La sparizione della responsabilità personale

Di fronte ai tragici fatti di cronaca, si tende a cercare le cause nelle circostanze quasi “assolvendo” chi li compie. Ma questo non è accettabile

Da anni ormai, quasi giornalmente, apprendiamo di figli che uccidono i genitori (magari con l’aiuto di qualche amico complice) per impossessarsi dei loro risparmi; di “facili” esecuzioni di ragazzi da parte di coetanei poco più che adolescenti; di stupri di gruppo e di arrogante bullismo ripresi e divulgati in video. Qualche tempo fa un giovane di colore, italiano, ha pugnalato a morte (s’era portato appresso quattro coltelli!) una donna casualmente incontrata, dopo averle “chiesto scusa” (così ha dichiarato alle forze dell’ordine) per quanto stava per farle. Ed è recente la strage, nel Milanese, di un diciassettenne, italiano – non di colore – che ha sterminato, “perché se ne sentiva oppresso”, la famiglia massacrando, nell’ordine, il fratellino di dodici anni, poi la madre, infine il padre, di cui s’era tutti insieme festeggiato, poco prima, il compleanno.

A monte di queste efferatezze, accanto alle innumerevoli altre cause che si possono reperire (la profonda crisi dell’istituto della famiglia; la scuola in balìa di evanescenti PTOF, i piani triennali di offerta formativa; la realtà scalzata dalla virtualità, e così via) vi è quella del consolidarsi di una “cultura” psicosociologica, non priva di ideologiche, sessantottine contaminazioni, che andando a cercarne le cause in fattori ambientali avversi (l’indigenza ma anche l’eccessivo benessere, il degrado da baracche ma anche le marcusiane sciccherie da salotto, ha finito per azzerare la “responsabilità” dell’individuo, per cui di ogni atto delittuoso, secondo quella “cultura”, l’esecutore è, in definitiva, una vittima più che il colpevole.

E questo è inaccettabile, specie se si pensa che tale chiave di lettura è di quella intellettualità che, asserendo – pusillanime – il contrario di quello che pensa, tende a rivestire la sua viltà di fumosi vaneggiamenti argomentativi.

Ti potrebbero interessare anche questi articoli

Olimpiadi: se i valori dello sport fossero un esempio, il mondo sarebbe migliore

Cortina, in questa occasione unitamente a Milano, si è vista assegnare le Olimpiadi invernali per la seconda volta nella storia, dopo l’edizione del 1956 – la quale fu preludio alla Grande Olimpiade romana dell’estate del 1960, che in certo modo…Continua a leggere →

Referendum: le ragioni del No, per un metodo di confronto condiviso

Nell’imminente primavera del 2026, il 22-23 marzo (date confermate nonostante siano state raggiunte le 500.000 firme anche per la richiesta di iniziativa popolare), si celebrerà il referendum sulla riforma costituzionale introdotta con la legge intitolata “Norme in materia di ordinamento…Continua a leggere →

Referendum: le ragioni del Sì, nel nome della dignità di ogni persona

Il discernimento che siamo chiamati ad operare deve tenere presenti due criteri. Il primo è di rispettare i caratteri di questo voto. I costituenti hanno previsto i referendum per consentire di votare decidendo direttamente una questione, a prescindere dal partito…Continua a leggere →

Il Caffè Pedrocchi e la memoria tradita: quando una città dimentica se stessa

Negli ultimi giorni, Padova è tornata a interrogarsi sul destino del suo luogo simbolo per eccellenza: il Caffè Pedrocchi. Non si tratta di una polemica effimera, né di una discussione da salotto. È un confronto che tocca il cuore stesso…Continua a leggere →

1947: l’esilio di Pino da Pola a Padova, tra storia personale e collettiva

“Da quella volta non l’ho rivista piùCosa sarà della mia cittàHo visto il mondo e mi domando seSarei lo stesso se fossi ancora làNon so perché stasera penso a teStrada fiorita della gioventù”. Inizia con queste parole la bellissima e…Continua a leggere →