Bino Rebellato e il Premio Cittadella: mezzo secolo di grande poesia, poi il silenzio

(Bino Rebellato)

Abstract

Per mezzo secolo, dal 1952 al 2001, il Premio Cittadella portò nella città murata dell’Alta Padovana i grandi nomi della poesia italiana e internazionale. A idearlo e animarlo fu Bino Rebellato: poeta, editore, maestro, partigiano e instancabile promotore culturale. Di quella stagione restano oggi il Fondo Rebellato e una quindicina di pannelli nella Biblioteca comunale di Villa Rina. Tra Diego Valeri, primo presidente della giuria, Clemente Rebora, premiato nel 1956 con l’unico riconoscimento ricevuto in vita, ed Ezra Pound, ospite d’onore per cinque edizioni negli anni Sessanta, la storia di un premio che trasformò la cittadina veneta in un punto di riferimento della poesia del secondo Novecento, e che oggi attende di essere riproposto.

Veneto smemorato

Nella Biblioteca comunale di Cittadella, collocata presso Villa Rina, fuori Porta Treviso, è allestita una mostra permanente, costituita da una quindicina di pannelli appesi alle pareti della tromba delle scale legati alla figura di Bino Rebellato e al Premio Cittadella, prestigioso premio nazionale e internazionale di poesia, che per mezzo secolo, dal 1952 al 2001, diede lustro alla bellissima città murata dell’Alta Padovana e che premiò un fior fiore di poeti del secondo ‘900.

Oggi, purtroppo, di quel premio rimangono solo quei quindici pannelli, realizzati peraltro con grande cura, originalità e passione, e il Fondo Rebellato, conservato nella stessa Biblioteca, contenente la documentazione da lui prodotta nel corso della vita, sia personale che come editore.

Veneto barbaro, verrebbe da dire, pensando al titolo di un bel libro di Goffredo Parise, grande scrittore vicentino che amava questa terra veneta e che a Roma, dove doveva vivere per lavoro, si sentiva come all’estero. Veneto smemorato e festaiolo, verrebbe anche da aggiungere, che riesce a moltiplicare eventi di piazza di ogni tipo e in ogni stagione, spesso uno di seguito all’altro nello stesso paese, ma che lascia morire iniziative culturali di qualità come il Premio Cittadella, anche là dove i soldi (i Schei, di Gian Antonio Stella) non mancherebbero.

Bino, il maestro che voleva viaggiare

Albino Rebellato, per tutti Bino, nacque a Cittadella nel 1914 da famiglia contadina. Non arrivò a laurearsi in lingue e letterature straniere a causa della guerra, laurea “Honoris causa in Litteris” che gli verrà comunque conferita nel 1989 dall’Università di Albany, New York. Dopo l’8 settembre entrò nella resistenza, assumendo il comando della compagnia Monte Grappa, e sulla sua testa verrà messa una taglia di 25.000 lire, vivo o morto. In clandestinità si legò a Egle Piran, che sposerà nel ’46 e insieme avranno un figlio, Pierluigi. Fino al ’68 farà il maestro elementare. Nel libro di Marco Munaro su Bino e la sua poesia (In nessun posto e da per tutto), libro che ne raccoglie tutte le poesie del poeta cittadellese, composte dal 1929 al 2004, leggiamo che “Rebellato prima della guerra era andato a Milano, voleva fare il giornalista, voleva fare l’inviato speciale di un grande giornale e viaggiare il mondo, poi decise di rimanere tutta la vita nella sua città natale dove però arrivano i poeti da tutta Italia e dal mondo”. Per alcuni anni sarà corrispondente de Il Gazzettino.

Fondò riviste e periodici e nel ’52 il Premio di poesia “Polenta di Cittadella”, dal nome del tipico dolce cittadino, che dall’anno successivo però chiamerà “Premio Cittadella”. Nel ’53 fondò anche la casa editrice Rebellato in Padova. Già nel 1958 il suo comune gli conferirà la medaglia d’oro per il prestigio dato alla città con il suo premio, che sarà riproposto per ben venticinque edizioni fino al 2001. Bino morirà nel 2004 all’età di novant’anni.

La sua ultima poesia, “Mi sono innamorato”, incisa su tavola di smalto dall’amico Enrico Bravo, è appesa come un quadro nella biblioteca di Villa Rina. Tra i tanti che hanno detto della sua poesia, e che leggiamo sempre nel citato libro di Munaro, ci basta qui riportare le parole scritte da Andrea Zanzotto: “Certo, caro Bino, ti considero, tra gli amici poeti, quello più vicino a me per una radicale analogia: la fedeltà assoluta come un destino, e sempre più ricca di significati, che ti lega al tuo luogo natale” (Una lettera, Con Bino Rebellato, 1999), quelle di Carlo Bo, in Disegni di Bino Rebellato (1996), per il quale Bino viveva “di poesia e fra le poesie” e quelle di Giuseppe Ungaretti, in Il tempo finito (1959), che delle poesie del cittadellese diceva che “sono un segno d’un sentimento caldo, e d’una sensibilità attenta, e pronta a rivelarci momenti vivi dell’animo”.

