Festa della Musica in Corte Angeli De Polzer, a Rovigo: emozione e meraviglia

QUI un altro video —> https://youtu.be/JHDkxQ-ryWc

Il sole sorgeva sui passi silenziosi della gente, il suono del clarino vestiva le foglie piccole dei pioppi. In fondo al viale si cominciava a intravedere qualcosa.

La casa, un fremito. La corte, l’aia, la Barchessa col suo lungo porticato di luci e ombre, gli spazi pronti all’accoglienza, qualcosa nell’aria.

È il suono interiore di un tempo diverso, leggero e paziente, non un tempo che è stato, non il nostro di oggi, fatto di istanti e di pensieri: è un silenzioso   esistere che avvolge, un Sempre.

Anche la Musica appartiene a questo “modo” di esistere. Lei abita nelle valli invisibili del vero, finché la sua eco non risuona nel sentire di un uomo, e lui la riconosce, la veste e la traduce per noi; lei si dona alle corde di uno strumento o all’ugola sapiente di una donna. Questo accadeva alla musica della Festa il primo mattino d’estate, negli spazi della Corte Angeli De Polzer, a Buso di Rovigo.

È doveroso mettere in rilievo la grande sapienza con cui è stato pensato e organizzato lo svolgimento della Festa, la varietà delle emozioni, la delicatezza dei ritmi che accompagnavano il mutare del programma, in modo che ognuno potesse trovare il suo personale incanto, quello speciale, che rimane nel tempo, legato a quell’occasione e a quel luogo.

La grazia delle tante voci dei piccoli gong, il vibrare lungo dei grandi, i canti popolari evocatori di qualcosa per tutti, la musica colta dei Lieder, le fisarmoniche… e che emozione tutte quelle magliette bianche, le limpide bianche voci dei bambini.

Poi dentro casa, nella penombra del salone, erompe dal silenzio il canto potente del Magnificat, la gloria umile davanti alla grandezza di Dio, il grazie senza limiti per il dono infinito della vita – della Vita – che cresceva dentro di lei.

Impossibile descriverlo, bisogna vederlo.

Poi le parole, il guardarsi negli occhi in allegria fra sconosciuti, il raccontare la propria meraviglia; e per qualche Polzer di oggi sentire con emozione quanto ancora sia vivo il rispetto, dopo sessant’anni, per il loro antenato speciale – che aveva voluto scritto sulla propria tomba “Qui riposa… pago della fatica e del buon nome” – e riconoscere appunto quel buon nome nei ricordi vivaci di una bambina, che oggi ha novant’anni e l’ha conosciuto davvero!

Poi è quasi l’ora di andare: si ascoltano i luoghi, si vive la freschissima memoria di ciò che si è avuto, e si comincia a dire Ancora, sì, fatelo ancora, facciamolo ancora.

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