Il Circolo di lettura, risorsa dalle molte sfaccettature per uno sguardo sul mondo

(Parte prima)

Questo è il racconto di un’esperienza, lunga e articolata, di cui sono orgogliosa ed è per questo che mi accingo a scriverne. Potremo chiederci il perché e individuare indicatori di successo, per questa ed altre esperienze simili.

Da 15 anni coordino un Circolo di Lettura: l’idea mi era venuta al ritorno dal Salone del Libro di Torino dove ogni anno, dal 2001, era ospitato un paese e quindi nasceva un approfondimento sulla letteratura di quel paese che, per quell’occasione, aveva attivato le case editrici a preparare traduzioni in italiano dei libri di maggior valore e successo. Erano invitati scrittori e editori dei paesi ospitati e gli incontri erano molto interessanti e forieri di nuove aperture. Spesso quegli ospiti erano poi presentati in altre città italiane.

Il Salone Internazionale del Libro è il progetto di promozione del libro, della lettura, della cultura e dell’editoria più importante in Italia, la cui prima edizione risale al 1988, a Torino. Dal 1996 per ogni edizione viene scelto un tema portante e dal 2001 un paese ospite, di cui sono invitati editori e autori. Come il Salone del libro di Parigi, si rivolge sia ai professionisti del settore sia al pubblico dei lettori. Per numero di espositori è la seconda fiera del libro in Europa dopo la Buchmesse di Francoforte.

Nel 2010 il paese invitato fu l’India: quella letteratura mi incuriosì molto e ricordo quanti libri mi portai a casa, data la novità delle narrazioni. Il mio interesse per la letteratura si era ampliato e rinforzato con la partecipazione alle attività del PEN, l’associazione mondiale di scrittori che si batte per la promozione della letteratura e per la libertà d’espressione proteggendo gli scrittori in prigione, quelli minacciati e in pericolo.

In quegli anni la Spagna stava aprendo gli archivi storici e, dopo il ritrovamento di fosse comuni, il tema della guerra civile spagnola, messo a tacere dal governo per presidiare la pace sociale, aveva ispirato una gran quantità di romanzi: voci e storie maschili e femminili, dalla Catalogna e altre zone della penisola iberica, dalla città e dalla campagna, con riferimenti storici e racconti di finzione. Ma un aspetto era comune: erano in gran parte le voci “dei vinti”, dei repubblicani. Un romanzo importante, scritto dal punto di vista dei franchisti, Soldati di Salamina di Javier Cercas, è stato significativo per il contradditorio.

Così decisi di proporre ad alcuni amici e amiche un percorso di lettura sulla Guerra Civile Spagnola a partire proprio dallo scrittore spagnolo Javier Cercas, premiato nella sezione internazionale del Salone nel 2011. Ci appassionammo tutte e tutti alla scoperta di un pezzo di Storia che conoscevamo poco. E nell’anno seguente il Paese ospitato fu proprio la Spagna: avevo molta scelta e i romanzi offrivano punti di vista diversi. Dopo un anno di letture mensili avevamo una visione abbastanza chiara delle problematiche, dei personaggi e delle posizioni che rappresentavano, delle geografie e delle appartenenze. La visione di film, altri libri di lettura libera, articoli di giornali, approfondimenti personali e testimonianze aggiungevano orizzonti al gruppo che decise di continuare con entusiasmo il percorso di lettura, con altro tema: i gruppi che coordino sono due in due diverse città ma il programma è comune, ancora oggi.

Il secondo anno, gli scrittori argentini contemporanei ci hanno condotto con Elsa Osorio e altri nel buio della Dittatura e dei suoi misfatti e con Claudia Pinero nel quartiere chiuso e controllato con severe misure di sicurezza, con campo da golf e lussuose abitazioni: un microcosmo dove sembra sia obbligatoria la serenità, se non proprio la felicità.

Il terzo anno è stato influenzato ancora dalla scelta ospitante del Salone del Libro del 2011: la Letteratura postsovietica. Finita l’epoca degli scrittori clandestini, non fu un caso che, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, come in ogni epoca di frattura, si fosse affermata l’attenzione per la memoria, l’autobiografia e soprattutto l’autofinzione, nella quale l’autore gioca sul proprio alter ego e sulla invenzione-trasfigurazione di avvenimenti e fatti reali. Nomi sconosciuti e nomi divenuti “importanti”, come Emmanuel Carrère col suo Limonov.