(Riquadro con l’ultima poesia di Bino Rebellato, presso la Biblioteca comunale di Cittadella)

(Copertina del libro curato da Marco Munaro contenente tutte le poesie di Bino Rebellato, Ed. Il Ponte del Sale 2016)

La qualità sta nei nomi

Certo, in Veneto non mancano i premi letterari e di poesia, anzi forse ce ne sono anche troppi. Bisognerà semmai valutarne qualità e prestigio, che sul Premio Cittadella di Rebellato non sono mai stati messi in discussione, anche perché ciò che fa qualità e prestigio, si sa, non è tanto la somma in denaro in sé assegnata al vincitore, ma i nomi della giuria e dei premiati. E allora basterebbe solo pensare che della giuria del Premio Cittadella hanno fatto parte, tra gli altri, Dino Buzzati, Aldo Camerino, Diego Valeri, Aldo Palazzeschi, Andrea Zanzotto, Giuseppe Mesirca, Carlo Bo e che tra i premiati figurano importanti autori del Novecento quali Clemente Rebora, Giorgio Caproni, Mario Luzi, Alda Merini, Giovanni Raboni, Biagio Marin, Silvio Ramat, Fernando Bandini.

E comunque il mezzo milione di lire di premio assegnato nel ’56 a Clemente Rebora erano bei soldi, se pensiamo che nel 1950 si dava la stessa cifra al vincitore dello Strega o che, sempre nel ’56, ottenne lo stesso assegno il vincitore del Chianciano e che tanti altri premi in quel periodo andavano dalle 300 alle 500 mila lire. Mezzo milione di lire che oggi corrisponderebbero a circa otto mila di euro. Questo per dire anche della capacità di Rebellato di mettere insieme un valore economico che faceva del Premio Cittadella uno dei più ambiti in Italia.

Diego Valeri e quella prima Polenta di Cittadella

Ma come era nato il premio? Da una passione, innanzitutto, e da un incontro: quello di Rebellato con Diego Valeri. È lo stesso Bino a spiegarlo in una intervista rilasciata a Il Gazzettino nel 1979. “Il Premio Cittadella è nato nel 1952. Non avevo a disposizione una lira. Presi la corriera e mi recai all’Università di Padova in cerca di Diego Valeri che non avevo mai visto. Mi venne incontro con un largo sorriso, che non ho più dimenticato e gli proposi di presiedere la giuria del Premio Cittadella per poesie inedite”. “Cossa ghe demo al vincitore?”, gli chiese Valeri. Pare che per la prima edizione, quella del ’52, quando venne chiamato “Premio Polenta di Cittadella”, come premio ci sia stata proprio anche una Polenta di Cittadella, il dolce tipico della città prodotto fin dal 1850 e che Bino donerà ogni anno a Valeri per Natale o in occasione del suo compleanno.

“Cara Egle e caro Bino, è arrivata puntualmente la cara Polentina”, scriverà Valeri a Rebellato in un biglietto di ringraziamento datato Venezia 22-XI-66.

Valeri fu il primo presidente della giuria e per la sua dedizione al premio ricevette dal Comune di Cittadella la cittadinanza onoraria. Nell’incarico – Valeri muore nel ’76 – lo seguiranno Ugo Fasolo e Carlo Bo, rettore dell’Università di Urbino.

(Confezione della “Polenta di Cittadella”, quella che Bino Rebellato regalava ogni anno a Diego Valeri, dolce fatto proprio con la farina gialla di mais)

L’unico premio di Rebora

Nel 1956 il premio venne assegnato a un settantunenne Clemente Rebora per l’opera Curriculum vitae. Sarà l’unico premio ricevuto in vita da Rebora, che morirà l’anno dopo. “Benedetto sia il lavoro e l’opera sua benefica, da lei dichiaratamente e appassionatamente propugnata e assolta per la poesia e l’arte cristiane: cioè vere”, aveva scritto Rebora a Rebellato dal Collegio Rosmini di Stresa il 17 novembre del ’56.

In uno dei pannelli della Biblioteca c’è la foto che ritrae Diego Valeri mentre stringe la mano a padre Pusinieri, direttore dell’istituto rosminiano, che ritira per conto di Rebora la busta contenente il premio di mezzo milione di lire, che Rebora donerà in parte a un poeta povero, del quale, ovviamente, non conosciamo il nome. Rebora era allora gravemente malato, lo si vede in foto nello stesso pannello seduto paralizzato in carrozzina con una coperta sulle gambe.

È un Rebora che aveva scoperto la forza anche salvifica della poesia quello che viene premiato, un Rebora che proprio in Curriculum vitae aveva scritto:

Quando morir mi parve unico scampo,

varco d’aria al respiro a me fu il canto:

a verità condusse poesia.

