L’impatto ambientale delle guerre di Ucraina e Gaza: un aspetto trascurato ma non secondario

Gli ultimi tre anni di guerra hanno fatto emergere un tema di particolare interesse e attualità, ossia l’impatto dell’aumento delle spese militari sulla spesa pubblica. L’aumento della spesa per la difesa ha lo scopo di rafforzare le capacità militari di uno Stato, oppure di condurre una guerra. La deflagrazione dei conflitti in Ucraina (2022) e a Gaza (2023), cruciali per la centralità strategica dei paesi coinvolti e le relative conseguenze sugli equilibri politici e militari, ha avuto anche effetti devastanti sull’ambiente, danneggiando territori, foreste e habitat naturali.

Il Joint Research Centre della Commissione europea ha stimato che in Ucraina circa 17 milioni di ettari di territorio sono stati coinvolti in operazioni militari. Di questi circa un milione e 700mila ettari di foreste sono stati danneggiati direttamente dal conflitto, e almeno 690mila richiedono operazioni di bonifica e di sminamento a causa della contaminazione da mine e residuati esplosivi.

Secondo Human Rights Watch, i costi per la bonifica delle 11 (su 27) regioni ucraine contaminate da mine e residuati bellici inesplosi ammontano a 31 miliardi e 600 milioni di dollari. Inoltre, secondo lo United Nations Environment Programme (UNEP), il crollo della diga di Kakhovka, nella zona di Cherson, ha determinato “un impatto ambientale grave e duraturo” a causa della contaminazione delle acque e degli habitat fluviali.

Anche a Gaza l’UNEP ha documentato livelli di distruzione ambientali senza precedenti. Nel rapporto del 2025, è stato evidenziato che il 78 per cento dei circa 250mila edifici della Striscia di Gaza è stato danneggiato o distrutto, generando 61 milioni di tonnellate di macerie. Di queste, circa il 15 per cento risulta contaminato da amianto, rifiuti   industriali e metalli pesanti, complicando ulteriormente le operazioni di recupero e di bonifica.

Nel biennio 2023-2025, le perdite agricole sono state significative: Il 97 per cento delle culture arboree, il 95 per cento della macchia mediterranea e l’82 per cento delle colture annuali sono andate distrutte.  A ciò si aggiunge il collasso delle infrastrutture idriche e fognarie, che ha determinato la contaminazione della falda acquifera, aumentando esponenzialmente la diffusione di malattie infettive. In entrambi i contesti, lo smaltimento sicuro dei rifiuti bellici, la bonifica del suolo e il ripristino dei sistemi idrici richiederanno decenni e risorse enormi, incidendo sui bilanci pubblici e sulle politiche di transizione ecologica dei Paesi coinvolti.

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