio Toso, ‘operatori artistici’ (la parola “artista”, fin dai tempi dell’università, ancora ci infastidiva) recentemente coinvolti nella iniziativa pubblica della PATAVANITAS, immaginano di far parte di un gruppo chiamato GAS (Gruppo Azione Surreale) e di fare “gentile richiesta di poter usare alcuni spazi, con la qualità di teatro urbano aperto al movimento dei passanti, per azioni sceniche che si svilupperebbero nell’arco del pomeriggio e della serata del 15 Agosto”. Sul piano rialzato di Piazza dei Signori, il cui uso teatrale era ormai consolidato da iniziative diverse, si immaginarono azioni distinte. Dagli appunti:

Berti: esposizione di tavole di progetto e allestimento di un teatrino; Toso: movimento oggettuale; Rigo: azione ludica con spettro tra la colonna e l’alzabandiera; Marcolongo: gioco di piume. Nel sottopassaggio della Torre dell’Orologio, azione di Pavan intorno a due topi in gabbia con formaggio. (L’autore precisa che l’azione di ‘Topos – Topoi’, che doveva consistere in una grande falce e martello in rete metallica con due topi a digiuno fino a praticare il cannibalismo, fu solo progettata)”. Sul gradone superiore della Gran Guardia Marcolongo mette in scena l’inaugurazione di un monumento, “che sarà presente solo per la durata dell’azione stessa”. Nello spazio circostante la tomba di Antenore e quella del cane, l’agente Rigo finge il risveglio cardiaco del mitico fondatore di Padova; svolge il lungo tracciato di due elettrocardiogrammi, dell’uomo e del cane, servendosi di una scala a pioli e nel massimo rispetto dell’integrità monumentale. L’operazione è ritmata dal suono amplificato di due battiti cardiaci, accompagnata dalla lettura del racconto di E. A. Poe Il cuore rivelatore. È richiesta la presenza di un paio di guardie in fronte alla Pretura. Titolo dell’irruzione scenica: DELLA CORDIALITÀ DEGLI ANTE NATI.

Questo progetto rimase sulla carta, tranne per singole azioni. Il GAS non nacque. Il 15 settembre 1983 Floriana Rigo, in solitaria rispetto agli altri TATA, irrompe con una performance formidabile in Piazza dei Signori a Padova: (TOT) MAN-X- VARIABILE-NEGATIVO o NEGATIVO – VARIABILE. È in camice bianco, zoccoli forati bianchi, mascherina bianca anti-microbo, guanti bianchi sterilizzati e  forbice pendente dal collo. Su una grande tela bianca, tesa su una cornice in tubi innocenti, ricompone frattaglie animali cucendole su tela a formare un corpo. A fianco della tela, su di un appendino per vestiti, si allungano, ordinate secondo l’anatomia umana, lastre radiologiche.Quella dell’apparato dentale verrà prima pubblicata da Chiggio, con didascalia: sorriso tatanico, in totemica nel 1985, poi nel catalogo della Biennale del Bronzetto del 1991.

Nel dicembre del 1983, nella Galleria TOT,  viene presentata la mostra Architettura & Metafora. Sono presenti opere di Maurizio Baruffi, Roberto De Santi, Piervirginio Zambon, Tom Garner, Leonardo Rampazzi, Paolo Pavan ed Ennio Chiggio. I testi sono di Ernesto Luciano Francalanci e di Chiggio. La stessa mostra sarà successivamente presentata all’ICF di Bologna il 13 novembre 1984. Quella presso la galleria TOT è accompagnata da un clip-book in cento esemplari a cura di Ennio Chiggio. Seppur nell’invito alla mostra dell’ICF sia presente il mio nome, ad essa non partecipo.

In copertina del catalogo viene riportata in goffratura l’immagine del Torso del Belvedere. Nel catalogo il testo di Francalanci si incardina sul rapporto tra corpo e assenza, integrità e amputazione, coinvolgendo l’idea di Classico, dell’Ordine della Simmetria (l’espresso dalla forma), in contrapposizione al dissimmetrico, qualcosa che non c’è, che si presenta quindi in metafora.

In descrizione, alcune opere presenti nella mostra e nei cataloghi.

Magistrale La Main qui gratte, 1981, di Baruffi e De Santi: una fusione articolata in argento riproducente la mano-colomba di Le Corbusier, con un manico in legno. L’ironia sui pruriti architettonici è fulminante.

Di Piervirginio Zambon Scala Reale, bastone per passeggiate archeologiche, ml. 1,00. Si tratta di un cilindro da stadia, che si conclude con una maniglia da porta come presa del bastone.

Anche Francalanci si cimenta con un’opera: Acutissima maxima nobilis fallaclosa pseudoperspectiva Jonica; consiste nel riporto grafico di un capitello jonico, al quale l’autore sostituisce alla voluta l’immagine di un Nautilus.

Di Tom Garner il Concise book of Classical Architecture, vol IV; libro con il bordo dell’impaginato intagliato a colonna dorica.

Di mia produzione L’Atelier dell’Architetto, del 1979, già parte della mia tesi di laurea, che in copia eliografica era presente con altre tavole in vetrina della Galleria. Il tentativo era dare dimensione architettonica ad alcune pitture metafisiche di De Chirico.

A seguire alcuni tavoli di Leonardo Rampazzi, vere e proprie sculture preziosissime, che dell’uso del Tavolo non hanno nulla.

Irridente all’Architettura l’opera Il Condono Edilizio, 1983 – Stadt Opera di Ennio Chiggio, riproducente la grafica architettonica di una banconota da 100.000 lire.

Note

(1) Coinvolto lateralmente nel Flusso TATA è l’autore del fumetto riportato nel “Clip Book” $4995 a Cura di Ennio Chiggio, Edizioni TOT, 1985, dedicato al Gruppo

(2) Scrittore, Poeta ed esperto di Elettronica. Insieme abbiamo fondato, nel 1989, Poetronike, la prima Rivista italiana di poesia elettronica.

(3) Architetto Radical. Ne ho frequentato per diversi anni lo Studio. Di grande empatia ed ottimo Maestro per chi aveva voglia di imparare l’abc della composizione Architettonica.

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