Però non ogni canto è buon respiro,

né tutti i versi fanno poesia.

Un Rebora per il quale:

La poesia è un miele che il poeta,

in casta cera e in cella di rinuncia,

per sé si fa e pei fratelli in via;

e senza tregua l’armonia annuncia

mentre discorde sputa amaro il mondo.

(Canti dell’infermità, 15 ottobre 1955).

Versi, questi, che Rebellato doveva sentire anche suoi. Come doveva sentire suo anche il Rebora che sosteneva che “Ogni vero poeta (e pochissimi sono) – e a lui si aggiunga ogni artista, o semplicemente artefice, ché veramente al Divino Creatore dovremmo riservare la qualifica di Artista – è unitonale” (Pensieri, 13 ottobre 1956). Bino Rebellato, oltre che poeta, era anche artista e, come Rebora, amava la montagna, in modo particolare quelle Umane Dolomiti cantate nel suo niveo libretto del ’92.

(Clemente Rebora, vincitore del Premio Cittadella nel ‘56)   

I versi di Ezra Pound in un biglietto

Make strong old dreams

Lest this our world lose heart.

“Resisti forte nei tuoi sogni / e lascia andare questo vecchio mondo”, vengono tradotti nel libro di Munaro i versi autografi di Ezra Pound, trascritti su due righe in un biglietto conservati nel Fondo Rebellato. Tratti dall’ultima poesia di A lume spento, la prima raccolta di poesie di un giovane Pound stampata a Venezia nel 1908, le cui bozze aveva pensato di gettare nel Canal Grande, sono affidati da Pound a Rebellato e diventano quasi il vessillo del premio stesso.

Ezra Pound, poeta emarginato e scomunicato, candidato al Nobel nel ’59, negli anni ’60 sarà per cinque edizioni “ospite d’onore” del Premio Cittadella, segno che Bino Rebellato sapeva distinguere e sapeva bene chi invitare, anche se Pound ormai non parlava più. Al Premio Cittadella, dirà Andrea Zanzotto, Bino Rebellato lo presentò, dicendo con orgoglio: “Abbiamo il grande poeta americano Ezra Pound”. Pound solo si alzò, fece un inchino e tornò in un cantuccio. E ancora: “Ho inoltre avuto l’occasione di recitare poesie insieme con lui: eravamo nel ’69, al Festival di Spoleto. Ero terrorizzato, accanto a un così grande poeta, ma lui era già assente: la dissoluzione della mente aveva precorso la dissoluzione generale”, continua sempre Zanzotto nell’intervista raccolta da Nicola De Cilla in Saturnini, malinconici, un po’ deliranti, Incontri in terra veneta (2018). Rebellato e Zanzotto sapevano che Ezra Pound era veramente un “Titano della poesia”, come si legge nella lapide posta dal Comune di Venezia sulla casa da lui abitata nel sestiere di Dorsoduro.

(I versi di Ezra Pound nel biglietto lasciato a Rebellato, riprodotti nel libro di Marco Munaro)

Un premio da riprendere

Visti e rivisti i pannelli della mostra, esco dalla Biblioteca di Cittadella, ringraziando il personale per le informazioni, la gentilezza e la competenza. Decido di fare un giro per il centro, entrando da Porta Treviso. Voglio comprare una Polenta di Cittadella da far assaggiare alle mie nipoti. Polenta che ha i colori e i sapori di quella terra tra il Tergola e il Brenta che Rebellato amava e che sembra parlarci ancora quella sua lingua, il “rustego padoan”, che Bino aveva scoperto negli anni ’80, appassionandosi di Teofilo Folengo e girando per i campi in bicicletta.

Appeso alla porta d’ingresso della città, mi imbatto in uno stendardo che invita alla “Festa dea Suca in centro storico”. Fuori dalla Biblioteca, un altro mi aveva preannunciato una “Serata Pesce” sotto l’enorme tendone in allestimento nel piazzale di Villa Rina. Ben vengano, ovviamente, le feste di piazza, popolari e paesane, di pesce e di zucca, che anzi meriterebbero una loro Ode o un Elogio, così come se limeriterebbe la Polenta di Cittadella, magari nel “rustego padoan” di Bino. Ma forse sarebbe anche bene, penso, strappare al tempo il Premio Cittadella, non soltanto con dei pannelli in mostra in biblioteca e con un fondo d’archivio, ma restituendo a Cittadella la memoria di ciò che Bino Rebellato era riuscito a fare: trasformare cioè una bellissima città murata dell’Alta Padovana in un luogo dove la poesia italiana e internazionale possa tornare a incontrarsi. Ma per fare tutto questo forse ci vorrebbe anche un altro Bino Rebellato.

(Biblioteca comunale di Cittadella, dove è conservato il Fondo Rebellato)

(Pannelli della mostra su Bino Rebellato in Biblioteca comunale)

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