La rabbia: un libro aiuta a comprendere un elemento distintivo dell’attuale società

Recentemente ho letto un libro che ha dato molte risposte ai comportamenti messi in atto dall’attuale società, dominata dalla rabbia. Si tratta della Modernità esplosiva (Einaudi, 2025), scritto dalla sociologa Eva Illouz che, con tale definizione, scalza completamente la diffusa metafora della “liquidità”, creata da Zygmunt Bauman nel volume Modernità liquida (Laterza, 2000).

In quest’ultimo quarto di secolo, con l’avanzare galoppante della globalizzazione, abbiamo assistito ad una progressiva liquefazione delle consuete “strutture solide”: posto fisso, stato-nazione, famiglia tradizionale, sentimento religioso, legami e identità si sono continuamente sgretolati e riformati, dissolvendo ogni certezza. Ne è derivata una condizione di precarietà, di disorientamento, estesa ben oltre l’aspetto economico sino a minare la sfera esistenziale, in quanto la libertà di scelta si è rivelata essere solo apparente. Algoritmi, marketing, striscianti e seducenti pressioni sociali, hanno condotto a progressive crisi individuali e collettive, accentuando il senso di colpa tra le persone che, costrette a crearsi il proprio futuro, si sono assunte la responsabilità della riuscita o del fallimento del loro operato. In tale clima di stress costante, di ansia diffusa per il timore di non essere all’altezza della situazione, il senso di esclusione ha oberato le coscienze. Isolamento e incomunicabilità sembravano, pertanto, contraddistinguere l’intera società, confermando, con parole di Octavio Paz, che la “solitudine è il fondo ultimo della condizione umana”.  

Oggi non è più così, o almeno non del tutto. È sufficiente osservare le reazioni aggressive delle persone, comprese quelle ritenute pacifiche, per rendersene conto. Ingiurie ed espressioni coprolaliche si riversano in conversazioni amichevoli, in reazioni violente di fronte a situazioni che sfuggono al controllo o che non sono conformi alle aspettative. Non si contano le aggressioni ai medici del Pronto Soccorso, agli insegnanti, ai ferrovieri, ai rappresentanti delle pubbliche strutture in toto. Per non parlare delle calunnie che corrono sui social, capaci di annientare reputazioni, in una sorta di democratizzazione della crudeltà. Da qui il diffuso turbamento che offusca la razionalità, l’ignominia orizzontale divenuta merce emozionale o “emodity” (da: emotional e commodity). A tale proposito, Eva Illouz osserva: “la vergogna non è solo l’emozione di quanti deviano da una norma stabilita […], ma può essere sentita anche da chi semplicemente non corrisponde a quello che viene considerato uno standard sociale (ad esempio, le persone in sovrappeso) e, cosa ancora più sorprendente, da chi è vittima acclarata della violenza altrui”.

La minima difficoltà innalza i livelli di adrenalina, innescando un comportamento d’ira verso le istituzioni, inadeguate a procurare posti di lavoro, a sanare malattie e disagi fisici, a risolvere situazioni di assoluta instabilità, negando orizzonti di speranza. Nel rilevare la generale frustrazione nei confronti di un’ingiustizia strutturale, la studiosa osserva: “Quando l’ira si diffonde così rapidamente in un gruppo di persone è perché esprime la percezione che un codice morale è stato violato nella gestione della cosa pubblica e nel contratto sociale che lega i cittadini alle istituzioni che regolano e controllano le loro vite”.

L’eco di un NO, pronunciato con un’unica voce, rimbomba per contrastare il sentimento di esclusione, di libertà apparente, dove l’impotenza e la limitazione contraddistinguono la vita quotidiana. La felicità rimane una promessa, mai consolidata dal sistema che stimola continuamente l’individuo verso obiettivi sempre più ambiziosi per ottenere successo nella carriera lavorativa o per migliorare l’aspetto fisico, o per accumulare esperienze molteplici.  Gli alti livelli di crisi, di precariato, di disuguaglianza derivati da processi istituzionali, culturali ed economici, impediscono, tuttavia, di raggiungere la meta prefissata.

In sostanza, il tradimento della libertà, la dittatura della visibilità, l’umiliazione in Rete costituiscono le principali cause d’innesco della rabbia incontrollata, come ben evidenziato nell’ampio affresco sociologico delle emozioni, indagato da Eva Illouz. Il libro, attraverso esempi letterari e riferimenti storici, tratta in particolare: il sogno americano come motore emozionale della speranza, della delusione e dell’invidia; le emozioni politiche – ira, paura, nostalgia – e il loro ruolo nelle democrazie moderne; l’implosione della sfera intima: vergogna, orgoglio, gelosia, amore, sentimenti plasmati da strutture sociali e dall’industria psicologica. Il tutto mette costantemente in relazione la diffusione di una cultura terapeutica con la mercificazione delle emozioni. Assegna, inoltre, alla promessa di meritocrazia la responsabilità di alimentare frustrazione e rinuncia.

La studiosa assolve l’individuo. Tuttavia, non possono essere tollerati gli eccessi d’irrazionalità, soprattutto quando si concretizzano in manifestazioni violente, anche se provocate. In fondo basterebbe un po’ più di gentilezza per stemperare animosità e per alleggerire situazioni di disordine o di conflitto, proprio come suggerito da Seneca che considera la benevolenza la “suprema tecnologia del potere e della stabilità”, unico vero antidoto alla prepotenza.

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