Auspicabile un 2026 di solidarietà e di pace, ma il rischio è che gli appelli e gli auguri restino solo parole

Le prestigiose parole costituzionali del Presidente della Repubblica e i religiosi inviti alla pace del Santo Padre hanno aperto le porte al nuovo anno. Non è pessimismo, ma realismo, il fatto che, purtroppo, molto probabilmente, resteranno “autorevoli parole” negli archivi storici dei buoni propositi. Comunque, sarebbe più che opportuno, non far cadere nel vuoto gli auspici laici e religiosi di inizio 2026. Costituzione e Pace, soprattutto qui in Italia, sono fari accesi da milioni di donne e uomini che da sempre chiedono a voce alta, pacificamente, il rispetto e l’applicazione dei diritti e doveri costituzionali e, in particolare in questo periodo di grandi conflitti di morte, la firma di accordi vincolanti alla pace permanente, iniziando dai drammi umani in Ucraina e in Palestina.

Le realtà progressiste e pacifiste dovrebbero convintamente, costruttivamente, convergere tra loro. Questo auspicio di unità nelle idee, nelle proposte e nelle azioni, è fondamentale per sconfiggere odio e violenza, il malgoverno e le speculazioni, le mafie e i traffici illeciti.

Per la Costituzione e per la pace, valorizzandone il loro straordinario impegno, vanno ringraziate le persone, anziane e giovani, impegnate quotidianamente nella sussidiarietà istituzionale e nella solidarietà umana e nel volontariato italiano e internazionale. Certamente l’associazionismo svolge uno straordinario ruolo in molti ambiti sociali, ma non può essere l’unico faro acceso per illuminare, appunto, la Costituzione e la pace: sarebbe bene ed opportuno che “fari di riferimento” fossero anche quelle forze politiche (unite tra loro) democratiche e progressiste, che hanno “radici storiche” – o che in queste si riconoscono – ancorate alle Madri e ai Padri Costituenti.

Per un “buon 2026” che sia realmente tale anche sui versanti del contrasto alle povertà, del lavoro in sicurezza, dell’occupazione, del potere d’acquisto delle retribuzioni e delle pensioni, del diritto alla sanità pubblica, dell’assistenza a persone disabili e non autosufficienti senza il peso della compartecipazione, è veramente auspicabile – è questo il modesto-umile invito del sottoscritto, vecchio ex dirigente sindacale – che le tre grandi Confederazioni Cgil, Cisl e Uil accendano velocemente il “faro” della loro unità d’azione sindacale per il bene delle lavoratrici, dei lavoratori, delle pensionate e dei pensionati e per proporsi come convergente riferimento di prospettiva per le giovani generazioni.

2026: auguri Costituzionali, nell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, e auguri di Pace negli ottocento anni di salita in cielo di San Francesco d’Assisi.

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