Gli scrittori israeliani contemporanei ci hanno impegnato ad approfondire la loro realtà per meglio comprenderne le problematiche e le posizioni: Eskol Nevo ci è stato di grande aiuto, così come Sayed Kashua, Abraham Yehoshua e Zeruya Shalev. A quel punto era indispensabile sentire le voci palestinesi di Susan Abdulhawa, Ghassan Kanafami, Suad Amiry. Anche in questo caso il nostro interesse era focalizzato sulle produzioni letterarie più recenti, lasciando agli approfondimenti personali la lettura dei “classici”.

Dopo la nostra incursione nei territori israeliani e palestinesi, avevamo bisogno di uno sguardo allargato alla realtà araba dove, all’indomani della Seconda guerra mondiale con i suoi sconvolgimenti di esperienze e idee, andava sviluppandosi una maggior coscienza politica e sociale, specie fra le giovani generazioni, che inevitabilmente si rifletteva nella produzione letteraria. Si poté così assistere a una vera esplosione di talenti, di giovani autori, soprattutto in Egitto e in Iraq. Poi in Siria, Libano, Tunisia, Algeria. La lettura della primavera araba diventava impegnativa.

Per un paio d’anni, su richiesta dei partecipanti, abbiamo provato a scegliere romanzi “più attuali”, quelli di cui si parla nei luoghi di conversazione: libri vincitori di premi importanti, contraddittori per argomento, oggetto di chiacchiere in trasmissioni televisive. Nel 2019, abbiamo ripreso l’approfondimento tematico affrontando gli scrittori africani di lingua Inglese e portoghese: è stato un percorso complesso, sorprendente per le diversità, la cultura che li aveva generati e le tematiche affrontate.

Nei due anni a seguire abbiamo indagato questioni di genere letterario: i memoires e le autobiografie, che ci hanno coinvolto per la realtà dei personaggi e delle loro vicende, per dedicare l’anno successivo alla letteratura di viaggio.

Anche durante la pandemia di Covid abbiamo mantenuto un collegamento tramite Zoom che ci ha permesso di continuare a leggere sentendoci insieme, pur ciascuno nella propria casa.

Era arrivato il turno dell’India, un continente in fermento caratterizzato da numerose lingue: le traduzioni in italiano erano per la maggior parte da romanzi scritti in inglese. Ma anche molti film hanno facilitato le nostre incursioni. In seguito ci siamo occupati della letteratura contemporanea dell’Islanda, che avremmo voluto concludere con un viaggio nelle nuove terre del Nord dove regnava un silenzio assordante di biancore e solitudine. In seguito ci mobilitò l’Albania, scelta quantomai interessante perché sconosciuta ai più, pur così vicina. Un mondo a sé, uscito da anni di silenzio e chiusura fra quelle montagne dove regnava il Kanun. Ma talvolta sono gli incontri casuali che influenzano le nostre scelte e, in quel caso, a catalizzare la nostra attenzione fu la scrittrice albanese-svizzera Elvira Dones.

L’anno scorso, ci sentivamo pronti per allargare ancora di più i nostri sguardi e abbiamo intitolato il nuovo percorso “Vengono da lontano e parlano anche di noi”: le case editrici, attraverso le traduzioni, pubblicano da anni le voci di scrittori e scrittrici migranti. Grande diversità di approcci e abbondanza di testimonianze, centrate sulle loro ricerche delle origini e delle appartenenze seguendo il filo di quelle istanze identitarie così pressanti ai nostri giorni. Romanzi scritti nella lingua dei paesi di accoglienza, a dimostrazione di una raggiunta inclusione: turchi che scrivono in tedesco in Germania, somali ed eritrei che scrivono in italiano, iracheni in Svizzera.

Da settembre 2026, siamo pronti per un’incursione nell’oggi del Brasile.

Sono certa che avrete molte domande: chi, cosa, quando, perché, come… Avevo preannunciato il racconto di un’esperienza, iniziata quando ancora i Gruppi di Lettura erano mosche bianche; nel frattempo si sono moltiplicati anche grazie all’opera encomiabile di bibliotecari solerti e impegnati, che hanno risolto alcune istanze problematiche oggettive quali il luogo dell’incontro e l’approvvigionamento dei libri da leggere.

Alla prossima puntata, con un po’ di suspence, entreremo nel merito del nostro percorso, prendendo in considerazione le modalità di funzionamento e di scelta. Nel frattempo vi confermo che nei gruppi lettrici (il 99 per cento…) e lettori sono rimasti stabili, in qualche caso sono aumentati o si sono dati il cambio sulla base del passaparola.

(1. Segue)

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