A Bovolenta un labirinto di lavanda dove i sogni possono realizzarsi

Da giugno a luglio, Va Oltre-La Tenuta, azienda agricola di Valentina Galesso, situata a Bovolenta (Padova), tra la laguna veneta e il Parco Regionale dei Colli Euganei, offre un’incredibile attrazione: i campi di lavanda sono un’esplosione di colore e di profumo che inebriano gli occhi e l’olfatto. A pochi passi dalla città sembra di essere immersi nell’ammaliante Provenza, con un’opportunità in più: visitare, cioè, uno dei labirinti di lavanda –12.000 piante – più grande e coinvolgente d’Italia, proprio nel suo maggiore splendore. Di forma circolare, con un diametro di 80 metri e un’unica via d’accesso, esso s’ispira a quello presente sul pavimento della Cattedrale di Notre Dame des Chartres fatta costruire dai Cavalieri Templari verso la fine del XII secolo, mantenendone le proporzioni e i simboli nascosti. Per decifrarli si può ricorrere all’aiuto di una guida durante l’intero “Cammino delle virtù”, che si snoda per un chilometro. Il visitatore, dotato di un taccuino, è invitato ad annotare pensieri e desideri nascosti, in un vero percorso iniziatico che prevede un passaggio dall’esterno al centro dove, attraverso la catarsi, si rinasce a nuova vita. Questo è il messaggio che proviene dal “Percorso di Gerusalemme” di Chartres, fatto proprio dal dedalo di lavanda in cui l’archetipo simbolico s’inebria di natura.

Fin dai tempi antichi il sentiero tortuoso è stato parte integrante delle culture di tutto il mondo, primitive e moderne, toccando aspetti religiosi e rituali, artistici e psicologici. Innumerevoli poeti, narratori e pittori ne hanno evocato e utilizzato l’immagine per creare incubi e viaggi interiori, discese negli inferi e ascese alla chiarezza e alla libertà, trasformandolo in simbolo di angoscia ma anche di speranza. La difficoltà di guadagnare l’uscita serviva a ricordare all’individuo le deviazioni compiute nel cammino della vita, i molteplici ostacoli da superare per raggiungere la salvezza eterna o la Gerusalemme celeste.

Il labirinto è, infatti, la metafora stessa dell’esistenza – dei suoi inganni, trappole e riscoperte – che indicano, a seconda dei casi, un processo mitologico-iniziativo, un percorso dialettico-filosofico, una strategia politica o una rappresentazione simbolico-iconografica. Tuttavia, contemplando la presenza di un centro in cui si raggiungono equilibrio e maturità di pensiero, e dove poi si trova l’uscita, l’immagine diviene archetipo di un viaggio che, conducendo alla morte, la trascende. Non c’è da stupirsi, quindi, la sua inclusione nel repertorio originario delle rappresentazioni umane, come i grandi miti in grado di descrivere ardui pellegrinaggi. Molti sono gli ostacoli incontrati nello spazio interiore, inteso come luogo di epifania esistenziale e individuale e, al tempo stesso, area fisica in cui si perpetua la memoria di antiche esperienze collettive.

C’è da rimanere colpiti, piuttosto, quando il cammino, a volte tortuoso, a volte lineare, è costituito da fiori di lavanda che con il loro profumo, pregno di note balsamiche, è “intrapreso per il raggiungimento dei propri sogni e la manifestazione dei talenti insiti in ognuno di noi”, come si legge nel sito ufficiale della Tenuta. Il viaggio al centro del sé orienta verso la calma interiore da cui deriva una sensazione di serenità, acuita dalla recita di poesie, dal racconto di aneddoti, dalle suggestive visioni o dai momenti di solitudine.

L’iniziativa è alquanto originale: a differenza del Lavandeto di Arquà Petrarca, visitabile in occasione delle domeniche di “Porte Aperte” per tutto il mese di giugno, o della Lavanda del Brenta a Fiesso d’Artico o, ancora, della Lavanda Polesana a due passi dall’Oasi di Ca’ Mello, a Porto Tolle, dove si passeggia tra i campi profumati, a Bovolenta si entra nei meandri stessi della conoscenza, evocando cammini del tempo remoto e l’essenza primordiale-iniziatica dei percorsi dedaliformi.

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