29 aprile 1945: l’eccidio nazista di Castello di Godego si poteva evitare?

Il tragico evento costò la vita a 136 civili innocenti

Ricerche storiografiche affermano che il tenente Emilio Pegoraro, comandante partigiano del 4° battaglione, sollecitò il comandante della 34° divisione americana, generale Boiltè, ad inviare alcuni reparti a sud-est di Cittadella, per contrastare una violenta azione di rastrellamento da parte di alcune compagnie della 29a Panzergranedien germanica.

Fonti riferiscono che il generale Boiltè rispose che non era suo compito soccorrere le formazioni partigiane, impegnate in combattimento contro nuclei sparsi di soldati tedeschi, poiché l’obiettivo assegnatogli dal Comando della V armata americana, generale Truscott, era di raggiungere il più rapidamente possibile Trieste.

Questa giustificazione conferma la mancata collaborazione di alcuni comandanti americani nei confronti delle formazioni partigiane. L’obiettivo di raggiungere Trieste era stato assegnato al generale Creery, comandante della 2a divisione corazzata neozelandese, la quale nel pomeriggio dello stesso giorno era già arrivata a Monfalcone. Solamente nel tardo pomeriggio del 30 aprile 1945 una pattuglia americana comandata dal capitano Edwin Underwood, in ricognizione lungo la statale 53 che da Fontaniva porta a Castelfranco Veneto, si trovò di fronte a un corteo funebre composto da alcuni carri coperti da lenzuola.

La pattuglia americana apprese da alcuni civili che il giorno precedente oltre 100 civili erano stati indiscriminatamente uccisi da truppe delle SS in ripiegamento dal fronte, comandate dal generale Fritz Polack. Il capitano della pattuglia americana Underwood redasse un rapporto per il comandante della 34a divisione, generale Boltè, sempre fermo a Fontaniva in attesa di superare il fiume Brenta.

Nel prossimo numero di Il Popolo Veneto verrà pubblicato tale rapporto, datato 19 giugno 1945, tenuto nascosto per oltre 50 anni nel famoso “Armadio della vergogna” con le ante rivolte verso il muro a Roma, Palazzo Cesio, sede dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano.

Il giornalista Franco Giustolisi cercando della documentazione su Kappler e Priebke, responsabili dell’uccisione di 336 vittime alle Fosse Ardeatine a Roma (mettere Link articolo di aprile 2024), scoprì la presenza di 695 fascicoli di eccidi nazisti tra i quali quello di Castello di Godego, riportato però sotto il nome di Sant’Anna Morosina (frazione di San Giorgio in Bosco), luogo da dove ebbe inizio la rappresaglia conclusa poi a Castello di Godego.

Nella foto: il responsabile dell’eccidio di Castello di Godego, generale Fritz Polack.

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