Tommaso d’Aquino otto secoli dopo: un “animalista” ante litteram? Forse no

Nell’ottavo centenario della sua nascita che risale probabilmente al 1225, ma forse ad un anno prima o dopo, san Tommaso d’Aquino viene ricordato con una grande varietà di manifestazioni in ambito locale – Aquino, Roccasecca, Fossanova – e soprattutto domenicano. A livello scientifico ci sono stati almeno tre convegni, a Genova, Pistoia e Palermo, e diverse pubblicazioni, gli uni e le altre però generalmente circoscritti ad aspetti marginali o cripticamente dottrinali.

E si capisce, perché in un mondo fluido, dove ciascuno ha diritto alla propria provvisoria verità e i punti di vista si moltiplicano ed estendono senza limiti e vanno tutti ugualmente rispettati, come si fa a prendere di petto – specialmente se è “grande e grosso” come Tommaso – uno, secondo il quale la verità è per tutti, né più né meno che “l’equazione fra un’affermazione e il suo oggetto”?

Quello che si capisce poco, anzi personalmente non capisco affatto, sono invece i tentativi di presentare san Tommaso come “anticipatore”, sia pure con tutti i limiti del suo tempo, di certe posizioni progressiste e innovatrici del nostro, la pretesa di trovare in lui qualche scintilla dei nostri più discutibili e allarmanti “lumi”. Per esempio, avvicinandolo o addirittura facendolo rientrare (sia pure da una porta di servizio) nella schiera degli animalisti contemporanei: come fa un libro quanto meno singolare intitolato Tommaso d’ Aquino. L’etica animale (a cura di Damiano Simoncelli) dove, attraverso una scelta antologica di “ritagli testuali” dalle opere di san Tommaso, il curatore ne mette in evidenza i temi “dell’animalità che è in noi e fuori di noi… del comportamento animale per cui si compara il nostro e il loro agire… della nostra coabitazione e relazione con gli animali” (monsignor Gianfranco Ravasi, Il Sole 24ore, 16 novembre 2025). Quasi che, in occasione del suo ottavo centenario, san Tommaso abbia scritto un nuovo libro cucendo insieme alcuni ritagli di quelli antichi…           

Ora è vero che da un santo c’è sempre da aspettarsi qualche miracolo; ma in questo caso senza alcun bisogno, perché quanto l’uomo ha in comune con gli animali e quale sia il suo rapporto con essi, Tommaso l’ha già detto a suo tempo con grande e irreversibile chiarezza. L’uomo, essendo un composto di corpo e di anima, ha in comune per analogia la vita o funzione vegetativa con le piante e la vita sensibile con gli animali; per cui si mette in relazione con essi condividendone anche certi comportamenti, quali la procreazione e l’allevamento della prole; ma al di là di questa analogia, se ne differenzia inconfondibilmente per la presenza di un’anima razionale, direttamente creata e infusa da Dio all’atto del concepimento fisico da parte dei genitori. La ragione dunque è la più alta e perciò la vera e reale natura dell’uomo, che determina una incolmabile differenza rispetto a tutte le altre creature, rendendolo, oltre che individuo, persona consapevole, responsabile e libera, naturalmente fatta per dominarle senza confondercisi.

 Questo inequivocabilmente dimostra, afferma e insegna, sapientemente conciliando la scienza e filosofia di Aristotele con la Rivelazione cristiana, san Tommaso d’Aquino. Non sembra che sia il caso di approfittare del fatto che è vecchio di ottocento anni per attribuirgli dei dubbi. 

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