L’alfabeto di antichi ideali: tra poesia e meditazioni per orientarsi nel caos

Se dovessimo scrivere, per sollecitazione di muse perverse, un pensiero sulla situazione geopolitica e soprattutto bellica attuale, non sapremmo neppure come iniziare, anche se siamo tutti grafomani e brilliamo sui social con le nostre trovate. Personalmente mi sentirei imbarazzata: qualsiasi incipit apparirebbe banale, qualsiasi affermazione sproporzionata di fronte alla disumanità salita ormai a quote impensabili con ricaduta risuonante nelle viscere dell’inferno.

E allora sfuggendo dalle immagini di morti bambine, case sventrate, affetti e cose perdute nel dilagare di un dolore cosmico oltre ogni misura, cerco di non lasciarmi prendere da una forma di autodifesa glissante nell’indifferenza, di non lasciarmi andare al qualunquismo: da sempre così è la guerra, né di invocare i corsi e i ricorsi vichiani o altre soluzioni di chi più ne ha più ne metta, ma di rieducarmi ad una postura interiore resistente ai precedenti proclami, di riaffermare la mia appartenenza all’umana specie e in primis alla famiglia, agli amici, al gruppo di lavoro, alle associazioni riattivando i valori del proprio vissuto quali la solidarietà, l’impegno allargato alla riflessione alla discussione non distruttiva, ma basata sullo  spirito critico, il confronto, sul ricupero della memoria, la passione per la natura nei suoi armoniosi cicli stagionali, motivo di speranza nostra vela per il futuro. Sarà un modo per far barriera insieme rivitalizzati, contro un mondo stravolto dall’azzeramento di ogni sacro principio del diritto. Tutto questo, rafforzato dal rapporto con gli altri, si trasforma in una bussola di salvataggio con cui si può riprendere rotta ancora. In tale stato interiore si riacutizza l’amore per le minute cose che segnano il nostro percorso, oggetti parlanti, memorie di vita che ritrovo quale spirito francescano nei bei versi di Anna Ventura. Immersa in questa operazione, mi accompagna una voce, un rumore un movimento che mi gira intorno e dentro, diviene profetico annuncio del delirio dilagato ora intorno a noi. Suono che nelle ore del giorno muta in parola scritta tra quelle belle pagine ritornate alla memoria, della conversazione di Marzio Breda con Andrea Zanzotto, 2009: C’è un volano infernale che gira/ed esaspera una certa idea di onnipotenza/una rivoluzione che invade i pensieri/e che inquieta e alla quale bisogna/opporre resistenza…

Affermazione del solighese che viene riconfermata con convinzione ora dal nostro presidente Sergio Mattarella. Siamo nel vivo di in questo progresso scorsoio, vangelo laico dove il poeta-profeta percepisce una situazione già allora inquietante ora devastante e massacrante, mettendo in discussione il progresso con tutto il suo carico di negatività: consumismo, distruzione dissennata del paesaggio con effetti sull’ecosistema già messo alla prova da mutamenti climatici avvertiti ora esplosi nella loro pienezza distruttiva. per non parlare poi della globalizzazione. E questo con una caduta di valori quali l’appartenenza anche ad un linguaggio comune, il dialetto stesso, scrigno di memorie, tradizioni, uguali radici trasmesso nella forma prima dal latte materno; quale il Sacro archetipo fondante di ogni società. Zanzotto ne parlava allora anche su Rai 3 per sollecitare alla riflessione, alla resistenza contro la negatività: un modo per fare formazione a viva voce con competenza, misura oltre i social e il Web, per attizzare il fuoco di ideali spenti. Affidava il compito educativo alla poesia, quella lingua pentecostale compresa da tutti, che riconquistava il Sacro attraverso il linguaggio poetico proposto per un mondo rinnovato capace di salvare dal delirio ora bellico la nostra smarrita umanità. Insiste su questo tipo di operazione la voce di Massimo Recalcati che annuncia una scuola di formazione alla vita, alla pace, officina di scrittura educativa, allenamento all’amore, alla fratellanza, allo star insieme nel bene per vincere questo infernale vissuto basato sulla passione per l’odio oggi ovunque diffusa in micro macroscopiche avventure inspiegabili razionalmente, cioè la distruzione dell’altro pianificata, finalizzata. Fenomeno che va oltre alla semplice aggressività impulsiva tipicamente umana. E qui non è cosa buona chiederci il perché di questa distruzione bellica perché potrebbe deludere troppo la scoperta della vera causa di tante troppe vittime innocenti. Basta aprire i giornali.

Si parla qui solo di resistenza, ricerca di forme mentali psicologiche per opporci all’indifferenza, al qualunquismo nel ricupero di un atteggiamento comune-barriera allo stato attuale. E per trovare altri incentivi a questa ricomposta umanità, così sfregiata, vago nei poemi omerici, opere di grande civiltà, e vi risento quale conforto la tenerezza di Ettore prima del fatale duello con Achille, verso la sua Andromaca, il figlioletto, il padre, la sua Troia. Risento la nobile preghiera di Priamo per avere il corpo del figlio e tale è la pietas dell’ora che Achille stesso si commuove. Ecco questo tipo di umanità, per citare solo un minimo episodio, dovrebbe far scuola per una nuova passione: la salvaguardia del genere umano nella sua sostanza positiva contrastando decisamente la crescente ferocia attuale. Bisogna quindi ritornare ai libri, alla cultura, alla scrittura per la riscoperta dell’alfabeto di antichi ideali su cui esercitarsi quotidianamente in righe scritte ripetutamente.

In tale nuova alleanza si potranno spargere pollini di vita nuova per una rinata fioritura nello smarrimento globale.

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