Un piccolo ricordo di Natale: l’asinello

Un animale intelligente e sensibile, che ha però sempre goduto di cattiva fama

Cum puer eram, nell’imminenza del santo Natale allestivo il presepe con le statuine di gesso maneggiandole con cura. Ero affascinato non tanto dal neonato, misterioso e inviolabile, o da Maria virgo fidelis e nemmeno dal buon Giuseppe, ma dall’asino (poco, invece, dal bue).

Ne vedevo più di un esemplare vivente percorrere le carreggiate tra i campi e le vie del paese trainando carretti sempre stracarichi, incitati da conduttori armati di frusta. Ingiustamente collocato agli ultimi gradini della scala animale, nel presepe assumeva un ruolo quasi privilegiato, offrendo a Gesù tutto il suo calore. Gli attribuivo un’indole (o un’anima?) buona e una rassegnata umiltà. Tra noi intercorreva – credo – un’empatia inconscia.

A scuola, quando l’arcigno maestro spazientito talvolta gridava: somaro! a qualche mio compagno per aver sbagliato un problema di aritmetica, mi sentivo ferito per loro e per lui.

Poi tardi la scienza gli ha riconosciuto invidiabili qualità: possiede molta intelligenza e capacità di collaborazione. Il paragone con alcuni esseri umani sarebbe impietoso. Ma sto per uscire dal tema, che è…

L’asino natalizio

Natale.

Al tuo fascino s’aggrappano in molti stanotte.

La miscela d’ingredienti ha funzionato:

la voce velata del curato, il canto,

nenia struggente del coro.

Se l’asino uscisse dalla forma che lo modella

raglierebbe sommesso il suo disagio:

tanto onore per un po’ di fiato

non lo ritiene meritato.

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