La statua di Giuseppe Garibaldi a Padova: la curiosa “concorrenza” con la Madonna dei Noli

(Lettura di Federico Pinaffo)

All’indomani della morte di Giuseppe Garibaldi, avvenuta nell’isola di Caprera il 2 giugno 1882, si formò a Padova un comitato presieduto dall’avvocato Carlo Tivaroni, deputato del Regno d’Italia e già garibaldino della prima ora, il quale auspicava la realizzazione di un monumento in onore dell’Eroe dei due mondi. Nel novembre 1885 la civica amministrazione stabiliva che il monumento venisse collocato nell’ex piazza dei Noli, già della Paglia, che nel 1866 (ovverosia dalla data di annessione del Veneto al Regno d’Italia) venne dedicato a Garibaldi.

Numerosi i bozzetti presentati alla commissione giudicatrice: fu scelto quello di Ambrogio Borghi. Così, il 3 giugno 1886, si celebrò l’inaugurazione del manufatto. Alla sera, poi, un fascio di luce elettrica, scaturito da un apparecchio che Antonio Cagnato (uno degli apprendisti del meccanico Paolo Rocchetti, all’officina della Specola) aveva posto in una finestra dell’albergo Stella d’Oro, illuminava intensamente – spettacolo inusuale per quell’epoca – la figura dell’eroe.

Tuttavia, i sentimenti di giubilo per la manifestazione patriottica non vennero condivisi dall’intera cittadinanza. Una parte non soltanto rimase estranea all’avvenimento, ma si dichiarò addirittura contraria era quella formata da coloro che consideravano una profanazione l’aver rimosso la statua dell’Immacolata, che trovava posto in una nicchia sul lato settentrionale, per collocare quella del generale. La statua della Madonna dei Noli, della quale si aveva notizia ancora nel 1756, era stata eretta dei parrocchiani di San Matteo evangelista (l’edificio sacro, soppresso e poi distrutto, era ubicato nella vicina via San Fermo) per servire da freno al turpiloquio dominante nella piazza. Poco più di venti giorni dopo, il 26 giugno, morì di colera il tagliapietra Alvise Barbato, che aveva trasportato la statua della Madonna dalla piazza alla chiesa di Sant’Andrea: questo bastò perché si spargesse in città la voce secondo cui quella morte non fosse altro che il meritato castigo per l’atto profanatore. Nei quartieri e nelle vie della città non si parlava d’altro.

Il simulacro della Vergine, opera di un buon scalpello, forse da attribuirsi al padovano Francesco Bonazza, trovò comunque degna collocazione nella vicina chiesa di Sant’Andrea, su un apposito altare. Mutarono i tempi e la piazza subì radicali trasformazioni urbanistiche: nel 1954, a commemorazione dell’anno mariano, la statua dell’Immacolata ritornò al vecchio posto, nel mezzo di piazza Garibaldi: fu innalzata su una colonna romana, formata da frammenti a suo tempo rinvenuti negli scavi della zona archeologica del Pedrocchi. Il monumento al generale Garibaldi passò invece in una nuova posizione: quella dei nostri giorni, ovverosia a guardia dell’ingresso dei giardini pubblici all’Arena.

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