La riforma delle Ipab non è indispensabile: il rischio è la totale privatizzazione

Durante la recente campagna elettorale e dopo le elezioni regionali (23-24 novembre 2025) ci sono state esplicite dichiarazioni, con contrapposte prese di posizione tra i partiti in competizione, sull’inadempienza della uscente Giunta Regionale in materia di riforma delle storiche e gloriose IPAB (oggi Centri Servizi alle Persone, RSA). Per garantire qualificate prestazioni socioassistenziali alle persone non autosufficienti, personalmente, non ritengo indispensabile una riforma che potrebbe determinare la totale privatizzazione della rete IPAB in Veneto. Avendo alle “spalle” una lunga esperienza nei dipartimenti welfare regionali SPI e CGIL, mi permetto di evidenziare, anche da anziano pensionato, che in Veneto, oltre ad una sostanziale buona rete di servizi sociosanitari, c’è anche un buon equilibrio tra Centri Servizi alle Persone: pubblici, privati riconosciuti o convenzionati. 

Quindi la periodica riproposizione di progetti di legge regionali (negli ultimi anni ne sono stati presentati più di dieci senza alcun esito) per riformare le IPAB, personalmente, non ha alcun senso, sempreché l’obiettivo non sia quello della totale privatizzazione dei servizi e delle prestazioni alle persone non autosufficienti e disabili. Le esistenti, da tempo ben note, criticità che differenziano le strutture pubbliche da quelle private sui costi del personale e sulle imposte fiscali, devono essere velocemente risolte.  Alle stesse qualità e quantità socioassistenziali, sanitarie e di ospitalità, devono corrispondere stessi oneri per i soggetti gestori dei Centri Servizi pubblici o privati. Le imposte (locali, regionali e nazionali) devono essere equamente parificate e possibilmente abbassate, perché questi costi ricadono sulle rette di compartecipazione a carico degli ospiti e/o dei familiari. 

Invece di riaprire le “danze politiche” e le contrapposizioni in Consiglio regionale sulla trasformazione delle IPAB, è più utile e indispensabile per gli ospiti, il personale, le direzioni e le amministrazioni delle “Case di Riposo”, che la nuova Giunta del Veneto, le Organizzazioni Sindacali (Cgil Cisl Uil) e le Associazioni degli Istituti per anziani, non autosufficienti e disabili, utilizzando lo strumento della “concertazione”, trovino, di comune accordo, le soluzioni alle questioni sopraccitate, non dimenticando che le quote di rilievo sanitario (impegnative di residenzialità) e gli standard numerici “ospiti – personale”, vanno adeguati all’aumento delle patologie invalidanti (demenza senile, Alzheimer…). Per il bene delle persone fragili e delle famiglie in difficoltà, la Regione si attivi concretamente nella riduzione della compartecipazione ai costi sanitari, sociali e assistenziali.  Le IPAB, molte di queste da più di cent’anni attive in Veneto, possono anche essere trasformate in Centri Servizi alla Persona (ovviamente nella rete dei servizi pubblici), però da subito hanno bisogno di: riconoscimento, sostegno e valorizzazione per il loro fondamentale ruolo sociale. Una eventuale “litigiosa legge regionale di riforma delle IPAB”, dalle tante possibili negative incognite, sarebbe fortemente inutile per le necessità degli ospiti e per le professionalità del personale.       

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